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19 ottobre 2008
“SE SOLO CI SOFFERMASSIMO UN MINUTO AD OSSERVARE …”
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12 ottobre 2008
“PIETA’ POPOLARE – ARTE :UN BINOMIO INSCINDIBILE”
Dopo aver risposto ad un commento riguardo alcune medaglie la cui foto è presente nell’articolo riguardante i Ss. Cosma e Damiano, ho pensato di scrivere in modo più dettagliato sulla loro origine e la loro diffusione. In passato era più vivo e sentito il rapporto tra la gente e le proprie Chiese e ciò che rappresentavano. Non esisteva paese nel quale non vi fosse la presenza di almeno una confraternita e soprattutto le chiese erano sostenute dalle offerte dei fedeli. A seconda della posizione logistica in cui si trovava l’edificio sacro, le offerte provenivano da ceti marinareschi o da artigianali, braccianti etc. Nelle chiese di Santa Maria di Porto Salvo, dello Spirito Santo e nella chiesa Matrice, ad esempio, erano i pescatori che offrivano la quarta parte del proprio pescato (va detto che nella chiesa Matrice confluivano offerte in denaro ed in natura anche da parte dei ceti agricoli) e durante i festeggiamenti della Vergine Maria, venivano donate ai pescatori, in segno di riconoscenza, delle bellissime medaglie d’argento che raffiguravano la Sacra Effige. Queste bellissime medaglie venivano realizzate anche per commemorare eventi
particolarmente importanti. E’ l’esempio questo della medaglia raffigurante i Santi Medici, che venne realizzata nel 1901, come indica un’iscrizione sul retro, per commemorare la realizzazione delle statue che tuttora si venerano a Chianalea. Alcune venivano semplicemente sorteggiate in occasione delle 01 ottobre 2008
SANTA TERESA DEL BAMBINO GESU’ Dottore della Chiesa
Rocco Panuccio
30 settembre 2008
San Girolamo a Scilla

24 settembre 2008
“LA VARA PROCESSIONALE: ESPRESSIONE D’ARTE E DI FEDE”

Scopo principale di Scillachiese - oltre ovviamente a preservare almeno la memoria storica delle nostre tradizioni di fede e di devozione e del nostro immenso patrimonio artistico-culturale – è quello di far conoscere elementi del nostro patrimonio che, per i più svariati motivi, ai più risultano sconosciuti o, semplicemente, non si conosce il loro effettivo valore. A Scilla, la devozione verso i vari Santi e
La dimensione elevata delle statue (Scilla possiede le statue più grandi per dimensioni dell’intero comprensorio) e la loro pregevole fattura hanno portato alla realizzazione di grandi vare che, nella maggioranza dei casi, più che strumenti per trasportare le sacre Effigi, sono vere e proprie opere d’arte. Le nostre vare sono state realizzate tutte da artisti differenti
rispetto agli scultori delle statue soprastanti e verosimilmente in epoche – anche se di poco – differenti. In alcune vi è un’incisione con su scritto l’autore, come ad esempio nel retro della vara di San Giovanni Battista o in quella di San Rocco dove si legge “ A DIVOZIONE DI ROCCO BARRESI E LAVORATORI
o anteriore al
solo successivamente venne utilizza per la statua di San Francesco. Secondo i miei gusti, la più bella e pregiata è la vara di San Rocco. Questa è sorretta da quattro leoni, simbolo della forza e dell’eroicità della fede, sovrastata da una mensola decorata in basso rilievo con motivi floreali che regge la parte superiore che per decorazione ha, nelle tre facce principali, un festone dorato. Ai quattro angoli vi sono dei portafiori in legno con dei mazzi di rose rosa, margherite, gigli e foglie di edera in lamina dipinta. La vara, oltre che per la sua maestosa grandezza, colpisce per i suoi tenui colori, dati dalla tecnica dell’argento meccato che dona all’oro un colorito più tenue. Altra bellissima espressione d’arte è la vara di Maria Ss. di Porto Salvo a Chianalea. Questa, di caratteristiche simili a quella di San Rocco ma di dimensioni più ridotte, possiede - in luogo dei leoni - quattro bellissime aquile con le ali spiegate lavorate minuziosamente nei più piccoli particolari, simbolo anch’esse della forza ma adatte, a differenza dei leoni, ad una figura femminile.
Va detto che il leone nella cristianità è il simbolo dell’evangelista Marco e l’aquila di Giovanni, ma in questo caso non pare che ci sia nessun nesso particolare, rispettivamente, con San Rocco e con
Rocco Panuccio
03 agosto 2008
"LA STATUA MARMOREA DI SAN ROCCO"
Tante sono le opere d’arte che ornano le nostre bellissime chiese. Fra queste, senza dubbio, la più prestigiosa è la statua marmorea raffigurante San Rocco che sovrasta il maestoso altare
sinistra indica la piaga sanguinante. L’interno della tunica è dipinto di un verde intenso così come
gli orli, mentre i capelli sono dorati. Alla sua sinistra è scolpito un angioletto che mostra il segno del morbo pestifero (il cane con il pane in bocca sarà rappresentato solo in epoca più recente) ed indossa una graziosa tunica con gli orli dorati così come dorati sono anche i suoi lunghi capelli. Della presenza di questa statua troviamo traccia tra gli scritti relativi alla prima visita pastorale di mons. Annibale D’Afflitto del 1594 durante la quale, tra le altre cose, visitava la chiesa di San Rocco con relativa confraternita. Scilla inoltre è l’unica città della vasta arcidiocesi Reggina-Bovese a possedere una statua di marmo raffigurante San Rocco, statua che non è presente neanche nei centri rientranti nella competenza di altre diocesi dove è particolarmente sentito il culto al Santo Romeo, come Palmi, Gioiosa Jonica, Acquaro o Cittannova. Attorno al suo arrivo a Scilla ruotano diverse leggende. Secondo una di queste, la statua venne portata insieme con quella sempre marmorea raffigurante l’Immacolata, e dopo aver collocato quest’ultima nel rione superiore (attuale chiesa di San Rocco ) e San Rocco in quello inferiore (attuale chiesa Matrice), li videro l’indomani in posizione invertita. Senza scoraggiarsi spostarono nuovamente le due statue per ben tre volte, ma dopo il terzo giorno, con stupore, capirono che San Rocco voleva rimanere nel quartiere alto, mentre l’Immacolata in piazza Matrice, ossia il punto di mezzo del Paese. Un’altra leggenda narra che, mentre trasportavano la statua, arrivati
all’altezza dell’attuale tabacchino in piazza San Rocco, cadde il bastone (tutt’oggi il bastone della statua è in legno perché manca quello in marmo) ed in quel punto crebbe un grandissimo albero. Era talmente maestoso e verdeggiante che portava ombra al palazzo alle sue spalle di proprietà della famiglia Cimino la quale - infastidita dall’ombra - decise di tagliarlo. Sempre secondo la leggenda tutti i componenti di questa famiglia caddero in disgrazia e scomparvero da Scilla. Infine, un’altra legenda, che si intreccia però con la storia, è quella secondo la quale inizialmente la statua veniva portata in processione per le vie del paese. Questa tesi è suffragata dall’usura del piede sinistro causata dalle carezze dei fedeli. Sarebbe stato impossibile levigare il marmo se la statua fosse sempre stata collocata sull’altare maggiore… Scilla, come si può notare, ha sempre avuto un intenso legame con il nostro amato Patrono ed è davvero triste vedere l’agonia materiale e spirituale in cui versa la nostra amata Chiesa patronale. Ma la cosa che più d’ogni altra mi reca sofferenza è il silenzio e l’indifferenza di moltissimi scillesi, grazie anche al sacrificio dei quali è stato possibile ricostruire il nostro bellissimo Santuario. Spero che, anche grazie a queste brevi righe, si possano svegliare le coscienze e si possa riuscire a salvare quello che ormai è destinato alla distruzione.Rocco Panuccio


