Come è nato il blog "scillachiese"?

Questo blog nasce dalla fede e devozione che,
questo piccolo gruppo di ragazzi,
ha verso le proprie chiese
e ciò che rappresentano.
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06 ottobre 2008

Una Grazia da condividere


Giovanni Bellantoni (o Giovanni B.) - assiduo frequentatore di questo sito e partecipe acuto, costruttivo e sempre pertinente delle sue discussioni - ha voluto condividere con noi il suo rapporto con San Bruno e con la sua straordinaria eredità certosina che ha in Serra una delle sue espressioni più significative, soprattutto come "luogo dell'anima".


Questa mattina ho voluto rinnovare un appuntamento con la preghiera del cuore, con quella silenziosa oblazione di sé che sola può aprirci all’ascolto della Parola.
Dio ama tutte le creature, ma ha un debole per l’uomo, a lui e solo a lui vuole parlare di Sé e renderlo partecipe di ogni Sua iniziativa.
Questa mattina sono andato alla Certosa di Serra San Bruno, con l’unico desiderio di varcarne il portone per potermi unire alla preghiera dei monaci certosini.
Quale sorpresa nel sentirmi dire che quest’anno non sono ammessi i fedeli all’interno. D’un tratto ho visto tramutare il desiderio in miraggio, sono rimasto a guardare l’ingresso con altre persone che nel frattempo si avvicinavano alla portineria. La risposta era sempre la stessa.
Ero già stato all’interno della certosa in altre occasioni ed avevo partecipato alla S. Messa.
Negli altri ad essere delusa era la speranza di poter, almeno per una volta, vedere come vivono dei monaci di stretta clausura, in me si faceva strada, invece, la memoria degli altri incontri, sempre dovuti alla Grazia, uno in particolare quando potei assistere alla vestizione di un giovane monaco che sul finire della cerimonia, fece il giro del coro in ginocchio ed ad ognuno dei monaci e dei pochi fedeli presenti disse: “Prega per me , fratello”. E’ passato qualche anno e ricordo perfettamente quella espressione del viso, lo guardo dritto e sereno, l’umiltà della voce sorretta dalla fermezza dello spirito.
In fondo c’ero stato tante volte, sarei tornato, per le previste ammissioni dei fedeli, nelle solennità del Natale, Pasqua, Corpus Domini e Festa dell’Assunzione.
Avendo piantonato il portone d’ingresso, mi accorgo che il monaco che aveva finito di celebrare nella cappella esterna, l’unica accessibile anche alle donne, saluta affettuosamente un signore (era il fratello) ed un altro a cui avevo fatto da cicerone, è bastato uno sguardo e mi sono ritrovato in un lungo corridoio, austero e semplice, in un angolo una piccola cappella dedicata alla Vergine Maria e dopo un po’ la porta della chiesa interna.
Alcuni monaci erano seduti nel coro, mentre un altro più giovane ultimava i preparativi per la S. Messa.
Il pavimento in legno profumava di cera e scricchiolava ad ogni passo, ma non era un rumore, mi dava più l’impressione di essere complice di una presenza.
Alle nove in punto comincia la funzione solenne in onore di San Bruno.
Il canto certosino è solenne e austero. Meno maestoso del gregoriano, ma affascina e trasporta per la sua essenzialità. Tutto si svolge in un silenzio naturale, niente è forzato ed i monaci che si alternano nella salmodia e nelle letture sono pacati e composti. Ogni parola è soppesata e pronunciata con deferenza.
Al momento della consacrazione, veniamo invitati, sempre in silenzio, a disporci in cerchio intorno all’altare, non mi era mai successo. Ogni gesto del celebrante, in questa occasione il Priore, è misurato, sarà lui stesso a distribuire la Santa Comunione sotto le specie del pane, dopo un po’ un altro monaco ci porterà il calice dal quale tutti, monaci e fedeli, berremo il Sangue di Gesù.
Ho rivisto quel monaco che mi aveva chiesto di pregare, era addetto al turibolo. Era sereno e molto preso dalla funzione. I monaci non erano incuriositi della nostra presenza e solo all’uscita ci hanno salutato con un largo sorriso, e ad uno ad uno raggiungevano le proprie celle, per proseguire in altro modo l’opera di preghiera e di intercessione.
Sono passate più di due ore da quando sono entrato, uscirò più tardi, forse stasera, quando i ritmi della giornata avranno preso il sopravvento.

Giovanni Bellantoni

Nota: per una sintesi delle principali notizie sulla vita di San Bruno da Colonia e sull'Ordine dei Certosini - comunità "mai riformata, perché mai deformata" - raggiungete questo collegamento.

17 settembre 2008

Consolatrice nostra... Sorridici, qual Stella, Madonna santa e bella!


Il popolo tutto di Reggio, della sua Arcidiocesi metropolita e della sua Provincia ha concluso - nella notte di martedì 16 settembre - le solenni celebrazioni in onore di Santa Maria Madre della Consolazione, titolare della Basilica dell'Eremo francescano e, con San Giorgio Martire, principale Patrona della città più antica, popolosa e vasta della Calabria o - per usare un'espressione familiare alla Chiesa locale - Avvocata del popolo reggino.
L'evento Festa della Madonna della Consolazione coinvolge le menti, i cuori e le anime di tutte le comunità parrocchiali della Diocesi reggina-bovese e dei singoli, non mancando di attrarre la devozione di persone accorrenti da ogni parte della Calabria e della Sicilia orientale. Le sue origini risalgono alla fine del XVI secolo e, da allora, il legame con la Madonna della Consolazione ha accompagnato tutta la storia reggina, costituendo il più sicuro baluardo di conforto nei numerosi momenti critici e, insieme, la prima ragione di gioia e di gratitudine negli altrettanti momenti di riscossa.
Il legame con la Vergine Consolatrice è fortemente sentito anche dagli scillesi. Molti di essi, fin dalla sera di venerdì 12, si sono recati all'Eremo per partecipare alla Veglia di preghiera e meditazione in onore della Santa Madre. Tanti altri hanno aspettato le prime ore della mattina di sabato 13 per accompagnare in città, insieme con i fedeli di Reggio e delle altre comunità, la venerata Effigie pittorica, custodita nell'imponente Vara.
La mattina di martedì 17, l'Arcivescovo metropolita Vittorio Mondello ha presieduto, nella Basilica Cattedrale, la solenne concelebrazione eucaristica, alla presenza di una grande folla di popolo, del clero diocesano e delle autorità civili e militari. Il Sindaco della città, ottemperando ad una tradizione radicata e sentita, ha donato il cero votivo della città alla celeste Avvocata del popolo reggino.
I momenti di fede si sono conclusi con la processione del quadro per le vie del centro storico, resa difficoltosa, ma non impedita, dalle condizioni atmosferiche.

Giovanni Panuccio







15 agosto 2008

15 agosto: Solennità della Gloriosa Assunzione della B.V. Maria

Da epoca antichissima, il 15 agosto è un giorno festivo. Anzi: il giorno festivo per antonomasia. Il Ferragosto (dal latino: Feriae Augusti, come dire Riposo di agosto) era il culmine del ciclo dell'agricoltura. Tutto ciò che potesse essere fatto per assicurarsi raccolti copiosi e di qualità era già stato fatto. Non restava, dunque, che celebrare insieme la festa della gioia e del riposo, unita al forte augurio che la terra sia generosa verso i suoi figli così laboriosi. Dimenticati in gran parte i motivi originari di tale ricorrenza, nella tradizione e nel subconscio degl'Italiani e di altri popoli in diversa misura legati alla tradizione dell'antica Roma è comunque rimasta la sensazione di una grande celebrazione gioiosa di ringraziamento per i risultati personali, familiari e comunitari ottenuti e come forte auspicio per nuovi risultati, nell'imminenza della ripresa dell'anno scolastico e lavorativo.
Il cristianesimo delle origini ha individuato, invece, nel 15 agosto la data del compimento della vita terrena della madre di Gesù, Maria, reso dalla tradizione con due distinte immagini significanti comunque la medesima sostanza di una donna vittrice della morte e del peccato, le due "bestie nere" del genere umano. La tenera, soave, rappresentazione della morte di Maria come quella di una Dormizione vegliata dai Dodici Apostoli, tipica degli orientali. La gloriosa, trionfale, Assunzione di Maria - in anima e corpo - al cielo, tipica di noi occidentali.
Papa Pio XII, interprete di una tradizione consolidata ed ancorata, se non sulle Sacre Scritture canonizzate, su testi comunque ricchi di valore teologico, nel 1950 diede all'Assunzione di Maria la definizione di Dogma, verità indiscutibile alla quale non si può fare a meno di credere senza essere dei cristiani-cattolici incompleti, in non piena comunione con la Chiesa apostolica romana. Tale definizione, molto tarda, non è comunque estemporanea ma legata a convincimenti già profondamente radicati nel popolo cristiano ed è perfettamente coerente o - per meglio dire - conseguente all'altro grande dogma mariano: quello dell'Immacolata Concezione, proclamato novantasei anni prima da un altro "Papa Pio", il IX.
Maria è assunta in cielo o, comunque, vince la morte, proprio perché è stata dotata da Dio di singolari privilegi, costituenti altrettanti dogmi. Quello di essere stata concepita senza peccato originale. Quello di avere il compito cruciale di cooperatrice primaria della Redenzione come madre del Dio-fatto-uomo. Quello di svolgere tale missione preservando intatta e perpetuamente la propria verginità. E, a coronamento, verrebbe da dire, logico di tali cruciali carismi quello, appunto, di essere, con l'Assunzione-Dormizione, partecipe immediatamente della Salvezza Eterna, vissuta in anima e corpo, per vivere la quale in tale completezza gli altri esseri umani dovranno attendere la fine dei tempi.
La ricorrenza dell'Assunzione non è, ovviamente, per la Chiesa, una semplice festa o memoria liturgica. E' una Solennità. Ciò implica che ciascun nucleo comunitario cattolico - parrocchiale, missionario, monastico etc. - celebri tale ricorrenza indipendentemente dal fatto che essa abbia una particolare tradizione locale.
E difatti anche la Parrocchia arcipretale di Scilla, significativamente dedicata a Maria nell'attributo dogmatico strettamente correlato dell'Immacolata Concezione, ha sempre celebrato solennemente nella Chiesa arcipretale e, per le messe prefestive o vespertine, anche nella Chiesa del Patrono della città San Rocco o in altre chiese succursali tale Festa speciale. In verità, da quando la Parrocchia di Favazzina è stata unita a quella del suo capoluogo comunale, anche la Parrocchia scillese può dire di avere una tradizione specifica dell'Assunzione, espressa - oltre che nei modi suggeriti per tutti dalla Chiesa - anche da una processione che gli abitanti del bel paese marino compreso nel nostro Comune tributano alla Vergine Assunta. Salvo gli anni nei quali cause di forza temporaneamente maggiore lo impediscano loro. Tale processione ha il suo culmine simbolico - liturgicamente ricco di significato - nella conduzione in corsa della venerata statua mariana, sempre di corsa rivolta verso il popolo ed elevata al cielo in un tripudio di inni, campane a festa, note della Banda e fuochi d'artificio. Difficile non vedere in tale trionfo la memoria viva dell'Assunzione.
Immagini certamente riconducibili alla tradizione occidentale della gloriosa Assunzione sono anche quelle offerteci dalla colossale Vara di Messina e dalla simile Varia di Palmi, mentre la vicina città di Bagnara Calabra, la cui Parrocchia abbaziale è dedicata a Santa Maria e i XII Apostoli, è legata alla tradizione orientale della Dormizione, graficamente resa dal bel quadro custodito nella Chiesa abbaziale e portato in processione il 15 agosto.
Alle portatrici del nome Assunta, in tutte le sue varianti, i più affettuosi auguri di Buon Onomastico da Scillachiese.

Giovanni Panuccio
http://giovannipanuccio.blogspot.com/

Seguono le immagini del pellegrinaggio annuale che gli Scillesi compiono a Seminara presso il Santuario della B.V. dei Poveri, detta anche Madonna Nera. Inoltre seguiranno le foto della Festa della B.V. Maria e i XII Apostoli.

21 luglio 2008

“Uno tsunami della fede”. GMG 2008


“Uno tsunami della fede”. In queste quattro semplici parole del quarantottenne Anthony Fisher, vescovo ausiliare dell'Arcidiocesi di Sydney (Australia) e responsabile della "macchina Gmg", è probabilmente condensato il significato della XXIII Giornata mondiale della gioventù. Nella conferenza-stampa conclusiva dell'evento - svoltosi nella più importante città australiana (anche se non la capitale, che è Canberra) dal 15 al 20 luglio 2008 - il vescovo Fisher s'è dimostrato particolarmente lieto, quasi orgoglioso, che il suo popolo abbia dimostrato una vivacità spirituale che molti commentatori superficiali vorrebbero negargli e s'è detto certo che il patrimonio d'entusiasmo e d'esperienza comunitaria e di fede lasciato dalla Gmg costituirà una base solidissima per una rinvigorita pastorale giovanile che i vescovi australiani inizieranno ad impostare già il prossimo novembre.
Il carattere pentecostale dell'incontro è stato subito evidente a molti commentatori ed è stato sottolineato dallo stesso Santo Padre Benedetto XVI allorquando, nel discorso introduttivo alla Veglia con i giovani del 19 luglio all'Ippodromo di Randwick, ha citato la promessa di Gesù agli Apostoli: "Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi", unita al Suo comando: "Mi sarete testimoni... fino agli estremi confini della terra" (At, 1,8). Aggiungendo poco dopo: "Lasciatevi ispirare dall'esempio dei vostri Patroni! Accogliete nel vostro cuore e nella vostra mente i sette doni dello Spirito Santo! Riconoscete e credete nella potenza dello Spirito Santo nella vostra vita!".
E il cardinal Stanislaw Rylko,presidente del pontificio consiglio per i laici, nel suo indirizzo di saluto al Papa durante la celebrazione eucaristica conclusiva del 20 luglio, quasi ha riecheggiato le parole del Pontefice, affermando che i giovani “sono l’icona affascinante di una Chiesa giovane, piena di speranza, di gioia della fede e di coraggio missionario” e che gli stessi: “Hanno dovuto affrontare non poche difficoltà e la fatica di un lungo viaggio per poter rivivere qui, a Sydney, radunati attorno al Successore di Pietro, il mistero della Pentecoste. Grande metropoli moderna, in questi giorni Sydney si è tramutata in un immenso cenacolo all’aperto, luogo di una rinnovata Pentecoste. Le sue strade e le sue piazze sono state invase da giovani cattolici di svariate nazionalità e razze, che in tante lingue e modi diversi hanno annunciato Gesù Cristo, unico Salvatore dell’umanità. Essi hanno testimoniato che essere discepoli di Cristo vale la pena, che essere cristiani è bello!”.
Forse le tre citazioni precedenti sono sufficienti a restituire il senso profondo di una intensissima settimana d'incontro, confronto, ascolto, preghiera e apertura all'Amore. Ma lasciamo parlare ancora il Papa che, a sua volta, ridà voce a Sant'Agostino: "Lo Spirito Santo fa dimorare noi in Dio e Dio in noi; ma è l'amore che causa ciò. Lo Spirito pertanto è Dio come amore!" (De Trinitate, 15, 17, 21).
Queste giornate saranno anche ricordate per la modalità, ormai consueta, di far alternare i momenti di meditazione, celebrazione e preghiera a momenti di vario intrattenimento, musicale in particolare. Cosa che ha fatto storcere il naso a qualcuno, dimentico che il trascorrere del tempo impone il mutamento del linguaggio, ma nella consapevolezza che il contenuto del messaggio è eterno, immutabile e perciò, paradossalmente, attualissimo e modernissimo.
Lodevole ed impeccabile, poi, s'è rivelato, ancora una volta, il modo in cui il Pontefice ha esecrato la piaga orrenda della pedofilia, resa ancor più raccapricciante se a porla in essere sono delle persone che hanno ricevuto gli ordini sacri. Il Papa, in particolare, ha detto, senza mezzi termini, che non solo alla giustizia di Dio o della Chiesa ma anche a quella delle istituzioni secolari tali persone andranno sottoposte. C'è da augurarsi di vero cuore che, grazie al forte impulso dato in questo senso da Benedetto XVI, la Chiesa abbandoni definitivamente la dottrina per la quale "i panni sporchi si lavano in famiglia" che, la storia lo ha dimostrato ampiamente, si è sempre risolta nel fatto che i panni, lungi dal lavarsi, si sono sporcati ancora di più.

Giovanni Panuccio

11 luglio 2008

Un Giorno con Padre Pio

Cari amici, come già anticipato in altra pagina del blog, con l'aiuto e la benedizione di Gesù Cristo, io e mia moglie assieme ad un folto gruppo di Amici di San Rocco, il 28 ed il 29 giugno siamo andati in pellegrinaggio da San Pio , sia nei luoghi natii e sia dove infondeva l'amore di Gesù Cristo. Per me e per mia moglie era la prima volta che ci recavamo a San Giovanni Rotondo per visitare quei luoghi splendidi ed ancor di più, far visita ad una delle figure più grandi esistite, San Pio.
Per quanto mi riguarda, è stata una emozione indescrivibile, sia quando visitavamo i luoghi natii, nel vedere la stanza dove è nato, dove viveva assieme alla sua famiglia, dove pregava. Per poi parlare di San Giovanni Rotondo, paese dove si assaporava un'atmosfera di serenità ovunque si andasse. Abbiamo visitato la vecchia basilica dove vi è esposto il corpo di San Pio, e già solo entrando in chiesa, sentivo in me una forte fibrillazione ed emozione nel pensare che dopo pochi minuti avrei visto da vicino il corpo di un Santo a cui dedico sempre le mie preghiere. In quegli attimi sono riuscito a fare delle foto che custodirò gelosamente per tutta la vita e che vorrei condividere con voi inviandoveli tramite mail, ma ho pregato tanto per tutti, oltre che per la mia famiglia,anche e principalmente per due persone che, una ha subìto un intervento delicato ed un'altra che lo dovrà subìre. Che San Pio sia sempre vicino a loro e li assista. La sera di sabato, con grande gioia, abbiamo partecipato alla fiaccolata ed alla processione notturna della Madonna, partendo in preghiera dalla nuova chiesa di San Pio. Domenica mattina, giorno della festività di San Pietro e quindi giorno del mio onomastico, abbiamo partecipato alla Santa Messa officiata nella nuova chiesa di San Pio. Nel pomeriggio siamo andati a visitare anche la basilica di Altamura e per poi fare ritorno a Scilla. Credo proprio che questo sia stato l'inizio di svariati pellegrinaggi che, mi auguro con l'aiuto di San Pio, ho intenzione di fare per andare più spesso a pregare da lui.
Mi permetto di inviarvi alcune foto di quei momenti e che mi auguro le vorrete pubblicare.
Cordilamente
Pietro Magenta

06 luglio 2008

Le Lacrime della Madre


LE LACRIME DELLA MADRE Pellegrinaggio a Siracusa

Grazie alla Signora Pippia e alla volontà del Signore, il 21 giugno ci siamo recati in pellegrinaggio a Siracusa in onore della Madonna delle Lacrime. Era il 30 agosto del 1953 quando un quadretto di gesso raffigurante il cuore di Maria, iniziò miracolosamente a lacrimare. Questo quadro si trovava nella camera da letto di una coppia di coniugi, Angelo Iannuso e Antonina Giusto. La donna era incinta e purtroppo era affetta da una grave malattia che avrebbe potuto portare alla morte sia lei che il bimbo che portava in grembo. La Madonna , che non lascia inascoltate le suppliche dei suoi umili fedeli, salvò entrambi.. Non si tratta di un evento immaginario, infatti esiste una prova visiva data da una ripresa cinematografica dove si vedono chiaramente i momenti salienti della lacrimazione (è il primo evento del genere ad essere stato filmato); esiste una prova scientifica: il quarto ed ultimo giorno di lacrimazione, la Chiesa iniziò a prendere posizione e venne istituita una commissione scientifica composta da credenti e non credenti che raccolse e analizzò le lacrime. Il verdetto: lacrime umane; esiste una prova data dalle numerose guarigioni sia fisiche che spirituali: si hanno ben 300 relazioni di guarigioni. Partecipando a quest’evento numerose persone si convertirono. Un’altra prova è data dalla Chiesa: i Vescovi della Sicilia affermarono che “non si può mettere in dubbio la realtà della lacrimazione”. Papa Pio XII un anno dopo la lacrimazione, in un messaggio radiofonico parla di quest’evento straordinario così: “Oh, le lacrime di Maria! Erano sul Golgota lacrime di compatimento per il suo Gesù e di tristezza per i peccati del mondo. Piange Ella ancora per le rinnovate piaghe prodotte nel Corpo mistico di Gesù? O piange per tanti figli, nei quali l’errore e la colpa hanno spento la vita della grazia, e che gravemente offendono la Maestà divina? O sono lacrime di attesa per il ritardato ritorno di altri suoi figli, un dì fedeli, ed ora trascinati da falsi miraggi?” Ma qual è il significato, il messaggio di questo avvenimento? La Madonna non parla, tocca a noi interpretare. Maria pianse in un’umile famiglia, su una donna incinta affetta da una grave malattia, in una casa vicina ad una chiesa evangelica. Visto che il modo con cui Maria ci parla sono le lacrime, il messaggio non può non riferirsi alla preoccupazione e alla partecipazione di Maria per i suoi figli, per le famiglie, per l’importanza della vita, per l’unità, per la perseveranza nella fede e per la conversione. Sono lacrime di una madre che sta vicino ai suoi figli sofferenti: come Maria pianse ai piedi della croce per il Suo unico Figlio, Gesù Cristo, così ora Piange e Prega per noi. Papa Giovanni Paolo II nell’omelia della celebrazione a Siracusa nel 1994 per la dedicazione del santuario alla Madonna delle Lacrime, diceva: “Le lacrime di Maria appartengono all’ordine dei segni: esse testimoniano la presenza della Madre nella Chiesa e nel mondo. Piange una madre quando vede i suoi figli minacciati da qualche male, spirituale o fisico. Santuario della Madonna delle Lacrime, tu sei sorto per ricordare alla Chiesa il pianto della Madre. Qui, tra queste mura accoglienti, vengano quanti sono oppressi dalla consapevolezza del peccato e qui sperimentino la ricchezza della misericordia di Dio e del suo perdono! Qui li guidino le lacrime della Madre. Sono lacrime di dolore per quanti rifiutano l'amore di Dio, per le famiglie disgregate o in difficoltà, per la gioventù insidiata dalla civiltà dei consumi e spesso disorientata, per la violenza che tanto sangue ancora fa scorrere, per le incomprensioni e gli odi che scavano fossati profondi tra gli uomini e i popoli. Sono lacrime di preghiera: preghiera della Madre che dà forza ad ogni altra preghiera, e si leva supplice anche per quanti non pregano perché distratti da mille altri interessi, o perché ostinatamente chiusi al richiamo di Dio.
Sono lacrime di speranza, che sciolgono la durezza dei cuori e li aprono all'incontro con Cristo Redentore, sorgente di luce e di pace per i singoli, le famiglie, l'intera società.”
Nel reliquiario, dove ancora oggi sono contenute le lacrime della Madonna, vi è incisa una frase che riassume un po’ tutto il messaggio: “O Vergine delle lacrime, strappa dalla durezza del nostro cuore lacrime di pentimento”. È proprio il nostro cuore la causa del peccato, nel nostro cuore sta celato quel’orgoglio e quella presunzione che ci rende duri verso noi stessi, gli altri e Dio. È molto strano che Colei che è Regina del Cielo, degli Angeli, Madre del Redentore si manifesti agli uomini “in lacrime”; poteva presentarsi in tutta la grande maestosità di cui è ricoperta n cielo ma non lo fa e non lo Ha mai fatto. Credo che questo sia il segno dell’amore infinito che Dio ha per gli uomini e più ci penso e più credo che tutto ciò sia un mistero troppo grande che mai riusciremo ad comprendere pienamente per quanto è immenso. Spero e prego tanto che Maria, Mamma Celeste e Avvocata nostra, possa convertire i cuori “di pietra” degli uomini di oggi e trasformarli in cuori “di carne”, cuori capaci di perdonare e di amare Dio, il prossimo e se stessi.
Vorrei concludere con un interrogativo di Papa Pio XII riguardo la Vergine delle Lacrime: “Comprenderanno gli uomini l’arcano linguaggio delle lacrime?” Con affetto Francesca Scarano

13 maggio 2008

DOV’È CARITÁ E AMORE, QUI C’ È DIO: UN GIORNO SULLE ORME DI SAN FRANCESCO.

Era da Febbraio 2008 che si parlava di un possibile pellegrinaggio a Paola in onore di San Francesco. Dopo alcuni imprevisti è stata fissata la data del 10 Maggio con l’organizzazione della Signora Ninuccia Pippia. Alle 7 del mattino eravamo in tanti ad affollare i punti di ritrovo previsti per la partenza; erano presenti rappresentanze di tutti i quartieri di Scilla e Favazzina; eravamo in tanti, ognuno con il proprio sacco pieno di gioie e dolori da offrire a Gesù per intercessione di San Francesco. Il viaggio è trascorso in piena armonia e preghiera. Prima tappa del pellegrinaggio è stata la chiesa dei Padri Passionisti a Fuscaldo, città nativa della madre di San Francesco. Grazie alla disponibilità dei Padri, tutti insieme abbiamo partecipato alla Santa Messa che è stata animata dal nostro gruppo. Ad aiutare il Sacerdote, durante la funzione liturgica, si sono prestati amorevolmente Rocco Panuccio e Giuseppe Fontana i quali hanno indossato l’abito della confraternita di San Francesco. Insieme abbiamo vissuto dei bei momenti di profonda riflessione dove il Sacerdote si è soffermato sull’importanza della figura di Gesù nella nostra vita: la vita di Gesù, vissuta interamente in comunione con il Padre, deve diventare la nostra vita. La vita di ogni cristiano è l’incontro con Gesù. San Francesco, come tutte le figure dei Santi, sono l’esempio della vera vita cristiana;sono veri discepoli di Gesù e hanno impresso nel loro cuore come un sigillo il bisogno di vivere come dice il Vangelo, hanno la voglia di diventare discepoli del Padre come Gesù. È stato bellissimo vedere tanto raccoglimento. Terminata la nostra visita a Fuscaldo e dopo avere pranzato in un ristorante locale, ci siamo recati a Paola presso il Santuario del Santo della
Carità. Non sapevamo, però, che c’era una sorpresa per tutti noi: nella piazza antecedente il Santuario c’era Padre Morosini, che il giorno prima era stato nominato nuovo Vescovo della diocesi di Locri-Gerace che con molto affetto, pazienza e generosità ci ha accolti. Dalla piazza siamo partiti tutti insieme intonando il rosario in vernacolo di San Francesco, per arrivare nella cappella delle reliquie dove Sua Eccellenza Morosini ha impartito la Sua solenne benedizione su tutti noi e su un quadro raffigurante Scilla con San Francesco che attraversa lo Stretto di Messina con il mantello, fatto fare per la ricorrenza del 5° centenario della morte del Santo e che sarà riposto nel nostro Paese. Non scorderò facilmente il volto, visibilmente emozionato, della Signora Ninuccia Pippia (e di tutti i presenti) per questa sorpresa così gradita e inattesa che abbracciandomi disse: “ e cui sa spittava na cosa i chista!”. Il nostro pellegrinaggio continuò verso il luoghi di preghiera del Santo. Quanta pace e serenità che trasmette questo luogo; basta fermarsi un attimo, fare un respiro profondo per sentire il profumo della preghiera. Quanta umiltà si vede visitando questi luoghi:tutti piccoli cunicoli scavati nella pietra; si intuisce che ciò che veramente stava a cuore a questo grande Santo non erano le cose materiali ma celebrare le meraviglie del Signore. Tanta preghiera veramente partecipata e vissuta con il cuore, in un clima di armonia e pace; ecco come abbiamo trascorso questa giornata. Il sacco che prima era pieno di gioie e dolori è ancora pieno ma di serenità e amore e spero tanto che, con l’aiuto del Signore e con la nostra perseveranza nella fede, possiamo trasmetterla agli altri, possiamo prodigarci per gli altri seguendo l’esempio di San Francesco. Tutti noi siamo chiamati alla santità, non avrebbe senso altrimenti la venuta di Gesù; per tutti noi c’è posto nelle braccia infinitamente grandi di Dio Padre. Santa Teresina del Bambino Gesù diceva che “la grazia e l’amore di Dio si manifesta in tutte le anime, dalle più semplici alle più sublimi”. Credo sia essenziale prendere come modello di vita i Santi; essi, come dice il Concilio Vaticano II, proclamano le meraviglie di Cristo e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare, ci aiutano a trovare la via per la salvezza eterna. Allora con cuore umile e sincero cerchiamo di imprimere nel nostro cuore quello che era “il motto” ma ancor di più la vita di San Francesco: CHARITAS!!!

Con affetto, Francesca Scarano


by alex