Come è nato il blog "scillachiese"?

Questo blog nasce dalla fede e devozione che,
questo piccolo gruppo di ragazzi,
ha verso le proprie chiese
e ciò che rappresentano.
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04 novembre 2008

4 NOVEMBRE: FESTA DELL’UNITA’ NAZIONALE E DELLE FORZE ARMATE

Questo 4 novembre è un po’ più speciale degli altri. Ricorre, infatti, il novantesimo anniversario della Vittoria della coalizione della quale faceva parte l’Italia su quella imperniata sugli Imperi austriaco e tedesco, alla fine della prima guerra mondiale. Vittoria segnata dal sacrificio di quasi settecentomila giovani militari morti per difendere la nostra Patria. E’ oggi celebrata soprattutto come Festa dell’Unità nazionale, perché fu infatti con la prima guerra mondiale che il Risorgimento nazionale venne effettivamente compiuto, e come Festa delle Forze armate, per ricordarne gli enormi sacrifici in ogni tempo e luogo sopportati per il bene di tutta la Nazione e per rendere omaggio alla loro funzione attuale che è volta, soprattutto, al mantenimento della Pace ed al sostegno alle popolazioni di luoghi politicamente e militarmente instabili ed alla ricostruzione economico-infrastrutturale dei luoghi medesimi.
Celebrare la festa del 4 novembre significa riconoscere anche la dedizione delle donne e degli uomini i quali – sull’esempio di chi li ha preceduti – indossano con disciplina, onore e coraggio le divise dell’Arma dei Carabinieri, dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica. Significa esprimere la doverosa gratitudine a quanti hanno pagato con la vita per ottenere, prima, l’unità e l’indipendenza della Nazione e, poi, quella libertà e quella democrazia che abbiamo la fortuna, oggi, di poter considerare come acquisite.


Come tutti i Comuni d’Italia, anche Scilla onora, con una solenne cerimonia, la ricorrenza del 4 Novembre. Tale cerimonia, preceduta da un corteo mesto e solenne, culmina al cospetto dello splendido Monumento marmoreo, restaurato in anni recenti e ricco di manufatti che rappresentano i soldati durante le numerose battaglie. Ai piedi, due lapidi ricordano nome, corpo, grado e anno di morte dei valorosi Scillesi caduti durante i conflitti.

Quest’anno l’evento s’è svolto a Scilla-citta domenica 2 novembre, soprattutto per dare la possibilità a più persone di essere presenti. Il corteo s’è snodato dalla Chiesa Madre Maria Ss. Immacolata subito dopo la celebrazione della santa messa, alla presenza delle autorità della Chiesa cattolica e di quelle civili e militari che, a vario titolo, operano in ambito scillese, ed è stato accompagnato da preghiere e canti religiosi e dalle note della Banda Musicale di Scilla.
Arrivati in Piazza del Monumento la banda ha intonato “La Leggenda del Piave”, una delle più celebri canzoni patriottiche italiane. Alla fine dell’esecuzione, il Sindaco, oltre a ringraziare tutti i presenti, saluta con affetto il prof. Francesco Como, purtroppo assente per una lieve influenza. Valoroso reduce della seconda guerra mondiale, attuale presidente della sezione reggina dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra, il prof. Como non aveva mai saltato un 4 novembre, portando la testimonianza vissuta della lunga partecipazione alla guerra, segnata da lontananza da casa e mancanza di comunicazioni con la famiglia, combattimenti, fame, sete, intemperie climatiche, morte...
Cattolico convinto ed impegnato, il prof. Como è anche un amico ed un collaboratore saltuario ma prezioso di Scillachiese che si stringe attorno a lui in un affettuoso abbraccio in questo momento di passeggera indisposizione.
Il nuovo Parroco dell’”Immacolata” don Francesco Cuzzocrea aggiunge le sue alle riflessioni del Sindaco, facendole preghiera ed impartendo la benedizione alla corona d’alloro, al monumento ed ai presenti in ricordo dei caduti, mentre il primo trombettista della Banda intona il celebre e toccante “Silenzio”.
Il “Canto degl’Italiani” o “Inno di Mameli”, sempre per l’esecuzione dell’orchestra scillese, è la giusta conclusione di un’intensa mattinata di patriottismo e di riflessione e preghiera per la Pace.

Alessandro Delorenzo

29 ottobre 2008

Un’azione di bene “per caso”

Tante volte si compiono dei piccoli gesti, delle misere azioni, che solo dopo averli compiuti t’accorgi d’aver fatto del bene a qualcuno che molto probabilmente non sai nemmeno chi sia, anche se sicuramente ha bisogno di te.
Vi dico queste parole per il semplice motivo che, qualche giorno fa, mi è capitato di dare un aiuto “per caso”.
Ero andato in motorino sotto casa di un Amico (Rocco) per chiedergli di uscire a fare una passeggiata e scambiare quattro chiacchiere. Ad un certo punto mi arriva una chiamata sul cellulare. Era proprio lui. Mi dice che deve andare a caricare dei pacchi. Io avevo sentito spesso parlare di questi pacchi ma, o per lavoro o per altri motivi, non ho avuto mai l’opportunità di capire di cosa si trattasse e gli ho risposto (avendo un’oretta libera) che gli avrei fatto compagnia. Arrivato a destinazione sono entrato – con un po’ d’imbarazzo - assieme a Rocco. Incontrammo diversi conoscenti, tra i quali due cari amici di famiglia uno di essi il responsabile della struttura. Erano in totale quattro le persone che sono scese nella sala sotto per iniziare subito i lavori e non è mancato neanche un momento d’ilarità per via delle bizze dell’ascensore. Una volta scesi, abbiamo aperto la cosiddetta “stanza dei Pacchi” e subito Pietro, uno del gruppo, mi ha detto che sono tutti pacchi pieni di indumenti di qualsiasi taglia e ambo i sessi, giocattoli per bambini, scarpe nuove ed usate, tappi di plastica che servono per beneficenza e tante altre cose. Tutta roba che poteva servire a qualcuno meno fortunato di noi.
Diciamo che solo in quel momento, guardando quella stanza piena di scatoloni, ho capito quello che stavo andando a fare: aiutare qualcuno senza sapere chi fosse, dove abitasse, che aspetto avesse... Non ho fatto nessuna domanda e mi sono messo subito a portare questi pacchi nel parcheggio dell’edificio per caricarli sul camioncino. Quest’ultimo era abbastanza grande ma lo abbiamo riempito fino all’inverosimile. Naturalmente quell’“oretta libera”, nel frattempo, erano diventate tre. Ma non lo avvertivo come un peso, perché mi rendevo conto che stavo impiegando molto bene quel tempo.
Questa testimonianza non mi serve a “farmi bello” agli occhi degli altri. Quello che m’importa è soltanto dire come basti veramente poco per far sorridere qualcuno. Non importa la razza, il sesso, la religione. Quello che conta è che bisogna aiutare chi ha più bisogno di noi.

Inoltre voglio ricordare che a Scilla si effettua la raccolta degli indumenti nuovi o usati, giocattoli, tappi di plastica di ogni grandezza e qualsiasi altro oggetto utile che a noi non serve più ma che può far felice tante persone.

Alessandro Delorenzo

07 giugno 2008

"Il rispetto della vita è la prima giustizia da applicare" (Benedetto XVI, 12 maggio 2008)

Accogliendo l'invito di un lettore, proviamo a trattare un argomento d'infinita importanza e sempre attuale:
l'interruzione volontaria della gravidanza, tema inscindibilmente connesso con quello del valore da dare alla vita umana. Data l'estrema delicatezza dell'argomento stesso, ci scusiamo fin d'ora se, in qualche passaggio, appariremo superficiali, poco informati o insensibili verso le sofferenza di taluno. V'invitiamo, anzi, fin d'ora, a segnalarci prontamente eventuali incongruenze. Così come speriamo che da questo articolo possa partire un breve ma profondo dibattito che speriamo costruttivo e che comunque dovrà essere affrontato "con i piedi di piombo" e con cognizione di causa. A tale dibattito ci piacerebbe che partecipassero anche i non cattolici. Tutti coloro, cioè, che aderiscono ad un'altra confessione cristiana, ad un'altra religione ovvero a nessuna. Tra questi ultimi, ricordiamo la figura di Norberto Bobbio il quale, nel dibattito sui vari referenda che, nel 1981, tendevano, uno, ad abolire o, altri, a modificare, in senso estensivo o restrittivo, la legge 194/1978 che aveva depenalizzato l'aborto volontario, aveva - con sorpresa di alcuni - espresso la propria contrarietà all'aborto stesso, equiparandolo, nella sostanza, alla soppressione volontaria di una vita umana.
L'occasione immediata per la richiesta del lettore e, quindi, per la composizione di quest'articolo ci è fornita dal discorso tenuto da Papa Benedetto XVI lunedì 12 maggio 2008, in occasione dell'incontro con alcuni militanti del Movimento per la Vita, a trent'anni esatti dall'entrata in vigore della citata legge.Ma veniamo ad alcune delle parole del Pontefice, tratte dal resoconto fattone dal "Corriere della Sera" di martedì 13.
"Il rispetto della vita è la prima giustizia da applicare"."Guardando ai passati tre decenni non si può non riconoscere che difendere la vita umana è diventato oggi praticamente più difficile, perché si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore, affidato al giudizio del singolo".
"L'aver permesso di ricorrere all'interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto una ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze".
I tre brani surriportati sono stati, tutti, estrapolati da Luigi Accattoli per la composizione del suo articolo apparso a pagina 5 del citato numero del quotidiano di Milano.
Ma il Pontefice, riferisce sempre Accattoli, non si è limitato all'invettiva contro la ferita dell'aborto volontario ma ha anche richiamato le forze politiche, sociali e culturali nonché le coscienze dei singoli a prestare molta maggiore attenzione al tema, strettamente correlato, del sostegno economico e morale nonché della valorizzazione culturale della famiglia. Cosa della quale le leggi e le pratiche amministrative e sociali italiane si fanno carico, a giudizio del Papa, in una maniera assolutamente inadeguata.
Ma torniamo a quella che, a mio parere, è la più significativa delle espressioni di Ratzinger: "L'aver permesso di ricorrere all'interruzione della gravidanza (...) ha aperto una ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze".
Tutti ricordiamo come già Papa Giovanni Paolo II fosse, con il suo straordinario vigore fisico e morale, paradossalmente visibile anche - e forse soprattutto - negli anni della decadenza fisio-patologica, uno strenuo avversario della pratica abortiva e delle legislazioni che, in qualsiasi modo, la permettono o tollerano. Quanto dolore ricevette dalla sua Polonia quando anch'ella si accinse ad intraprendere la strada già percorsa, prima di lei, dalla maggior parte delle Nazioni occidentali!
Personalmente, ritengo che la decisione consapevole e la conseguente azione di interrompere una vita umana, anche allo stato embrionale o fetale, sia qualcosa di aberrante per la coscienza personale e collettiva. Al tempo stesso, però, non riuscirei a non considerare oppressivo ed aberrante anche quello Stato che, in una forma o in un'altra, "obbligasse" una donna a portare a termine una gravidanza. Né mi sento, in tutta coscienza, di poter equiparare moralmente un aborto praticato per superficialità ad uno posto in essere perché la madre correrebbe seri rischi per la sua vita o la sua salute se portasse a termine la gravidanza o se il nascituro risultasse, da indagini diagnostiche inequivocabili, destinato ad una vita di atroci e continue sofferenze. Altrettanto attenuante del male fatto ricorrendo all'aborto è il caso, secondo me, della sua attuazione a seguito di una gravidanza iniziata a causa di una violenza sessuale, soprattutto se la vittima è minorenne.
Spero che nessuno rinvenga, in queste mie considerazioni, una giustificazione della pratica abortiva. Ma credo, in tutta coscienza, che una tematica così complessa e delicata non si presti ad essere ricondotta a "parole d'ordine" semplici e valide in qualsiasi circostanza.
Non credo, per esser chiari, che lo Stato possa punire chi faccia ricorso all'aborto volontario, salvo quando non segua le corrette procedure previste dalla vigente legislazione. E questo non toglie nulla all'inaccettabilità morale dell'interruzione volontaria della gravidanza, ma riconosce il principio, per me essenziale, che non sempre il peccato - anche gravissimo come in questo caso - possa essere punito come reato.
Quello che del discorso papale va, secondo me, valorizzato è l'accorato richiamo alla ribellione allo svilimento del valore della vita che, assumendo connotati tragici nel momento nel quale si decide di attuare un aborto, ha, tuttavia, radici più profonde ed espressioni varie tutte quelle volte nelle quali alla vita non è data la giusta importanza: in famiglia, a scuola, nel lavoro, nell'assistenza sanitaria... Ogni volta che un operatore sanitario non presta la dovuta attenzione al paziente; ogni volta che un imprenditore, per massimizzare i profitti, risparmia proprio su ciò su cui mai dovrebbe: la sicurezza sul lavoro; ogni volta che agli studenti non si illustrano con chiarezza i rischi per la vita e la salute che implicano certi comportamenti: in tutti questi casi - per superficialità, ignoranza, mancanza di coscienza - si contribuisce a banalizzare il valore della vita.Per tutte queste considerazioni, penso che lo Stato, la società e - in essi - principalmente i cattolici debbano impegnarsi affinché ogni donna sia messa nelle condizioni morali, psicologiche, culturali, economiche e sociali di poter rifiutare l'aborto e scegliere la vita.La legge 194/1978 è, dunque, un male. Ma un male che, alla luce di insuperabili considerazioni, può essere definito necessario. Urge, piuttosto, da parte dei cattolici in primo luogo ma di tutti gli esseri umani di buona volontà, una mobilitazione consapevole che "pretenda" l'applicazione integrale di questa legge, soprattutto per quelle sue parti che la configurano come uno strumento per la tutela della maternità e della vita "fin dal suo inizio" e contro il controllo delle nascite.

Giovanni Panuccio

06 maggio 2008

Gli Scillesi e San Rocco, un rapporto davvero Speciale

A Scilla la devozione verso San Rocco ha origini antichissime. Alcune testimonianze, affermano che nei momenti di difficoltà, gli scillesi si sono sempre affidati all’intercessione del loro Santo Patrono con fede e devozione. A tal proposito voglio raccontare un episodio di grande devozione verso San Rocco. Nel 1939 mio nonno, Salvatore Briganti, venne chiamato in guerra e vi rimase per sei lunghi anni. Da quello che racconta mia nonna Pasqualina, sua sposa, quando il nonno partì, lasciò lei e il loro primogenito Giuseppe, che allora aveva appena tre mesi. Nell’arco di questi sei anni, il nonno fu prigioniero in Egitto, Marocco e poi in Inghilterra. L’unico mezzo di comunicazione che lo legava a mia nonna, erano le lettere. Quand’era in Egitto, il nonno mandò una lettera a casa, nella quale, pur essendo in prigionia, rassicurava mia nonna sulle sue condizioni di salute e chiedeva di avere inviato un pacco con degli indumenti nuovi per potersi vestire. Subito la nonna lo mandò. Dopo di ciò, per circa un anno, nonna Pasqualina non ricevette nessuna notizia del nonno, ed ormai si era rassegnata all’idea che fosse caduto in prigionia. Ma un bel giorno, un signore, bussò alla sua porta, portandogli una lettera. Era il nonno che scriveva, rassicurando la nonna ed informandola che era stato trasferito in Marocco e che il pacco richiesto non lo aveva ricevuto. La permanenza in Marocco durò circa tre anni, fino a quando nel 1944 venne nuovamente trasferito, questa volta in Inghilterra.
Qui i soldati erano impegnati a svolgere diversi lavori e mio nonno venne messo a lavorare la seta. Nel tempo libero sentì il bisogno di creare “un’opera d’arte”, se così la possiamo considerare ! Al termine della guerra, quest’opera il nonno la portò a casa con se. Era il novembre del 1945 e al suo arrivo, come racconta la nonna, aveva sotto braccio un pacco all’interno del quale era avvolto un bellissimo quadro con raffigurata l’immagine di San Rocco. Nonno Salvatore, nel raccontare tutti gli episodi della guerra e degli anni di prigionia, affermò che proprio nei momenti di maggiore difficoltà, sentì il bisogno di avere tra le mani qualcosa che lo avvicinasse al Santo di Momptellier, e non possedendo sue immagini, con della seta creò un bellissimo quadro che raffigurava la bellissima statua che Scilla possiede, quadro che tuttora è appeso nella camera di mia nonna. Ciò a testimonianza della grande devozione che da tempo immemorabile, il popolo scillese ha nei confronti di San Rocco, una figura esemplare, importante e rilevante per la vita di ognuno di noi.


Salvatore Briganti

29 aprile 2008

Lettera ad un Amico Sconosciuto




In questi giorni ho notato che l’articolo sulle chiese di Scilla, e non solo quello, ha irritato un nostro visitatore, il/la quale ha pensato di postare un commento il cui testo, riporto qui di seguito:

“Che mala pubblicità che continuate a fare alla nostra parrocchia. Pensando a voi mi vergogno di appartenervi. Ma ringrazio Don Bruno per lo splendido dono che ci ha regalato... Già perchè nessuno di voi osa entrare in chiesa per inginocchiarsi di fronte al Santissimo... Se ancora non ve ne foste accorti noi a scilla abbiamo l'Adorazione Eucaristica Perpetua... Poche chiese in Italia la praticano e noi a Scilla ne abbiamo avuto il privilegio grazie sempre a Don Bruno. Vi preoccupate per il patrimonio artistico di Scilla e delle chiese chiuse e siete totalmente indifferenti a Gesù vivo in mezzo a noi... Continuate così perchè se volevate divertirci con le vostre barzellette ci state riuscendo”.


Questo ha portato molti di noi e mi ha portato a fare una riflessione che vorrei condividere con voi.(scritta l’indomani dell’arrivo del commento) ma che ho atteso di pubblicare per non condizionare il discorso che era nato.
Vorrei dire all’amico/a anonimo/a che ha lasciato questo commento, che al contrario, io non mi vergogno né di lui/lei né di chi condivide il suo agire e le sue idee, perché uno degli insegnamenti che ho ricevuto in parrocchia, è: ”ama il prossimo tuo come te stesso”, quindi sia nella mia vita privata che sociale (con non poche difficoltà tenendo presente nel mio agire tre passi biblici, il Signore è il mio Pastore……, Le Beatitudini e l’inno alla Carità), mi sforzo di applicare questo insegnamento, anche verso coloro che mi hanno calunniato, raccolto firme contro la mia persona, rinnegato l’amicizia, ecc., non provando nei loro confronti alcuna vergogna.
Per quanto riguarda l’Adorazione Eucaristica Perpetua, certo che me ne sono accorto, in special modo nell’estate scorsa, quando alcune persone distribuivano volantini sul lungomare, o quando come "Wanna Marchi" (paragone fatto da chi offriva le ultime iscrizioni del giorno), s’invitavano i fedeli a partecipare all’Adorazione Eucaristica. Sai, mi hanno insegnato che io devo essere il "volantino" di Cristo col mio agire, nel parlare, nel lavoro, nella famiglia ecc. Io, come tante altre persone, non sono nuovo all’Adorazione Eucaristica, noi ci dissetiamo da tanto tempo a questa fonte. Noi avevamo deciso di partecipare alla nuova Adorazione a modo nostro secondo la nostra esperienza, il primo mese, eravamo in tre, poi quattro, al terzo appuntamento, sei, dopo la terza settimana eravamo arrivati in undici, non perché avevamo fatto pubblicità, ma perché diversi ragazzi sapendo che noi avevamo iniziato questa esperienza, si sono voluti unire a noi.
Questo però non è andato giù, con la scusa di un disguido è stata montata una baraonda che ha portato ad un invito esplicito a non frequentare più la parrocchia, cosa che mi ha costretto ad accettare l’offerta (non il solo purtroppo), decisione estremamente sofferta, affinchè finissè quell’ episodio scandaloso, questo dopo aver preso consiglio da chi di dovere, perché un’altra cosa che ho imparato in parrocchia è che un cristiano non deve dare scandalo. Tu non mi vedi perché io non voglio irritare nessuno, dato che io sono stato invitato ad andarmene. Io in chiesa entro, ma enon suono la tromba, non metto la firma, perché il Signore vede e sa, perché Lui che si è donato e si dona per noi in modo particolare ogni giorno durante la Messa, ed è presente a Scilla oggi,e lo è stato sempre . Gesù non è solo in mezzo a noi, ma deve essere soprattutto DENTRO di noi. Noi dovremmo essere Ostensorio, ma se la preghiera non si tramuta in azione, la stessa rimane vuota. Quando si sta davanti a Cristo si prega prima per gli altri e poi per se stessi, gli altri, per primi, sono le persone con le quali non si è in comunione, quindi ti ringrazio se preghi anche per me. Chi contempla Cristo non dovrebbe provare disprezzo per il suo prossimo. Il fine di una parrocchia è quella di creare Comunione in Cristo, tra noi e con la Chiesa Universale, perché ti ripeto, è scandaloso per un cristiano creare divisione, ma per creare comunione non si può scendere a compromessi, infatti io come tante altre persone mi sono allontanato per questo, cosa che mi ha portato a frequentare altre parrocchie vicine dove ho trovato e tuttora trovo conforto, e la Fonte d'Acqua Viva. Tutto passa tutto finisce, le profezie, i doni, e i carismi, solo la carità non passerà.
Noi siamo di Cristo e della sua Chiesa e in Cristo dobbiamo restare, anche se il mondo intero si abbandonerà alle mode del momento la Via Giusta.è una sola, come ha detto il Vescovo in una sua predica a Scilla. Anche se alcuni uomini della chiesa non hanno un comportamento Santo La Chiesa rimane sempre Santa, perché in essa vi è Cristo.
.
Questa mia riflessione nasce dalla mia esperienza di parrocchia e non vuole essere un rimprovero o altro, questo spazio è dedicato al dialogo.
Devo ringraziare chi ha scritto i commenti successivi, in particolare Giovanni P. del quale condivido il pensiero
Io non so chi sei, ma se vuoi parlare con me puoi incontrarmi senza problemi. Il dialogo sereno è l’unico mezzo per fugare qualsiasi dubbio.
Grazie, Costantino.

P.S. Riporto un’estrapolazione di un discorso tenuto da padre Raniero Cantalamessa riportato da Zenit.
…….. A questo proposito, ha avvertito che “i falsi profeti non sono soltanto coloro che di tanto in tanto spargono eresie; sono anche coloro che 'falsificano' la parola di Dio. I falsi profeti sono coloro che non presentano la parola di Dio nella sua purezza, ma la diluiscono ed estenuano in mille parole umane che escono dal loro cuore”.
“I falsi profeti sono coloro che fanno tutto l'opposto e cioè trasformano il vino puro della parola di Dio in acqua che non inebria nessuno, in lettera morta, in vano chiacchiericcio”, in “chiacchiere profane [...] che non hanno attinenza con il disegno di Dio, che non c'entrano con la missione della Chiesa”. …….

22 aprile 2008

LA PIETA' POPOLARE, VERO TESORO


Il termine pietà popolare indica le varie forme con cui si esprime la deviozione ai Santi. Papa Paolo VI in un suo discorso affermava : <<la pieta’ popolare manifesta una sete di Dio che solo i semplici e i poveri possono conoscere…. genera atteggiamenti interiori raramente osservati altrove al medesimo grado: pazienza, senso della croce nella vita quotidiana, distacco, apertura agli altri, devozione…...A motivo di questi aspetti, noi la chiamiamo volentieri pietà popolare,cioè religione del popolo>> .
Il Direttorio pastorale e i documenti sinodali danno sulla pietà popolare delle linee guida che sono tuttora valide. In questi documenti si ribadisce che ci deve essere una certa armonia tra pietà polare e liturgia e che bisogna indirizzare le devozioni popolari verso la centralità dell’Eucarestia. Viene inoltre evidenziato che questi atti devozionali non devono trasformarsi in pietà falsa, in superstizione o in pratica magica. Tuttavia gli stessi documenti sinodali affermano che prima di giudicare, dobbiamo cercare di interpretare e di capire. Papa Giovanni Paolo II esortava a interpretare i significati della religiosità popolare <<in maniera non riduttiva, senza escludere e ignorarne il contesto genuinamente religioso. Si tratta di momenti di religiosa pienezza in cui l’uomo recupera un’identità perduta o frantumata, ritrovando le proprie radici. Svalutando la religiosità popolare si corre il rischio che i quartieri, i paesi,e i villaggi, diventino deserto senza storia, senza cultura, senza religione, senza linguaggio e senza identità, con conseguenze gravissime>>.
Queste parole del Papa trovano perfetto riscontro nella situazione che il nostro paese sta vivendo con la scelta pastorale di eliminare le nostre feste popolari? Nessuno si può permettere di cancellare la storia, la cultura e l’identità di un popolo soprattutto quando questi momenti di genuina fede non avevano nulla di superstizioso o di magico. Le nostre feste erano precedute da un triduo di preparazione con l’esposizione solenne del SS. Sacramento. Il Santo veniva posto come modello da imitare per arrivare a Cristo e non da idolatrare. A questo proposito vorrei riportare un’affermazione scaturita dal Concilio di Trento (3 Dicembre 1563): <<l’onore reso all’immagine sacra è diretta alla persona rappresentata>> e di questo il popolo di Scilla ne era e ne è ben consapevole.
Sappiamo benissimo che le statue sono di legno, come sappiamo pure che nell’ostia consacrata vi è la presenza reale di Gesù. Ma forse ciò a qualcuno è sfuggito e ha creduto che l’era cristiana in questo paese sia iniziata quattro anni fa e che quindi bisognava evangelizzare.


L’uso di immagini sacre è molto importante nell’ambito della pietà popolare perché aiutano i fedeli a porsi davanti ai misteri della fede.L’abitudine di baciare o toccare con la mano le statue, le reliquie sono modi semplici di manifestare esternamente il sentire del cuore e l’impegno di vivere cristianamente.
La pietà popolare è un vero tesoro del popolo di Dio” - Giovanni Paolo II

Giuseppe Fontana

11 febbraio 2008

La Banda di Scilla: "La musica è Vita"


Se ci fermiamo 10 minuti ad ascoltare, stando in silenzio, cosa sentiamo?... sentiamo dei suoni, dei rumori, delle melodie che formano una musica che non finiamo mai di percepire e che ci accompagna durante i giorni della nostra lunga vita. Proprio per questo, oggi, possiamo dire che la musica e bella, la musica è vita.

Una delle associazioni Scillesi, più antiche, che produce la musica in vari generi è il “Complesso Bandistico Citta di Scilla” chiamato da noi tutti “La Banda di Scilla”.
Io, è da circa 15 anni che suono in questo complesso, e per me è una grande gioia dedicare un post di questo blog, sulla banda, perché provengo da una famiglia che la musica ce l’ha avuta sempre nel cuore.
Questo articolo, ho deciso di scriverlo l’altro giorno, mentre cercavo delle cose in un antico cassetto; tra le mani mi venne un giornale parrocchiale del luglio – agosto 1999, “INSIEME Costruiamo la Comunità”, con in copertina un antica foto di San Rocco in processione. Mi sono incuriosito, ed aprendolo ho subito trovato un articolo, da me già letto in passato, intitolato “ Viva la Banda Città di Scilla” di Rocco Picone (sopra riportato). In questo articolo è riportata tutta la storia della banda di Scilla, in modo molto esauriente, dal 1885 al 1999, anno in cui fu scritto l’articolo.
In questi altri 9 anni, dal ‘99 fino ad oggi, la banda si è sempre portata avanti anche in momenti molto delicati. E’ composta dal Presidente Clemente Scarano, il Segretario Giuseppe Pizzarello,
il Direttore Prof. Domenico Tedesco, il Capobanda Rocco Delorenzo e da altri 30 ottimi elementi, tutti giovani e musicalmente molto preparati. Ha partecipato in parecchi concorsi in Calabria, molto competitivi, raggiugendo posizioni abbastanza positive.
Facciamo un Augurio Speciale perché, nel Natale 2007, il Complesso Bandistico Citta di Scilla ha compiuto le “Nozze D’Argento”, 25 anni dalla sua ultima fondazione, con la speranza che aumentino sempre di più le occasioni per potersi esibire, soprattutto nel nostro bellissimo paese.
Purtroppo come in tutte le cose belle c’è sempre qualche nota negativa:
Durante questi anni, alcuni elementi guidati dal Prof. Tedesco, hanno messo in pratica la scuola di musica, non solo per far imparare l’arte della musica, ma anche per fare aumentare il numero di elementi del complesso. Tutto cio, però ha portato pochi isritti ai corsi, e come ben si sà, se non ci sono nuovi elementi il futuro della banda e a rischio.
Con questo articolo voglio fare un appello a tutti i genitori di scilla, di iscrivere i propri figli ai corsi, per imparare e vivere attraverso il bel colore della musica, perché come ho gia detto prima:
“la musica é bella, la musica è vita”.

Voglio ringraziare personalmente il Sig. Rocco Picone per aver scritto l’articolo publicato nel ’99 e inserito in seguito nel libro, raccolta di articoli, “Nato per Caso”, da lui composto nell’anno 2000, che ha ricostruito la memoria storica della banda di Scilla.

Alessandro Delorenzo,
Flautista.

14 dicembre 2007

I Primi 70 anni della Signora Ninnuccia Pippia



Il 13 Dicembre oltre alla ricorrenza di Santa Lucia, alcuni giovani scillesi hanno festeggiato i 70 anni della Signiora Ninnuccia Pippia, una signora ricca di bontà e con un gran sorriso stampato sulle labbra.
Noi giovani l'abbiamo voluta ricordare con una targa augurandogli altri 70 anni ricchi di buona salute e tanta serenità.
Signora Ninnuccia TI VOGLIAMO BENE.