Come è nato il blog "scillachiese"?

Questo blog nasce dalla fede e devozione che,
questo piccolo gruppo di ragazzi,
ha verso le proprie chiese
e ciò che rappresentano.
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24 novembre 2008

"QUESTA NOTTE SARA' NATALE"

Iniziativa in memoria della piccola Natalia Scarfone

Antonio Pirrotta ci scrive:


Giorno 30 novembre alle ore 18,00 presso il salone parrocchiale di Scilla, vi sarà la presentazione del libro in memoria di Natalia Scarfone.
"QUESTA NOTTE SARA' NATALE"
Certi della vostra partecipazione,
vi aspettiamo.

Antonio Pirrotta
info@scillaweb.com

05 novembre 2008

“ OPERE IN MARMO, EMBLEMA DI RICCHEZZA E PRESTIGIO ”

In passato, il benessere ed il prestigio di un popolo si vedevano anche dal fasto con il quale le Chiese erano ornate. Elemento fondamentale, in questo senso, era l’utilizzo del marmo come materiale di abbellimento. L’importanza del marmo come elemento di prestigio si nota ammirando tutte le chiese che hanno gli altari in gesso dipinti come se fossero composti da pannelli marmorei per ostentare la bellezza di questo pregiato minerale attraverso tecniche pittoriche. Le chiese di Scilla hanno quasi tutte altari in marmo di diversi stili artistici. La chiesa di Porto Salvo e quella di San Giuseppe posseggono l’Altare maggiore in marmo bianco. Dalle linee architettoniche settecentesche, quindi lineari, questi altari posseggono però elementi decorativi in bassorilievo molto interessanti. Nella Chiesa Matrice, con i lavori di abbellimento artistico, è stato ricomposto un altare nella cappella del Santissimo. Quest’ultimo, che è formato interamente da marmi antichi restaurati, colpisce per la bellezza del tabernacolo. In esso, infatti, è scolpita una testa di cherubino che sovrasta un baldacchino sormontato da una corona. La chiesa di San Rocco possiede un altare di stile neoclassico figlio dell’epoca di realizzazione (1872) che colpisce per la varietà di marmi e per il tabernacolo composto da un timpano con cornice in marmo bianco sorretto da quattro colonnette con capitello corinzio. Infine l’altare della chiesa dello Spirito Santo è un gioiello dell’arte barocca che fa da cornice alla bellissima tela raffigurante la discesa dello Spirito Santo sulla Vergine e gli Apostoli (F. Celebrano, 1799). La cosa che colpisce di più, però, è la grande varietà di marmi utilizzati. Basti pensare che solo per realizzare l’altare della chiesa dello Spirito Santo ne sono state utilizzate oltre dieci varietà differenti! Il marmo immancabile per ogni nostra chiesa è però il bianco di Carrara. L’utilizzo di questi marmi pregiati è dovuto al commercio sul quale si fondava l’economia scillese. Il Canonico Giovanni Minasi scrive ad esempio che le imbarcazioni tornavano a Scilla dai viaggi commerciali piene di marmi preziosi e di dipinti di valore. Altro elemento di prestigio per le chiese era la presenza di sculture marmoree. Noi ne possediamo sia intere che frammenti. Quelle intere sono:

1) la statua della Vergine Immacolata; 2) l’angelo che è posto a fianco della stessa; 3) il busto raffigurante San Pietro Apostolo; 4) la statua raffigurante San Rocco; 5) un busto di piccole dimensioni raffigurante Sant’Antonio da Padova; 6) una Vergine con Bambino seduta, di dimensioni ridotte. L’elenco di opere marmoree (altari e statue) sarebbe potuto essere molto più lungo se non ci fossero stati i terremoti e – soprattutto - se non si fosse distrutta la Chiesa Matrice per ricostruirla ex novo. Con Don Mimmo si era iniziato un lavoro di recupero. E’ stato lui infatti a voler restaurare la statua dell’Immacolata collocandola all’interno della chiesa salvandola così da “morte” sicura. E’ necessario però riprendere al più presto questo andazzo, per evitare di commettere nuovamente errori gravissimi come quello di averci impedito per sempre di poter ammirare la Chiesa Matrice così com’era quando venne considerata la più bella dell’intera Arcidiocesi compresa la stessa Cattedrale!


Rocco Panuccio

07 ottobre 2008

Solennità della B.V. del Rosario, Regina delle Vittorie.


La devozione del 7 ottobre alla Vergine Maria si deve a un fatto storico ben preciso: la vittoria che i cristiani riportarono sull’Impero Ottomano nel 1571. La Vergine, infatti, nei primi secoli di questa tradizione, veniva invocata come Regina delle Vittorie. Ancora oggi, invocando la Madonna del Rosario, viene ricordata anche con questo titolo.
Questa vittoria fu determinate affinché l’Europa rimanesse cristiana; la Spagna e la Sicilia e altre zone d’Italia ritornassero cattoliche e finissero le scorrerie dei turchi.
Il detto, ancor oggi in uso, “ti cumbinasti comu e santi i Rriggiu”, fa memoria di una scorreria saracena che interessò Reggio, accompagnandosi alla distruzione di tutte le chiese e delle statue, rese a brandelli. Questo detto, a distanza di secoli, ricorda la persistenza - anche se ormai, in gran parte, inconsapevole - della memoria di quest'evento sconvolgente.
Dobbiamo dire che il culto alla Vergine del Rosario, con la diffusione della stessa recita di quest'ultimo, si deve a San Domenico il quale, durante un'apparizione della Madonna, ricevette il rosario che, da lì a poco, si diffuse in tutto il mondo.
A Scilla, la devozione mariana presente e radicata fin dai primi secoli dell'era cristiana non tralasciò la devozione alla Madonna del Rosario. A Lei fu dedicata una chiesa dove ora è collocata la rosa dei venti in piazza San Rocco(Nella foto nell'angolo in alto a destra). Questa chiesa - riporta il Minasi in uno dei suoi preziosi scritti - era molto bella, arricchita con stucchi del noto decoratore palermitano settecentesco Gianforma. Vi era attiva anche una confraternita dedicata a Maria Ss. del Rosario e detta dei Nobili in quanto era composta in gran parte da esponenti della famiglia Ruffo e da persone a loro vicine. A conferma di ciò, il cardinale Ruffo lasciò in eredità a questa chiesa un bellissimo calice, con custodia. Alla base del calice sta scritta l'intenzione del cardinale di donare il calice alla Confraternita del Rosario. I Ruffo, inoltre, quando fecero costruire la nuova chiesa di San Pancrazio sul castello, dedicarono l’altare maggiore alla Vergine del Rosario, commissionando una grande tela raffigurante, al centro, la Madonna, circondata da riquadri rappresentanti i misteri del Rosario. La preziosa tela si trova attualmente in restauro presso la Soprintendenza ai Beni culturali di Cosenza.
Oggi la devozione a Maria Ss. del Rosario, Regina delle Vittorie, è presente nella chiesa del Carmine dove è custodita una particolare statua della Madonna. L’unica del genere a Scilla, dato che sia la Madonna sia il Bambinello hanno capelli veri. Particolare tipico delle statue vestite, cioè ricoperte con tessuti, anche se questa, per quanto a nostra conoscenza, non è stata mai vestita.
Speriamo che al più presto questa ricorrenza possa essere ricordata come un tempo come ci ha raccomandato di fare chi ci ha preceduto nel cammino sulla Via della Salvezza.




Costantino Alfonzetti

12 settembre 2008

12 settembre: Santissimo Nome di Maria

Oggi 12 settembre a pochi giorni dal giorno dalla natività della Madre di Dio, la Chiesa festeggia, il suo SS nome, Maria.
Forse questo è il nome più comune al mondo, tradotto nella varie lingue, viene dato alle bambine, ed avvolte anche ai bambini come secondo nome. Il nome “Maria” inutile dire oltre al suo significato etimologico, ha assunto il significato, di madre, in quanto Maria è madre di Gesù, e Madre nostra. Oltretutto è doveroso ricordare che il nome Maria/ Miriam è caro anche ai musulmani, in quanto ella è riconosciuta, quale donna perfetta e pura, alla quale viene riservata una devozione del tutto particolare, paragonabile alla nostra devozione. Nella nostra Chiesa Reggina questo giorno, è legato alla Devozione di Maria con il titolo di “ Vergine della Consolazione” Patrona di Reggio e della nostra Diocesi, proprio questa notte, vigilia della traslazione dell’icona di Maria inizia la Veglia all’Eremo. Un tempo gli scillesi in questo giorno nel primo pomeriggio iniziavano il pellegrinaggio verso il santuario (eremo) a piedi, cantando e ballando in onore alla Vergine, al suono di tamburelli. Passata la notte in chiesa accompagnavano la madonna fino in cattedrale, dove avevano luogo gli ultimi balli che esprimevano la gioia di avere Maria come Madre, e la festeggiavano in modo semplice come si usava in quel periodo, con balli e canti, per poi fare ritorno a casa. Oggi la devozione a Maria è rimasta Viva, è cambiata nei modi ma l’attaccamento e la fiducia che il popolo della n.s. diocesi, riserva alla Vergine della Consolazione è immutato.
Questo nome ha diversi significati comunque deriva dall’ebraico Miriam, (riporto in basso qualche significato).

"MAESTRA E SIGNORA DEL MARE"Secondo questa interpretazione il nome di Maria deriverebbe da MOREH (ebr. Maestra-Signora) + YAM (= mare): come Maria, la sorella di Mose`, fu maestra delle donne ebree nel passaggio del Mar Rosso e Maestra nel canto di Vittoria (cf Es 15,20), cosi` "Maria e` la Maestra e la Signora del mare di questo secolo, che Ella ci fa attraversare conducendoci al cielo" (S.Ambrogio, Exhort. ad Virgines)Altri autori antichi che suggeriscono questa interpretazione: Filone, S. Girolamo, S. Epifanio. Questo parallelo tipologico tra Maria sorella di Mose` e Maria, madre di Dio, e` ripreso da Ps. Agostino, che chiama Maria "tympanistria nostra" (Maria sorella di Mose` e la suonatrice di timpano degli Ebrei, Maria SS. e` la tympanistria nostra, cioe` dei Cristiani: il cantico di Mose` del N.T sarebbe il Magnificat, cantato appunto da Maria: questa interpretazione e` sostenuta oggi dal P. Le Deaut, uno dei piu` grandi conoscitori delle letteratura tergumica ed ebraica in genere: secondo questo autore, S. Luca avrebbe fatto volontariamente questo parallelismo.
"ILLUMINATRICE, STELLA DEL MARE"Secondo questa interpretazione il nome di Maria deriverebbe da: prefisso nominale (o participiale) M + 'OR (ebr.= luce) + YAM (= mare): Cosi` S. Gregorio Taumaturgo, S. Isidoro, S. Girolamo (insieme alla precedente)Alcuni autori ritengono che S. Girolamo in realta` non abbia interpretato il nome come "stella del mare", ma come "stilla maris", cioè: goccia del mare. La presenza della radice di "mare" nel nome di Maria, ha suggerito diverse interpretazioni e/paragoni di Maria con il "mare":Pietro di Celles (+1183) Maria = "mare di grazie": di qui Montfort riprende: "Dio Padre ha radunato tutte le acque e le ha chiamate mare, ha radunato tutte le grazie e le ha chiamate Maria" (Vera Devozione, 23).Qohelet 1,7: "tutti i fiumi entrano nel mare"; S. Bonaventura sostiene che tutte le grazie (= tutti i fiumi) che hanno avuto gli angeli, gli apostoli, i martiri, i confessori, le vergini, sono "confluite" in Maria, il mare di grazie.S.Brigida: "ecco perche` il nome di Maria e` soave per gli angeli e terribile per i demoni"-------------Ave maris stella, Dei Mater alma, atque semper virgo, felix coeli porta...Questo inno sembra una meditazione sul nome di Maria, in rapporto a Maria sorella di Mosè: "Ave maris stella" (cf significato 3); "Dei Mater ALMA atque semper virgo": Maria, sorella di Mose`, viene chiamata in Es 2,8, `ALMAH = "vergine" e, etimologicamente "nascosta"; "felix coeli porta", cioe` "maestra del mare" di questo secolo che Ella ci fa attraversare (cf. significato 2)
Costantino

24 agosto 2008

“CON GLI SCILLESI NEGLI STATI UNITI”

A seguito di espresso invito del Comitato Scillesi d’America per la ricostruzione della Chiesa di S. Rocco, il 29 novembre ci siamo recati in Port Chester io, l’arciprete don Mimmo Marturano e il signor sindaco dr. Caratozzolo, per partecipare ad un meeting di raccolta-fondi che si è svolto il 1° dicembre nel ristorante Alex e Hening in località Iaicester di New Rochelle.
Gratitudine e ringraziamenti sono stati espressi da me, in qualità di promotore della composizione dell’originario comitato del settembre 1973 per la raccolta dei fondi necessari alla ricostruzione della chiesa. Ho ricordato, in quella cerimonia di alto significato morale e religioso, le figure di coloro che, a distanza di 18 anni, non sono più fra noi: Varbaro Antonino, Varbaro Pasquale e Dominik Ciccone del comitato di Port Chester; Epifanio Bellantoni, Giovanni Primerano e Raimondo Anastasi del Comitato scillese, Francesco Corsaro del comitato canadese.
Un “grazie” particolare alla Signora Cacciola ved. Varbaro per la preziosa opera di continuità nella presidenza del comitato USA dopo la immatura dipartita del marito Antonino.
Ringraziamento ho anche espresso a tutti gli scillesi sparsi nel mondo, che si sono ritrovati uniti nella fede e nella devozione verso S. Rocco, manifestando la loro generosità attraverso le sostanziose offerte. Soddisfazione è stata manifestata per il raggiungimento della somma necessaria per la composizione e messa in opera del pavimento in marmo istoriato, per un ammontare complessivo di 125 milioni di lire.
E’ seguito l’intervento del sindaco Caratozzolo, il quale ha ringraziato per l’attaccamento dimostrato verso il paese natio, prima attraverso la realizzazione dell’ospedale e dopo con il contributo elargito per la ricostruzione della Chiesa di S. Rocco. Si è rallegrato per il felice inserimento di tutte le famiglie emigrate sia nel tessuto economico che nella vita democratica del paese che li ha ospitati, tanto che potrebbero essere di sprone per la maturazione democratica del loro paese d’origine.
Per questo ha auspicato che i rapporti possano ancora consolidarsi attraverso la costituzione di un comitato per gli emigrati a cui partecipino tutte le componenti sociali di Scilla e che solleciti le amministrazioni provinciali e regionali sui problemi dei nostri emigrati. In questo contesto, in occasione del 125° anniversario della fondazione di Port Chester, che cadrà il prossimo anno, si potrebbe organizzare un intervento culturale della tradizione scillese e attuare un gemellaggio tra le due città, con la partecipazione della rappresentanza del consiglio comunale.
Don Mimmo Marturano ha sottolineato che la ricostruzione della Chiesa di S. Rocco è stata una grazia, tenuto conto che tutti gli scillesi emigrati in Canada, Stati Uniti, Germania, Italia del Nord ed altre parti del mondo si sono ritrovati uniti attorno al Patrono. Ha raccomandato di mantenere l’unità per poter contare nella società pluralistica in cui sono inseriti, per custodire e trasmettere alle nuove generazioni i valori umani che non possono essere smarriti e tenere sempre vivo l’amore verso la terra natia.
Non è mancato un incontro affettuoso con i solanesi in Mont Kisco in casa del vicepresidente Currò, ove si è pure ribadita la necessità di rimanere uniti e cooperare con la comunità degli scillesi di Port Chester.
L’incontro con gli scillesi d’America è stato permeato da spirito di affettuosa ospitalità, che ha confermato ancora una volta la generosità di cuore dei nostri fratelli lontani e lo spirito di solidarietà che li lega in modo costante a Scilla ed ai suoi concittadini; particolarmente curata l’organizzazione delle varie fasi della cerimonia che è stata seguita fino alla fine dai componenti del comitato di recente costituito comprendente i nomi dei giovani: A. Bellantoni, presidente; C. Currò, vicepresidente; D. Fava, tesoriere; G. Lofaro, segretario. E dagli instancabili collaboratori P. Pirrotta, A. Varbaro, R. e P. Onorino, fratelli Famà ed altri di cui in questo momento mi sfuggono i nomi.

La permanenza in America, per quanto breve, è stata positiva e ricca di emozioni. Nelle varie visite presso le famiglie con ammalati o anziani, che più di tutti sentono il bisogno della vicinanza affettuosa di chi ricorda il paese natìo che forse non potranno più vedere, si è pure potuto fare visita al cimitero per pregare sulle tombe di concittadini colà deceduti.
Queste visite, anche se costano qualche sacrificio, sono molto utili per mantenere costanti i rapporti tra le due sponde, ma anche per consolidare le amicizie consacrate da decenni di vita e per rinsaldare l’unità in loco dei nostri emigrati, che altrimenti trovano sempre più difficoltà ad incontrarsi sia per le distanze che per gli impegni di lavoro che riempiono le loro giornate.
Per noi è stata una grande gioia poter condividere in questi giorni le loro soddisfazioni, le loro sofferenze, i loro problemi.
Francesco Como

(articolo tratto dal numero di dicembre del 1991 di “Insieme costruiamo la comunità”, mensile della comunità cristiana di Scilla dal 1983 al 2003).

16 agosto 2008

Un bambino del 1990 racconta la ricostruzione della Chiesa di San Rocco

Con questo articolo in ricordo dell'apertura della chiesa di San Rocco iniziamo anche noi i festeggiamenti in onore del nostro Patrono con foto e video dei due giorni più belli dell'anno. Buon Onomastico a tutti i Rocco e le Rocca del mondo! Buona Festa a tutti!


Oh! Come ricordo vivamente gli anni attorno al 1990!
Ero bambino. Per me, la Chiesa di San Rocco era sempre stata un cantiere aperto. Non l'avevo mai vista aperta al culto. Eppure, posso dire di aver respirato a pieni polmoni, fin dalla più tenera infanzia, l'atmosfera raccontataci da Francesco Como, in questo bell'articolo di diciotto anni fa. Oltre a Como stesso, posso dire di conoscere o aver conosciuto solo una parte delle persone da lui citate. "Don" Raimondo Anastasi che ancora ricordo con affetto quando simulava scherzosamente di aggredirmi con la sua stampella. E poi, naturalmente, Francesco Martello, che morirà prematuramente appena tre anni dopo, vero esempio, per me giovinetto, di fede nutrita di solide letture teologiche, filosofiche e storiche e di attaccamento totalmente disinteressato al bene della comunità parrocchiale e civile.
Per non parlare di don Mimmo Marturano, il cardetese dimostratosi nei fatti e con le parole "il primo degli scillesi", vero "deus ex machina" della svolta di metà anni '80 che condurrà all'inaugurazione della Chiesa il 16 agosto 1990 ed al quale auguro con tutto il cuore ancora lunghi decenni di buona salute e di serenità.
Tutta la mia infanzia, infatti, era stata scandita dalle varie tappe del processo di riedificazione del santuario. Dall'appuntamento mensile con la sottoscrizione per il Comitato Ricostruzione. Dalle relazioni sullo stato dell'arte pronunciate da don Mimmo prima della conclusione delle celebrazioni eucaristiche domenicali e festive o lette sul mensile parrocchiale (a proposito: non è bello vederlo rivivere sulla rete internet?!). Ricordo come fosse oggi quel 16 agosto e, prima ancora, la preparazione liturgica che, insieme con gli altri ministranti del tempo, affrontai con l'Arciprete per non demeritare il ruolo di "candeliere" di quella storica celebrazione eucaristica di dedicazione della Chiesa, che mi ero "guadagnato".
Ricordo perfettamente quella sensazione d'incredulità. Quel guardare e riguardare l'esterno e l'interno della Chiesa come di fronte a qualcosa di "magico", di "irreale" che diventava "reale".
Forse gli adulti e gli anziani del tempo, che pure ebbero il merito storico di ottenere quello straordinario risultato, oltre ai giovanissimi di oggi, non possono comprendere l'emozione che si prova a vedere edificato un luogo che tu già sai far parte della tua fede, della tua identità familiare, parrocchiale e cittadina e della tua cultura, ma che non hai MAI visto prima...
Amo i ricordi. Meno, la nostalgia.
Ma non posso non auspicare il ritorno di quell'eccezionale spirito di comunione e di solidarietà fraterna, di capacità di porsi un obiettivo storico comune e di tenacia nel perseguirlo che fece realizzare al popolo di questa piccola città, sparso per i cinque continenti, cose tanto grandi che difficilmente si sarebbe trovato qualcuno disposto a scommetterci.
Viva San Rocco! Viva la vera scillesità!

Giovanni Panuccio
http://giovannipanuccio.blogspot.com/

Articoli correlati in Scillachiese:
W Santarroccheddu;
"LA GRATITUDINE DA CONSERVARE PER TANTA BUONA GENTE";
"LA STATUA MARMOREA DI SAN ROCCO";
San Rocco : Un Santo per Amico.

Articoli correlati in siti amici:
SAN ROCCO DI MONTPELLIER "L'EROE DELLA CARITà", tratto da madonnamonasterace.blogspot.com.

09 agosto 2008

"LA GRATITUDINE DA CONSERVARE PER TANTA BUONA GENTE"


Nel settembre del 1973, in occasione di un viaggio in U.S.A. per motivi familiari, in un incontro con un gruppo di scillesi in Port Chester durante un “Given” in mio onore, espressi l’idea di costituire un comitato per la ricostruzione della chiesa di San Rocco danneggiata durante l’ultimo conflitto mondiale dai bombardamenti. L’idea fu recepita e, seduta stante, fu nominato presidente il compianto Nino Varbaro. Nel maggio del 1974 anche a Scilla si costituiva un comitato per lo stesso scopo, presidente l’arciprete del tempo don Andrea Cassone ed il sindaco del tempo prof. Giuseppe Vita, vice-presidenti Francesco Como ed Epifanio Bellantoni, cassiere Raimondo Anastasi e segretario Francesco Martello. Il compito del comitato era quello di affiancare e dare massima collaborazione all’ufficio tecnico della Curia Arcivescovile oltre a fare pressioni politiche per ottenere i relativi finanziamenti e superare le difficoltà burocratiche presso gli uffici statali (Genio Civile, Provveditorato per le Opere Pubbliche, Ministero dei Lavori Pubblici). Da allora fino ad oggi questo Comitato ha egregiamente svolto il suo ruolo, tenendo i contatti con il comitato americano e gli altri comitati costituitisi subito dopo in Canada e in Australia. La Chiesa di San Rocco che durante l’ultima guerra mondiale era stata seriamente danneggiata, abbisognava di interventi finalizzati al suo recupero; a tale scopo l’arciprete mons. Santo Bergamo aveva presentato una domanda di risarcimento per danni di guerra tramite l’ufficio tecnico della Curia (1953) con una perizia che calcolava l’importo necessario in 10.000 lire del tempo. Successivamente tale somma, insufficiente per la realizzazione dell’opera, venne elevata nel 1976 a lire 68 milioni da parte del Genio Civile, dietro un sopralluogo effettuato che aveva permesso di constatare l’aggravamento dei danni per il trascorrere del tempo. L’anno successivo (1977) l’arcivescovo mons. Ferro proponeva lo storno di fondi di altre chiese della diocesi per l’importo di 37 milioni, elevando la disponibilità complessiva a 105 milioni. Sulla base di tale disponibilità l’arch. Santelia, incaricato dalla Curia Arcivescovile, redigeva un progetto di ricostruzione per i lavori necessari. Purtroppo detto progetto non otteneva il consenso da parte del comitato per l’arte sacra della diocesi né dal comitato-ricostruzione di Scilla (1978). Quel progetto seguito l’iter burocratico per l’approvazione nella Pontificia Commissione di Arte Sacra di Roma, della Soprintendenza per i beni culturali di Cosenza e del Provveditorato Opere Pubbliche di Catanzaro, venne approvato il 1 agosto 1979. Successivamente, a causa dei sensibili aumenti dei materiali e della mano d’opera, la somma prevista diveniva insufficiente per cui si richiedeva un aggiornamento dei prezzi, fino a raggiungere la somma complessiva di oltre 453 milioni. Poiché il Provveditorato alle Opere Pubbliche di Catanzaro non disponeva della somma in bilancio, veniva redatta una perizia di un primo lotto per 274 milioni approvata il 19 marzo 1980. Terminata la fase burocratica i lavori venivano affidati dalla Curia Arcivescovile all’impresa Pizzonia che dava inizio ai lavori in data 8 luglio 1980. Il resto è storia recente: l’impresa Pizzonia, purtroppo, ha dovuto rescindere il contratto per difficoltà di natura economica ed i tempi di realizzazione, previsti in 24/36 mesi cominciarono ad allungarsi oltre ogni logica previsione. L’arrivo di don Mimmo Marturano, il lancio della sottoscrizione popolare, i contatti riallacciati con i comitati esteri e gli uffici statali, la divulgazione di tutte le iniziative assunte a mezzo del periodico parrocchiale, la generosità della gente dimostravano giorno dopo giorno la possibilità di giungere finalmente all’agognata meta. A questo punto è doveroso ringraziare, per l’interessamento e per le cure sollecite dimostrate, in primo luogo Sua Eccellenza mons. Ferro ed il suo successore mons. Sorrentino; un pari elogio ed analogo ringraziamento ai componenti l’Ufficio Tecnico della Curia Arcivescovile: mons. Crea, il compianto d. Rosario Caratozzolo, mons. Caruso ed il signor Albanese. Un particolare grazie al geom. Camillo Fava ed al sig. Giuseppe Bombara per l’attenzione prestata al progetto in ogni fase di esame presso gli uffici del Genio Civile. Occorre poi sottolineare la sensibilità dimostrata dai responsabili della Soprintendenza ai Beni Culturali di Cosenza come pure la fattiva collaborazione dell’on. Franco Bova, che ha portato alla concessione di un primo finanziamento di 274 milioni (marzo 1979) e dell’on. Mario Tassone per il finanziamento del secondo lotto per l’importo di 140 milioni (giugno 1985). Né si può tralasciare di ribadire la squisita sensibilità degli scillesi d’America a d’Australia, grazie ai quali l’iniziativa ebbe il suo avvio ed il felice coronamento. Ai sacerdoti che si sono succeduti dal 1976 a tutt’oggi nella parrocchia – don Andrea Cassone, don Pietro Scopelliti, i PP. Barnabiti, don Pippo Curatola e, più ancora, don Mimmo Marturano per la sua tenacia. Ad opera conclusa si può dire che il nuovo tempio di San Rocco è, come nei tempi antichi, opera della collettività scillese e degli uomini di Calabria.

Prof. Francesco Como
(articolo tratto dal numero speciale di “Insieme costruiamo la comunità”, mensile della comunità cristiana di Scilla dal 1983 al 2003, pubblicato in occasione della riapertura al culto della Chiesa di San Rocco il 16 agosto 1990)

11 luglio 2008

Un Giorno con Padre Pio

Cari amici, come già anticipato in altra pagina del blog, con l'aiuto e la benedizione di Gesù Cristo, io e mia moglie assieme ad un folto gruppo di Amici di San Rocco, il 28 ed il 29 giugno siamo andati in pellegrinaggio da San Pio , sia nei luoghi natii e sia dove infondeva l'amore di Gesù Cristo. Per me e per mia moglie era la prima volta che ci recavamo a San Giovanni Rotondo per visitare quei luoghi splendidi ed ancor di più, far visita ad una delle figure più grandi esistite, San Pio.
Per quanto mi riguarda, è stata una emozione indescrivibile, sia quando visitavamo i luoghi natii, nel vedere la stanza dove è nato, dove viveva assieme alla sua famiglia, dove pregava. Per poi parlare di San Giovanni Rotondo, paese dove si assaporava un'atmosfera di serenità ovunque si andasse. Abbiamo visitato la vecchia basilica dove vi è esposto il corpo di San Pio, e già solo entrando in chiesa, sentivo in me una forte fibrillazione ed emozione nel pensare che dopo pochi minuti avrei visto da vicino il corpo di un Santo a cui dedico sempre le mie preghiere. In quegli attimi sono riuscito a fare delle foto che custodirò gelosamente per tutta la vita e che vorrei condividere con voi inviandoveli tramite mail, ma ho pregato tanto per tutti, oltre che per la mia famiglia,anche e principalmente per due persone che, una ha subìto un intervento delicato ed un'altra che lo dovrà subìre. Che San Pio sia sempre vicino a loro e li assista. La sera di sabato, con grande gioia, abbiamo partecipato alla fiaccolata ed alla processione notturna della Madonna, partendo in preghiera dalla nuova chiesa di San Pio. Domenica mattina, giorno della festività di San Pietro e quindi giorno del mio onomastico, abbiamo partecipato alla Santa Messa officiata nella nuova chiesa di San Pio. Nel pomeriggio siamo andati a visitare anche la basilica di Altamura e per poi fare ritorno a Scilla. Credo proprio che questo sia stato l'inizio di svariati pellegrinaggi che, mi auguro con l'aiuto di San Pio, ho intenzione di fare per andare più spesso a pregare da lui.
Mi permetto di inviarvi alcune foto di quei momenti e che mi auguro le vorrete pubblicare.
Cordilamente
Pietro Magenta

06 luglio 2008

Le Lacrime della Madre


LE LACRIME DELLA MADRE Pellegrinaggio a Siracusa

Grazie alla Signora Pippia e alla volontà del Signore, il 21 giugno ci siamo recati in pellegrinaggio a Siracusa in onore della Madonna delle Lacrime. Era il 30 agosto del 1953 quando un quadretto di gesso raffigurante il cuore di Maria, iniziò miracolosamente a lacrimare. Questo quadro si trovava nella camera da letto di una coppia di coniugi, Angelo Iannuso e Antonina Giusto. La donna era incinta e purtroppo era affetta da una grave malattia che avrebbe potuto portare alla morte sia lei che il bimbo che portava in grembo. La Madonna , che non lascia inascoltate le suppliche dei suoi umili fedeli, salvò entrambi.. Non si tratta di un evento immaginario, infatti esiste una prova visiva data da una ripresa cinematografica dove si vedono chiaramente i momenti salienti della lacrimazione (è il primo evento del genere ad essere stato filmato); esiste una prova scientifica: il quarto ed ultimo giorno di lacrimazione, la Chiesa iniziò a prendere posizione e venne istituita una commissione scientifica composta da credenti e non credenti che raccolse e analizzò le lacrime. Il verdetto: lacrime umane; esiste una prova data dalle numerose guarigioni sia fisiche che spirituali: si hanno ben 300 relazioni di guarigioni. Partecipando a quest’evento numerose persone si convertirono. Un’altra prova è data dalla Chiesa: i Vescovi della Sicilia affermarono che “non si può mettere in dubbio la realtà della lacrimazione”. Papa Pio XII un anno dopo la lacrimazione, in un messaggio radiofonico parla di quest’evento straordinario così: “Oh, le lacrime di Maria! Erano sul Golgota lacrime di compatimento per il suo Gesù e di tristezza per i peccati del mondo. Piange Ella ancora per le rinnovate piaghe prodotte nel Corpo mistico di Gesù? O piange per tanti figli, nei quali l’errore e la colpa hanno spento la vita della grazia, e che gravemente offendono la Maestà divina? O sono lacrime di attesa per il ritardato ritorno di altri suoi figli, un dì fedeli, ed ora trascinati da falsi miraggi?” Ma qual è il significato, il messaggio di questo avvenimento? La Madonna non parla, tocca a noi interpretare. Maria pianse in un’umile famiglia, su una donna incinta affetta da una grave malattia, in una casa vicina ad una chiesa evangelica. Visto che il modo con cui Maria ci parla sono le lacrime, il messaggio non può non riferirsi alla preoccupazione e alla partecipazione di Maria per i suoi figli, per le famiglie, per l’importanza della vita, per l’unità, per la perseveranza nella fede e per la conversione. Sono lacrime di una madre che sta vicino ai suoi figli sofferenti: come Maria pianse ai piedi della croce per il Suo unico Figlio, Gesù Cristo, così ora Piange e Prega per noi. Papa Giovanni Paolo II nell’omelia della celebrazione a Siracusa nel 1994 per la dedicazione del santuario alla Madonna delle Lacrime, diceva: “Le lacrime di Maria appartengono all’ordine dei segni: esse testimoniano la presenza della Madre nella Chiesa e nel mondo. Piange una madre quando vede i suoi figli minacciati da qualche male, spirituale o fisico. Santuario della Madonna delle Lacrime, tu sei sorto per ricordare alla Chiesa il pianto della Madre. Qui, tra queste mura accoglienti, vengano quanti sono oppressi dalla consapevolezza del peccato e qui sperimentino la ricchezza della misericordia di Dio e del suo perdono! Qui li guidino le lacrime della Madre. Sono lacrime di dolore per quanti rifiutano l'amore di Dio, per le famiglie disgregate o in difficoltà, per la gioventù insidiata dalla civiltà dei consumi e spesso disorientata, per la violenza che tanto sangue ancora fa scorrere, per le incomprensioni e gli odi che scavano fossati profondi tra gli uomini e i popoli. Sono lacrime di preghiera: preghiera della Madre che dà forza ad ogni altra preghiera, e si leva supplice anche per quanti non pregano perché distratti da mille altri interessi, o perché ostinatamente chiusi al richiamo di Dio.
Sono lacrime di speranza, che sciolgono la durezza dei cuori e li aprono all'incontro con Cristo Redentore, sorgente di luce e di pace per i singoli, le famiglie, l'intera società.”
Nel reliquiario, dove ancora oggi sono contenute le lacrime della Madonna, vi è incisa una frase che riassume un po’ tutto il messaggio: “O Vergine delle lacrime, strappa dalla durezza del nostro cuore lacrime di pentimento”. È proprio il nostro cuore la causa del peccato, nel nostro cuore sta celato quel’orgoglio e quella presunzione che ci rende duri verso noi stessi, gli altri e Dio. È molto strano che Colei che è Regina del Cielo, degli Angeli, Madre del Redentore si manifesti agli uomini “in lacrime”; poteva presentarsi in tutta la grande maestosità di cui è ricoperta n cielo ma non lo fa e non lo Ha mai fatto. Credo che questo sia il segno dell’amore infinito che Dio ha per gli uomini e più ci penso e più credo che tutto ciò sia un mistero troppo grande che mai riusciremo ad comprendere pienamente per quanto è immenso. Spero e prego tanto che Maria, Mamma Celeste e Avvocata nostra, possa convertire i cuori “di pietra” degli uomini di oggi e trasformarli in cuori “di carne”, cuori capaci di perdonare e di amare Dio, il prossimo e se stessi.
Vorrei concludere con un interrogativo di Papa Pio XII riguardo la Vergine delle Lacrime: “Comprenderanno gli uomini l’arcano linguaggio delle lacrime?” Con affetto Francesca Scarano

03 luglio 2008

Maria SS delle Grazie



Ieri la chiesa Tra le memorie liturgiche Festeggiava la Madre di Dio con il Titolo di Madre della Grazia Divina o Maria SS delle Grazie.
Gli scillesi dedicarono a questo titolo della Madonna, una Chiesa a Marina Grande. Lo sviluppo tecnologico o la furia dell’uomo, secondo il punto di vista, hanno distrutto questa chiesa, lasciando della stessa qualche suppellettile di marmo, e la pala d’altare della Madre della Divina Grazia oggi conservata nella chiesa Matrice sconosciuta ai più, ma sempre spendente.
Dobbiamo ricordare che la devozione a questo titolo della Madonna fino a pochi anni fa, esisteva nella chiesa di Portosalvo. Il perché questa devozione sia stata vissuta per tanti anni a Chianalea, non conosciamo il motivo, ma sappiamo che per molti decenni il due luglio veniva celabrata la Santa Messa in onore di Maria Delle Grazie, richiamando da tutto il paese e oltre numerosi devoti.
Io a questo dilemma ho cercato di dare una mia spiegazione, ma rimane pur sempre un’ipotesi.
Secondo il mio parere, questa devozione si è radicata in questa chiesa perché una famiglia di pescatori provenienti da Pezzo oggi di Villa San Giovanni, nell’ottocento o forse ancor prima si stabilì a Chianalea divenedo una delle famiglie più potenti e facoltose del quartiere.
Questi nei secoli hanno ricoperto anche il ruolo di priori della Chiesa di Portosalvo e dell’omonima confraternita. Io credo che questa famiglia pur lasciando la zona d’origine abbia mantenuta viva la devozione verso Maria delle Grazie patrona della Chiesa di Pezzo oggi Santuario.
Questa è una mia spiegazione sicuramente discutibile, ma credo che sia un’ipotesi da tener in considerazione.
Oggi questa ricorrenza, come del resto le altre devozioni alla Vergine e ai Santi, sono state cancellate con un colpo di spugna dalla vita parrocchiale del n.s. paese. Sicuramente molti ieri hanno ricordato che quel giorno era dedicato a Maria che in quel giorno si andava a trovare.
Io sono andato a trovarla, a Pezzo perché a Scilla la Chiesa dove si ricordava questa memoria liturgia era chiusa, per caso, quando sono arrivato in chiesa a Pezzo, iniziava la Santa Messa presieduta dal N.S. Vescovo il quale nell’omelia diceva che oggi il mondo chiede alla chiesa ed ai suoi fedeli una testimonianza Veritiera, non solo devozionalismo esteriore, ma bisogna essere testimoni ogni Giorno non soltanto in occasioni determinate, come può essere una Festa.
Concordo con quanto ha detto il vescovo perché ogni cristiano con tutte le sue debolezze e paure, ma con la fede in Cristo, essere un testimone con la propria vita.
Purtroppo questo per diversi motivi non sempre è messo in pratica, chi dovrebbe essere d’esempio diventa scandalo per chi non crede o per chi in loro credeva di trovare un punto di riferimento.
Molte volte oggi si sente dire che la chiesa non è al passo con i tempi, come se il messaggio che in sé insito sia divenuto obsoleto che l’esperienza di Fede di milioni di Cristiani che ci hanno preceduto siano divenute di colpo elementi da cancellare dalla ns esperienza di fede.
Oggi vediamo abusi nella liturgia, nel servizio di chi si offre per aiutare la chiesa nel suo operare.
Questo mio porre l’accento su queste cose non vuole essere un giudizio, credo che tante scelte sbagliate hanno dato modo a tanti di travisare il vero messaggio, il vero servizio della Chiesa, soprattutto a livello locale. Oggi in molti sono alla ricerca d’esperienze straordinarie continue, con cadenze precise, e devo dire che purtroppo all’interno della chiesa c’è chi favorisce questo a discapito di quelle esperienze devozionali che al centro hanno sempre avuto il sacrificio di Cristo.
Spero che la Maria della Divina Grazia ci stia vicino soprattutto, quando ci allontaniamo dalla giusta via.
Costantino

31 maggio 2008

La B.V. Maria Visita Santa Elisabetta

Il mese di maggio è dedicato interamente alla Madonna e si conclude con la festa della Visitazione della Beata Vergine Maria a Santa Elisabetta.
E’ la festa dell’incontro di due madri: Maria, la madre del Signore, e Santa Elisabetta, la madre del precursore di Dio, cioè Giovanni il Battista.
Ciò che emerge dal racconto evangelico è il vero amore verso il prossimo, l’umile servizio per aiutare gli altri, la carità fattiva “ Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città della Giudea, dove abitava la sua anziana cugina Elisabetta, prossima a diventare madre” (cf Lc 1,39-40).
Insomma Maria pur divenendo da li’ a poco la madre del Signore, si fa serva e mette tutto in secondo piano rispetto la carità.
Questa festa mariana, viene vissuta e celebrata nella nostra comunità, ai piedi del castello, dove una piccola grotta ospita la Madonnina del porto o del mare.
E’ un vero e proprio pellegrinaggio: la gente con atto di vera devozione a Maria si mette in cammino dai vari quartieri per VISITARLA e INCONTRARLA.
Qui viene recitato il Santo Rosario meditato, intercalando tra una posta e l’altra i canti popolari mariani più conosciuti in modo che TUTTI possano partecipare alla preghiera , nessuno escluso. Subito dopo viene celebrata la Santa Messa , in onore di Maria, gremita di persone.
Mi corre l’obbligo ricordare e ringraziare come scillese tutte quelle persone che il giorno prima della celebrazione puntualmente ogni anno, si ritrovano per pulire questo luogo e tutte quelle persone che si adoperano nel curare la liturgia. Da quest’umili gesti si concretizzano tre aspetti presenti nel vangelo di oggi: l’amore per il prossimo, il servizio, la carità. Ma la cosa meravigliosa e’che con il contributo di tutti si realizza all’interno di quella grotta il Miracolo Eucaristico.
Questa pia tradizione ha subito l’anno scorso un’interruzione ma sembra che quest’anno si voglia ripristinare , sperando di vero cuore che sia l’inizio del ritorno di tante altre ESPERIENZE DI FEDE soppresse in questi cinque anni .


NOTIZIE STORICHE SULLA MADONNINA DEL PORTO O DEL MARE

La Madonnina venne commissionata dalla Dott.ssa Paladino Brancati Antonia allo scultore Monteleone nel 1953; l’opera è interamente in bronzo.
In quel periodo la Dott.ssa Paladino era Sindaco di Scilla e volle che la statua, realizzata a proprie spese, fosse collocata nel posto dove ancor oggi è posta. La grotta che ospita la Madonna è stata scavata dai tedeschi, i quali volevano realizzare un rifugio ben più profondo per ripararsi di bombardamenti. Ma su intervento della compianta Contessa Zagari presso il Prefetto di Reggio Calabria del tempo questo fu evitato.
L’altare su cui poggia la Madonna è stato costruito, su richiesta del Sindaco Dott.ssa Paladino, dall’ingegnere messinese Gioffrè che in quel periodo curava alcune opere di rifacimento del porto.
L’intronizzazione della statua avvenne alla presenza del Prefetto di Reggio C., dall’Arcivescovo Mons. Giovanni Ferro, dall’arciprete Mons. Santo Bergamo e dalle autorità civili e militari. A salutare la Madonna con il loro suono vi erano poi numerose navi militari e imbarcazioni mercantili.
Le fonti da cui ho attinto queste notizie storiche sono il Prof. Francesco Como e la Dott.ssa Paladino, residente a Pescara, la quale gentilmente ha fornito telefonicamente le informazioni sopra citate.
A loro vanno i più sentiti ringraziamenti per la collaborazione.
W MARIA.
Giuseppe Fontana.

06 maggio 2008

Gli Scillesi e San Rocco, un rapporto davvero Speciale

A Scilla la devozione verso San Rocco ha origini antichissime. Alcune testimonianze, affermano che nei momenti di difficoltà, gli scillesi si sono sempre affidati all’intercessione del loro Santo Patrono con fede e devozione. A tal proposito voglio raccontare un episodio di grande devozione verso San Rocco. Nel 1939 mio nonno, Salvatore Briganti, venne chiamato in guerra e vi rimase per sei lunghi anni. Da quello che racconta mia nonna Pasqualina, sua sposa, quando il nonno partì, lasciò lei e il loro primogenito Giuseppe, che allora aveva appena tre mesi. Nell’arco di questi sei anni, il nonno fu prigioniero in Egitto, Marocco e poi in Inghilterra. L’unico mezzo di comunicazione che lo legava a mia nonna, erano le lettere. Quand’era in Egitto, il nonno mandò una lettera a casa, nella quale, pur essendo in prigionia, rassicurava mia nonna sulle sue condizioni di salute e chiedeva di avere inviato un pacco con degli indumenti nuovi per potersi vestire. Subito la nonna lo mandò. Dopo di ciò, per circa un anno, nonna Pasqualina non ricevette nessuna notizia del nonno, ed ormai si era rassegnata all’idea che fosse caduto in prigionia. Ma un bel giorno, un signore, bussò alla sua porta, portandogli una lettera. Era il nonno che scriveva, rassicurando la nonna ed informandola che era stato trasferito in Marocco e che il pacco richiesto non lo aveva ricevuto. La permanenza in Marocco durò circa tre anni, fino a quando nel 1944 venne nuovamente trasferito, questa volta in Inghilterra.
Qui i soldati erano impegnati a svolgere diversi lavori e mio nonno venne messo a lavorare la seta. Nel tempo libero sentì il bisogno di creare “un’opera d’arte”, se così la possiamo considerare ! Al termine della guerra, quest’opera il nonno la portò a casa con se. Era il novembre del 1945 e al suo arrivo, come racconta la nonna, aveva sotto braccio un pacco all’interno del quale era avvolto un bellissimo quadro con raffigurata l’immagine di San Rocco. Nonno Salvatore, nel raccontare tutti gli episodi della guerra e degli anni di prigionia, affermò che proprio nei momenti di maggiore difficoltà, sentì il bisogno di avere tra le mani qualcosa che lo avvicinasse al Santo di Momptellier, e non possedendo sue immagini, con della seta creò un bellissimo quadro che raffigurava la bellissima statua che Scilla possiede, quadro che tuttora è appeso nella camera di mia nonna. Ciò a testimonianza della grande devozione che da tempo immemorabile, il popolo scillese ha nei confronti di San Rocco, una figura esemplare, importante e rilevante per la vita di ognuno di noi.


Salvatore Briganti

02 maggio 2008

1° Maggio: Solennità di San Giuseppe artigiano

Fra le tante sante tradizioni che facevano parte del calendario liturgico della Parrocchia Scillese, merita senza dubbio di essere ricordata, la solennità di San Giuseppe artigiano. La Chiesa Universale commemora la solennità di San Giuseppe il 19 marzo, mentre il primo maggio festeggia il San Giuseppe “uomo“ nella sua attività di artigiano. Ovviamente questa solennità è stata da sempre sentita, in particolar modo, da tutti gli artigiani Scillesi, che in questa data vedevano appunto un giorno di festa a loro dedicato. Una bellissima tradizione si osservava a Scilla ogni anno proprio in questa data, ossia quella di celebrare la Santa Messa, a turno, nei vari esercizi commerciali, laboratori ed officine, presenti in paese. Era con grande gioia, che l’artigiano di turno, sistemava al meglio il proprio locale, per poter ospitare la folla di gente, che puntuale ogni anno affluiva per questa ricorrenza. Era bellissimo vedere come il Miracolo della Consacrazione, si avverasse in luoghi estremamente diversi da quelli ecclesiastici, ma fortemente permeati dalla presenza di Dio, nella fatica quotidiana di ogni lavoratore. Era bellissimo vedere anche la comunità in cammino, che in comunione, si spostava nel luogo dove la cerimonia si svolgeva. Erano momenti davvero molto intensi, nei quali a prevalere era il senso di comunità. Purtroppo, come tutti ormai si saranno accorti, anche questa bellissima tradizione è stata stravolta prima ed abrogata dopo. E’ stata modificata, quando si è deciso di celebrare la Santa Messa nella chiesa di San Giuseppe, e non nei vari esercizi commerciali, ed è stata abolita quando si è pensato “ bene “ di non celebrare più neanche la messa in Chiesa. E’ estremamente chiaro come questo ennesimo cambiamento non abbia portato benefici alla comunità, anzi – come per tutte le altre tradizioni abolite – l’effetto è stato contrario, trasformando un giorno di intensa comunione comunitaria, in una semplice ricorrenza utile per scampagnate e gite fuori porta. Nello scrivere queste brevi righe, voglio far ricordare bei momenti inspiegabilmente abrogati, con l’obbiettivo di lasciare una testimonianza su una delle più belle e significative tradizioni Scillesi, utile in virtù di un suo ripristino in futuro, con la speranza che i tempi che verranno saranno più “ rosei “ di quelli che attualmente la Comunità Cattolica Scillese, è costretta suo malgrado a sopportare.

Rocco Panuccio

27 aprile 2008

La Pasqua Ortodossa



La Santa Luce di Pasqua Άγιο Φως


Oggi è la Pasqua Ortodossa. I nostri fratelli ortodossi e cattolici di rito ortodosso festeggiano la Pasqua, questo perché, seguono il calendario giuliano, e altri calcoli che non sto qui a spiegare perché troppo lunghi, questo fa si che la pasqua non coincida sempre con quella cattolica. Qualche anno fa in un viaggio a Creta parlando con persone del luogo sulle cose che uniscono cattolici e ortodossi, mi hanno fatto notare che una cosa che loro hanno e che noi non abbiamo è la luce o fuoco (holy fire, St. Luminà), di pasqua. Io all'istante non ho capito ma questa cosa mi ha incuriosito anche perché, avevo notato che in tutte le case vi era disegnata una croce proprio con quella luce (con il fumo di una candela). Nel mio girovagare su internet ho trovato la spiegazione a quella mia curiosità. Il sabato Santo Ortodosso cioè ieri a mezzogiorno nella basilica del santo sepolcro nella tomba di Gesù da secoli avviene un fatto straordinario. Durante la mattina vengono spente tutte le candele o lampade del Santo Sepolcro, lo stesso viene controllato scrupolosamente dalle diverse confessioni presenti, sigillato in attesa che entri in chiesa il patriarca greco-ortodosso. A mezzogiorno il patriarca si avvicina al sepolcro e per tre volte gira attorno ad esso pronunciando le litanie apposite, dopo essere stato controllato dalla polizia e dai preposti al controllo entra nel sepolcro, si inginocchia e prega affinché Cristo doni la sua luce consolante, ad un tratto all'interno della chiesa si notano lampi di luce che illuminano la stessa, questa luce si posa su alcuni e accende le torce o candele che tengono in mano, intanto le torce del patriarca si accendono e illuminano tutta la chiesa. La cosa particolare è oltre l'accensione straordinaria delle torce e che per 33 minuti il fuoco non ha le caratteristiche normali del fuoco cioè non ustiona, infatti come si vede dalle foto e dai video che ho trovato. Questa luce viene portata in ogni parrocchia ortodosse credo del mondo. Una cosa che ci univa con gli amici di creta erano i cudduri uguali nella forma sapore e nome. Spero che presto possa ritornare l'unione tra le due confessioni e si possa festeggiare insieme la Resurezzione di Cristo. Auguri a tutti coloro che oggi festeggiano la Pasqua di Cristo.
Ciao Costantino.