Come è nato il blog "scillachiese"?

Questo blog nasce dalla fede e devozione che,
questo piccolo gruppo di ragazzi,
ha verso le proprie chiese
e ciò che rappresentano.
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20 agosto 2008

SAN ROCCO: FEDE E DEVOZIONE OLTRE OCEANO


La fede e la devozione verso il Santo di Montpellier, come sappiamo, non ha limiti né confini ed appunto per questo lo Staff di Scillachiese la vuole far conoscere a tutti.
Nell’anno 2005 mi recai in vacanza negli Stati Uniti d’America, presso dei miei parenti scillesi emigrati tantissimi anni fa, anche loro legati da una grande fede verso San Rocco. In questa occasione che venni a conoscenza della presenza di una Chiesa al Santo dedicata nei pressi di una cittadina vicino Port Chester (nota soprattutto per il grande numero di scillesi residenti).

Volli andare subito a visitarla e non nascondo che rivedere addirittura in un altro continente la figura di San Rocco fu davvero emozionante. La Chiesa era di piccole dimensioni ma ben strutturata. All’esterno vi era un piccolo ruscello artificiale sul quale spiccava la figura del Santo attraverso una statua suppongo di gesso.
Appena varcato l’ingresso era possibile notare alla mia sinistra un’ampia navata arricchita da alte vetrate colorate, la navata destra portava invece sino alla statua marmorea del Santo, portata anche in processione durante il periodo di festa. Sull’altare spiccava una frase in inglese “ this is my body + this is my blood”, questo è il mio corpo questo è il mio sangue, subito dietro proseguiva una struttura in legno che mostrava la figura del Signore in croce ed il Tabernacolo dove viene riposta l’Eucarestia.
Possiamo infine evincere che la fede verso Dio e verso i Santi arriva dappertutto e le tradizioni sicuramente contribuiscono a mantenerla viva nel corso dei secoli.
Di seguito delle foto e un piccolo video girato all’interno della Chiesa.



Eugenio



Per i nostri Amici pubblichiamo il video con le foto di Domenica 18 Agosto
Prossimamente potrà essere vissuta la processionr attraverso un nuovo video.



16 agosto 2008

Un bambino del 1990 racconta la ricostruzione della Chiesa di San Rocco

Con questo articolo in ricordo dell'apertura della chiesa di San Rocco iniziamo anche noi i festeggiamenti in onore del nostro Patrono con foto e video dei due giorni più belli dell'anno. Buon Onomastico a tutti i Rocco e le Rocca del mondo! Buona Festa a tutti!


Oh! Come ricordo vivamente gli anni attorno al 1990!
Ero bambino. Per me, la Chiesa di San Rocco era sempre stata un cantiere aperto. Non l'avevo mai vista aperta al culto. Eppure, posso dire di aver respirato a pieni polmoni, fin dalla più tenera infanzia, l'atmosfera raccontataci da Francesco Como, in questo bell'articolo di diciotto anni fa. Oltre a Como stesso, posso dire di conoscere o aver conosciuto solo una parte delle persone da lui citate. "Don" Raimondo Anastasi che ancora ricordo con affetto quando simulava scherzosamente di aggredirmi con la sua stampella. E poi, naturalmente, Francesco Martello, che morirà prematuramente appena tre anni dopo, vero esempio, per me giovinetto, di fede nutrita di solide letture teologiche, filosofiche e storiche e di attaccamento totalmente disinteressato al bene della comunità parrocchiale e civile.
Per non parlare di don Mimmo Marturano, il cardetese dimostratosi nei fatti e con le parole "il primo degli scillesi", vero "deus ex machina" della svolta di metà anni '80 che condurrà all'inaugurazione della Chiesa il 16 agosto 1990 ed al quale auguro con tutto il cuore ancora lunghi decenni di buona salute e di serenità.
Tutta la mia infanzia, infatti, era stata scandita dalle varie tappe del processo di riedificazione del santuario. Dall'appuntamento mensile con la sottoscrizione per il Comitato Ricostruzione. Dalle relazioni sullo stato dell'arte pronunciate da don Mimmo prima della conclusione delle celebrazioni eucaristiche domenicali e festive o lette sul mensile parrocchiale (a proposito: non è bello vederlo rivivere sulla rete internet?!). Ricordo come fosse oggi quel 16 agosto e, prima ancora, la preparazione liturgica che, insieme con gli altri ministranti del tempo, affrontai con l'Arciprete per non demeritare il ruolo di "candeliere" di quella storica celebrazione eucaristica di dedicazione della Chiesa, che mi ero "guadagnato".
Ricordo perfettamente quella sensazione d'incredulità. Quel guardare e riguardare l'esterno e l'interno della Chiesa come di fronte a qualcosa di "magico", di "irreale" che diventava "reale".
Forse gli adulti e gli anziani del tempo, che pure ebbero il merito storico di ottenere quello straordinario risultato, oltre ai giovanissimi di oggi, non possono comprendere l'emozione che si prova a vedere edificato un luogo che tu già sai far parte della tua fede, della tua identità familiare, parrocchiale e cittadina e della tua cultura, ma che non hai MAI visto prima...
Amo i ricordi. Meno, la nostalgia.
Ma non posso non auspicare il ritorno di quell'eccezionale spirito di comunione e di solidarietà fraterna, di capacità di porsi un obiettivo storico comune e di tenacia nel perseguirlo che fece realizzare al popolo di questa piccola città, sparso per i cinque continenti, cose tanto grandi che difficilmente si sarebbe trovato qualcuno disposto a scommetterci.
Viva San Rocco! Viva la vera scillesità!

Giovanni Panuccio
http://giovannipanuccio.blogspot.com/

Articoli correlati in Scillachiese:
W Santarroccheddu;
"LA GRATITUDINE DA CONSERVARE PER TANTA BUONA GENTE";
"LA STATUA MARMOREA DI SAN ROCCO";
San Rocco : Un Santo per Amico.

Articoli correlati in siti amici:
SAN ROCCO DI MONTPELLIER "L'EROE DELLA CARITà", tratto da madonnamonasterace.blogspot.com.

09 agosto 2008

"LA GRATITUDINE DA CONSERVARE PER TANTA BUONA GENTE"


Nel settembre del 1973, in occasione di un viaggio in U.S.A. per motivi familiari, in un incontro con un gruppo di scillesi in Port Chester durante un “Given” in mio onore, espressi l’idea di costituire un comitato per la ricostruzione della chiesa di San Rocco danneggiata durante l’ultimo conflitto mondiale dai bombardamenti. L’idea fu recepita e, seduta stante, fu nominato presidente il compianto Nino Varbaro. Nel maggio del 1974 anche a Scilla si costituiva un comitato per lo stesso scopo, presidente l’arciprete del tempo don Andrea Cassone ed il sindaco del tempo prof. Giuseppe Vita, vice-presidenti Francesco Como ed Epifanio Bellantoni, cassiere Raimondo Anastasi e segretario Francesco Martello. Il compito del comitato era quello di affiancare e dare massima collaborazione all’ufficio tecnico della Curia Arcivescovile oltre a fare pressioni politiche per ottenere i relativi finanziamenti e superare le difficoltà burocratiche presso gli uffici statali (Genio Civile, Provveditorato per le Opere Pubbliche, Ministero dei Lavori Pubblici). Da allora fino ad oggi questo Comitato ha egregiamente svolto il suo ruolo, tenendo i contatti con il comitato americano e gli altri comitati costituitisi subito dopo in Canada e in Australia. La Chiesa di San Rocco che durante l’ultima guerra mondiale era stata seriamente danneggiata, abbisognava di interventi finalizzati al suo recupero; a tale scopo l’arciprete mons. Santo Bergamo aveva presentato una domanda di risarcimento per danni di guerra tramite l’ufficio tecnico della Curia (1953) con una perizia che calcolava l’importo necessario in 10.000 lire del tempo. Successivamente tale somma, insufficiente per la realizzazione dell’opera, venne elevata nel 1976 a lire 68 milioni da parte del Genio Civile, dietro un sopralluogo effettuato che aveva permesso di constatare l’aggravamento dei danni per il trascorrere del tempo. L’anno successivo (1977) l’arcivescovo mons. Ferro proponeva lo storno di fondi di altre chiese della diocesi per l’importo di 37 milioni, elevando la disponibilità complessiva a 105 milioni. Sulla base di tale disponibilità l’arch. Santelia, incaricato dalla Curia Arcivescovile, redigeva un progetto di ricostruzione per i lavori necessari. Purtroppo detto progetto non otteneva il consenso da parte del comitato per l’arte sacra della diocesi né dal comitato-ricostruzione di Scilla (1978). Quel progetto seguito l’iter burocratico per l’approvazione nella Pontificia Commissione di Arte Sacra di Roma, della Soprintendenza per i beni culturali di Cosenza e del Provveditorato Opere Pubbliche di Catanzaro, venne approvato il 1 agosto 1979. Successivamente, a causa dei sensibili aumenti dei materiali e della mano d’opera, la somma prevista diveniva insufficiente per cui si richiedeva un aggiornamento dei prezzi, fino a raggiungere la somma complessiva di oltre 453 milioni. Poiché il Provveditorato alle Opere Pubbliche di Catanzaro non disponeva della somma in bilancio, veniva redatta una perizia di un primo lotto per 274 milioni approvata il 19 marzo 1980. Terminata la fase burocratica i lavori venivano affidati dalla Curia Arcivescovile all’impresa Pizzonia che dava inizio ai lavori in data 8 luglio 1980. Il resto è storia recente: l’impresa Pizzonia, purtroppo, ha dovuto rescindere il contratto per difficoltà di natura economica ed i tempi di realizzazione, previsti in 24/36 mesi cominciarono ad allungarsi oltre ogni logica previsione. L’arrivo di don Mimmo Marturano, il lancio della sottoscrizione popolare, i contatti riallacciati con i comitati esteri e gli uffici statali, la divulgazione di tutte le iniziative assunte a mezzo del periodico parrocchiale, la generosità della gente dimostravano giorno dopo giorno la possibilità di giungere finalmente all’agognata meta. A questo punto è doveroso ringraziare, per l’interessamento e per le cure sollecite dimostrate, in primo luogo Sua Eccellenza mons. Ferro ed il suo successore mons. Sorrentino; un pari elogio ed analogo ringraziamento ai componenti l’Ufficio Tecnico della Curia Arcivescovile: mons. Crea, il compianto d. Rosario Caratozzolo, mons. Caruso ed il signor Albanese. Un particolare grazie al geom. Camillo Fava ed al sig. Giuseppe Bombara per l’attenzione prestata al progetto in ogni fase di esame presso gli uffici del Genio Civile. Occorre poi sottolineare la sensibilità dimostrata dai responsabili della Soprintendenza ai Beni Culturali di Cosenza come pure la fattiva collaborazione dell’on. Franco Bova, che ha portato alla concessione di un primo finanziamento di 274 milioni (marzo 1979) e dell’on. Mario Tassone per il finanziamento del secondo lotto per l’importo di 140 milioni (giugno 1985). Né si può tralasciare di ribadire la squisita sensibilità degli scillesi d’America a d’Australia, grazie ai quali l’iniziativa ebbe il suo avvio ed il felice coronamento. Ai sacerdoti che si sono succeduti dal 1976 a tutt’oggi nella parrocchia – don Andrea Cassone, don Pietro Scopelliti, i PP. Barnabiti, don Pippo Curatola e, più ancora, don Mimmo Marturano per la sua tenacia. Ad opera conclusa si può dire che il nuovo tempio di San Rocco è, come nei tempi antichi, opera della collettività scillese e degli uomini di Calabria.

Prof. Francesco Como
(articolo tratto dal numero speciale di “Insieme costruiamo la comunità”, mensile della comunità cristiana di Scilla dal 1983 al 2003, pubblicato in occasione della riapertura al culto della Chiesa di San Rocco il 16 agosto 1990)

03 agosto 2008

"LA STATUA MARMOREA DI SAN ROCCO"

Tante sono le opere d’arte che ornano le nostre bellissime chiese. Fra queste, senza dubbio, la più prestigiosa è la statua marmorea raffigurante San Rocco che sovrasta il maestoso altare maggiore dell’omonima chiesa. E’ tale in virtù del suo inestimabile valore artistico-culturale ed ovviamente affettivo. Intorno ad Essa ruotano diverse leggende che spesso si intrecciano con la storia reale. L’importanza artistico-culturale deriva innanzitutto dall’epoca a cui risale – tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo - in secondo luogo dalla sua città di provenienza - Venezia - ed infine dalla sua pregevole fattura. La statua marmorea di San Rocco fu la prima effige raffigurante il Santo pellegrino che ebbe Scilla. Il periodo a cavallo tra la fine del ’400 e l’inizio del ’500 vide la terra di Calabria ed in particolar modo il Reggino, devastata dal morbo della peste. Scilla miracolosamente ne uscì indenne (come avvenne del resto anche nei secoli successivi) e i marinai scillesi che intrattenevano rapporti commerciali con Venezia vennero a conoscenza dell’esistenza di un Santo protettore contro la peste i cui resti mortali erano conservati proprio nella città veneta. Riconoscendo allora la particolare protezione esercitata da San Rocco nei confronti della loro città, gli scillesi decisero di introdurre il culto al Santo Pellegrino, elevandolo a patrono della città, in luogo di San Giorgio che lo era stato fino a quel momento e che ancor oggi dà il nome al quartiere principale della città. Grazie agli intensi rapporti con i veneziani, dovuti appunto all’attività commerciale, gli scillesi chiesero ed ottennero due reliquie del Santo tuttora conservate presso la sua chiesa, e portarono una bellissima scultura marmorea che lo raffigurava, di stile bizantino-veneziano. La statua poggia su un bassorilievo ad ornato ed entrambi sono di marmo pario greco a grana finissima. La statua è ad altezza naturale. Con la mano destra sorregge il bastone, mentre con la sinistra indica la piaga sanguinante. L’interno della tunica è dipinto di un verde intenso così come gli orli, mentre i capelli sono dorati. Alla sua sinistra è scolpito un angioletto che mostra il segno del morbo pestifero (il cane con il pane in bocca sarà rappresentato solo in epoca più recente) ed indossa una graziosa tunica con gli orli dorati così come dorati sono anche i suoi lunghi capelli. Della presenza di questa statua troviamo traccia tra gli scritti relativi alla prima visita pastorale di mons. Annibale D’Afflitto del 1594 durante la quale, tra le altre cose, visitava la chiesa di San Rocco con relativa confraternita. Scilla inoltre è l’unica città della vasta arcidiocesi Reggina-Bovese a possedere una statua di marmo raffigurante San Rocco, statua che non è presente neanche nei centri rientranti nella competenza di altre diocesi dove è particolarmente sentito il culto al Santo Romeo, come Palmi, Gioiosa Jonica, Acquaro o Cittannova. Attorno al suo arrivo a Scilla ruotano diverse leggende. Secondo una di queste, la statua venne portata insieme con quella sempre marmorea raffigurante l’Immacolata, e dopo aver collocato quest’ultima nel rione superiore (attuale chiesa di San Rocco ) e San Rocco in quello inferiore (attuale chiesa Matrice), li videro l’indomani in posizione invertita. Senza scoraggiarsi spostarono nuovamente le due statue per ben tre volte, ma dopo il terzo giorno, con stupore, capirono che San Rocco voleva rimanere nel quartiere alto, mentre l’Immacolata in piazza Matrice, ossia il punto di mezzo del Paese. Un’altra leggenda narra che, mentre trasportavano la statua, arrivati all’altezza dell’attuale tabacchino in piazza San Rocco, cadde il bastone (tutt’oggi il bastone della statua è in legno perché manca quello in marmo) ed in quel punto crebbe un grandissimo albero. Era talmente maestoso e verdeggiante che portava ombra al palazzo alle sue spalle di proprietà della famiglia Cimino la quale - infastidita dall’ombra - decise di tagliarlo. Sempre secondo la leggenda tutti i componenti di questa famiglia caddero in disgrazia e scomparvero da Scilla. Infine, un’altra legenda, che si intreccia però con la storia, è quella secondo la quale inizialmente la statua veniva portata in processione per le vie del paese. Questa tesi è suffragata dall’usura del piede sinistro causata dalle carezze dei fedeli. Sarebbe stato impossibile levigare il marmo se la statua fosse sempre stata collocata sull’altare maggiore… Scilla, come si può notare, ha sempre avuto un intenso legame con il nostro amato Patrono ed è davvero triste vedere l’agonia materiale e spirituale in cui versa la nostra amata Chiesa patronale. Ma la cosa che più d’ogni altra mi reca sofferenza è il silenzio e l’indifferenza di moltissimi scillesi, grazie anche al sacrificio dei quali è stato possibile ricostruire il nostro bellissimo Santuario. Spero che, anche grazie a queste brevi righe, si possano svegliare le coscienze e si possa riuscire a salvare quello che ormai è destinato alla distruzione.

Rocco Panuccio

31 luglio 2008

San Rocco : Un Santo per Amico

In questi giorni, ognuno di noi si prepara, a suo modo, a rivivere l'attesa Festa di San Rocco.
Senza fare retorica, credo che ogni scillese - ovunque si trovi nel mondo - con l'animo ritorna a Scilla. Non solo chi è partito tanti anni fa, ma anche le nuove generazioni che sono nate e cresciute in terre lontane e che dai familiari hanno appreso l'amicizia fedele che li lega a San Rocco.
Questo si può notare dalla presenza costante d'emigrati che in occasione della festa ritornano a Scilla. Questo legame che gli emigrati hanno con Scilla non è solo apparente ma sostanziale. Tutti sanno che - sia in passato che di recente - quando "il paese" ha avuto "bisogno", il loro cuore, e non solo, è stato sempre presente. San Rocco con la sua vita c'insegna che ognuno di noi per amore di Dio deve farsi carico del prossimo, non solo a parole ma soprattutto con i gesti e con la "Carità". La Carità per San Rocco divenne il centro della sua esistenza. Nel prossimo - malato, povero, oppresso, ecc. - Egli vedeva Cristo. Per questo abbandonò la sua vita e tutti i suoi averi per poter servire Cristo nel bisognoso.
Noi di certo non siamo degni di paragonare la nostra vita con quella di un gran Santo come il nostro Patrono, ma la sua amicizia ci ha indotto a costruire opere di carità sia nel nostro paese che nel mondo.
Basti ricordare l'ospedale "Scillesi d'America", fondato con il decisivo contributo dei nostri concittadini emigrati i quali - non dimenticando il loro paese - hanno voluto donare allo stesso una così importante opera d'assistenza.
Oggi purtroppo sembra che tutti abbiano dimenticato tutto questo. In special modo chi è competente cerca di sminuire la grande importanza che l'ospedale riveste per Scilla e per il suo circondario e fa poco o nulla per scongiurarne il rischio di chiusura.
La Casa della Carità, fiore all'occhiello di Scilla - anch'essa frutto della carità degli scillesi e del suo fondatore che donò la sua abitazione per far nascere quest'opera - è stata sostenuta fino a pochi anni fa da innumerevoli volontari e dall'aiuto di molti.
Molte sono state le opere verso i bisognosi di diverse parti del mondo. In questi ultimi decenni, attraverso la conoscenza di padri missionari e no come Padre Mario Pesce, Padre Erminio Arbitrio (d'origine scillese), il ruandese Don Afrodis (collaboratore, fra il novembre 2002 e il settembre 2003, dell'amministratore della nostra Parrocchia) e tanti altri, abbiamo aiutato famiglie bisognose o comunità disagiate ecc.
Infine, la chiesa di San Rocco che - come scritto nell'epigrafe - è il "simbolo plastico dell'unità degli scillesi di tutte le generazioni". Ricordo una frase del nostro amato Don Mimmo che, in un'omelia, per descrivere la generosità degli scillesi, disse che per scrivere tutti i nomi di coloro i quali contribuirono al restauro della chiesa non sarebbero bastati né i muri né il pavimento.
Finisco ricordando a tutti noi che, pur nelle difficoltà, l'antica amicizia che ci lega al nostro Patrono non deve venir meno mai!
La giornata dedicata agli emigrati, nell'ambito della Festa patronale, è stata, purtroppo, soppressa da qualche anno. Lo stesso vale per tante altre iniziative. Spero che ognuno di noi, consapevole della ricchezza delle nostre esperienze, continui ad operare nel senso dell'amicizia e della solidarietà. Accogliendo gli amici emigrati e contribuendo alle opere di carità. E che l'amicizia che abbiamo verso San Rocco, insieme con la Fede nel Signore che San Rocco stesso c'insegna ad avere ogni giorno, non venga mai meno!
Buona Festa a tutti!
Costantino

29 giugno 2008

San Rocco inizia la Festa

Questa Domenica iniziano le Domeniche in preparazione alla Festa di San Rocco. Tutti aspettiamo che le porte della cappella che per un anno, ha custodito la n.s. Venerata Statua si aprano e tutti insieme possiamo rivivere quell'emozione che proviamo nel rivedere un amico al quale ci lega l'amore di Cristo. Tutti accompagneremo la statua in chiesa con il cuore pieno di gioia e di emozione. Quest'anno quest'evento è ritornato nella TRADIZIONE, cioè di domenica non il sabato. Speriamo che queste domeniche in preparazione all'attesa Festa del n.s. Patrono siano ricche di momenti di fede. Noi tutti affidiamoci al n.s. Protettore affinché la sua amicizia ci guidi per il giusto cammino.



“ SANTA ROCCU U PRUTITTURI “

Ogni annu o bona genti, puntuali ndi ncuntramu,
nta sta chiazza tutti allegri, cu sta festa ndi scialamu.
Cu a scasa e cu a nginocchiu, a Santa Roccu ndi priamu,
se campamu l’annu chi veni, sempri cca mi ndi ritruvamu.

O Beatu Santa Roccu chi ra Francia Tu vinisti,
pi li poveri e li malati, ogni mumentu tu priasti.
Paisani e furisteri, chi i luntanu vui viniti,
e cu tanta cuntittizza, a Santa Roccu vui lurati.

Santa Roccu ra Gran Putenza, siti chinu ri bontà,
ogni annu cu primura, tanta genti veni cca.
Ma veni cca nti Tia, chi pi tutti si tantu bonu,
purtamu an processioni, Santa Roccu lu patronu.

Simu allegri e assai cuntenti, chi priparunu a To festa,
candu nesci ra To Cresia, tutta a genti e dda ca spetta.
Priparandu i Triunfinu, e lu focu i mezzanotti,
a Scilla cca nti nui, rriva genti i tutti i parti.

Sintiti bona Genti, ieu chi vi vosi riri,
pi Scilla e furisteri, sta canzuni vosi cantari.
Ma prima mi finisciu, u cori ieu mi toccu,
grirati assiemi a mia, EVVIVA SANTA ROCCU !!!

SALVATORE BRIGANTI

Le foto dell'uscita di San Rocco 2008






AVVERTENZA: La colonna sonora del video - costituita dalla marcia "Parata d'Eroi" eseguita dalla Banda "Città di Scilla" - è stata aggiunta in fase di montaggio dal WebmasterScillachiese in quanto - fin dall'ormai lontano 2004 - le autorità parrocchiali subentrate l'anno prima non ritengono necessaria la presenza della Banda nelle tradizionali cerimonie di Esposizione e Riposizione della venerata statua di San Rocco. (lo staff di Scillachiese)

06 maggio 2008

Gli Scillesi e San Rocco, un rapporto davvero Speciale

A Scilla la devozione verso San Rocco ha origini antichissime. Alcune testimonianze, affermano che nei momenti di difficoltà, gli scillesi si sono sempre affidati all’intercessione del loro Santo Patrono con fede e devozione. A tal proposito voglio raccontare un episodio di grande devozione verso San Rocco. Nel 1939 mio nonno, Salvatore Briganti, venne chiamato in guerra e vi rimase per sei lunghi anni. Da quello che racconta mia nonna Pasqualina, sua sposa, quando il nonno partì, lasciò lei e il loro primogenito Giuseppe, che allora aveva appena tre mesi. Nell’arco di questi sei anni, il nonno fu prigioniero in Egitto, Marocco e poi in Inghilterra. L’unico mezzo di comunicazione che lo legava a mia nonna, erano le lettere. Quand’era in Egitto, il nonno mandò una lettera a casa, nella quale, pur essendo in prigionia, rassicurava mia nonna sulle sue condizioni di salute e chiedeva di avere inviato un pacco con degli indumenti nuovi per potersi vestire. Subito la nonna lo mandò. Dopo di ciò, per circa un anno, nonna Pasqualina non ricevette nessuna notizia del nonno, ed ormai si era rassegnata all’idea che fosse caduto in prigionia. Ma un bel giorno, un signore, bussò alla sua porta, portandogli una lettera. Era il nonno che scriveva, rassicurando la nonna ed informandola che era stato trasferito in Marocco e che il pacco richiesto non lo aveva ricevuto. La permanenza in Marocco durò circa tre anni, fino a quando nel 1944 venne nuovamente trasferito, questa volta in Inghilterra.
Qui i soldati erano impegnati a svolgere diversi lavori e mio nonno venne messo a lavorare la seta. Nel tempo libero sentì il bisogno di creare “un’opera d’arte”, se così la possiamo considerare ! Al termine della guerra, quest’opera il nonno la portò a casa con se. Era il novembre del 1945 e al suo arrivo, come racconta la nonna, aveva sotto braccio un pacco all’interno del quale era avvolto un bellissimo quadro con raffigurata l’immagine di San Rocco. Nonno Salvatore, nel raccontare tutti gli episodi della guerra e degli anni di prigionia, affermò che proprio nei momenti di maggiore difficoltà, sentì il bisogno di avere tra le mani qualcosa che lo avvicinasse al Santo di Momptellier, e non possedendo sue immagini, con della seta creò un bellissimo quadro che raffigurava la bellissima statua che Scilla possiede, quadro che tuttora è appeso nella camera di mia nonna. Ciò a testimonianza della grande devozione che da tempo immemorabile, il popolo scillese ha nei confronti di San Rocco, una figura esemplare, importante e rilevante per la vita di ognuno di noi.


Salvatore Briganti