Come è nato il blog "scillachiese"?

Questo blog nasce dalla fede e devozione che,
questo piccolo gruppo di ragazzi,
ha verso le proprie chiese
e ciò che rappresentano.
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09 dicembre 2008

“8 DICEMBRE 2008, SCILLA FESTEGGIA MARIA Ss. IMMACOLATA”

Giorno otto dicembre, la Chiesa venera la Vergine Maria sotto il titolo di Immacolata Concezione. Anche se la mancanza in Maria del peccato originale venne sancita ufficialmente con la proclamazione del dogma con la bolla “Ineffabilis Deus” da parte di papa Pio IX, l’otto dicembre 1854, la Chiesa venera Maria Ss. Immacolata già dall’XI secolo e, dal 1476, la festa venne introdotta nel Calendario romano. Scilla, che ha radici cristiane antichissime, ha avuto, da sempre, la vergine Maria come titolare della sua unica parrocchia. Inizialmente venerata sotto il titolo di Vergine Odigitria, da epoca compresa tra la fine del XV secolo e i primordi del XVI lo è sotto il titolo di Vergine Immacolata. E’ riconducibile a quest’età infatti la realizzazione della stupenda scultura marmorea raffigurante l’Immacolata, la cui iconografia si è da sempre rifatta alla descrizione della Vergine che San Giovanni fa nell’Apocalisse. La tradizione di venerare la Vergine Maria è rimasta, per Scilla, inalterata nel corso dei secoli ed anche ieri è stata osservata in un clima di preghiera, devozione e gioia. In una sola parola: in un clima di festa! Era da molti anni che il buon Dio non ci donava un otto dicembre soleggiato come quello di ieri. La solennità si è aperta con la celebrazione della Novena al mattino alle 6. E’ continuata con la solenne Celebrazione delle 11, nella quale Scilla ha accolto tre nuovi battezzati, ed è terminata con la recita dei Secondi Vespri solenni che hanno preceduto la processione per le vie del paese. La processione ha avuto inizio attorno alle 16,30 ed ha visto la partecipazione di tutte le realtà parrocchiali, della banda di Scilla e delle autorità civili e militari. E’ stato un percorso di preghiera, riflessioni e interventi musicali da parte della banda. Momenti molto belli sono state le soste davanti le Chiese e i luoghi di sollievo della sofferenza. In tali fermate, la preghiera è stata arricchita da riflessioni tematiche relative al luogo in cui ci trovavamo. Infine molto bello e commovente è stato il momento nel quale, arrivati in Chiesa, abbiamo elevato in alto la meravigliosa Effige della Vergine, che Scilla si onora di possedere, come a simboleggiare un elevamento verso il cielo. Don Francesco, dopo la processione, ha ringraziato il popolo, le autorità civili e militari e i gruppi presenti, ribadendo il suo attaccamento al popolo di Scilla che, giorno dopo giorno, si sente di amare sempre di più. In conclusione, penso proprio che siamo noi scillesi a dover ringraziare don Francesco, per averci dato la possibilità di vivere una giornata intensa di fede, devozione e gioia!



Rocco Panuccio
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07 dicembre 2008

Solennità dell' Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria



Oggi è la vigilia della Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. In questa solennità Maria e contemplata in quanto Creatura di Dio preservata dal peccato fin dal suo concepimento, infatti è definita già dai primi secoli Tutta Santa. Domani si chiude a Lourdes l'anno giubilare in ricordo del 150° anniversario delle apparizione dell'Immacolata a Santa Bernadette
Credo che tutta la nostra parrocchia attende con gioia questo giorno, dopo la bella novena vissuta tutti i giorni a partire delle cinque del mattino. Come sempre i fedeli scillesi hanno riempito la chiesa Madre seguendo con attenzione la catechesi, con riflessioni precise sulla figura di Maria, che ci hanno arricchito e dato spunto di riflessione. Speriamo che domani sia una bella giornata, in tutti i sensi e possiamo percorrere con Maria le strade della nostra parrocchia, pregando con Lei nei luoghi dove si svolge la nostra vita, in special modo nei luoghi della sofferenza e della Speranza Buona Festa a Tutti.

20 novembre 2008

Cenni storici sulla chiesa Madre di Scilla


Sono incominciati i lavori di rifacimento e abbellimento della chiesa di Maria SS. Immacolata la “Matrice”.
I lavori di cui si sta occupando la ditta Edil Art del Geom. Martello Giuseppe, consistono nel rifacimento ed abbellimento delle colonne interne come pure l’abbassamento dell’altare maggiore in quanto con la sua altezza impedisce la visione di parte del meraviglioso mosaico. I lavori più importanti però sono la chiusura ad arcate e la costruzione di un soppalco dei locali alti detti matronei, che in seguito saranno sede di un museo parrocchiale il quale dovrebbe ospitare una pinacoteca dei molti arredi e statue sacre. La Matrice e una delle più vecchie chiese di Scilla ed ha sempre occupato lo stesso sito ( una volta chiamata piazza Santa Croce ) Nel Tempo fù distrutta dai vari terremoti e rifatta, grazie all’operosità degli scillesi, sempre più bella. In età Bizantina era intitolata alla madonna D’Itria, mentre all’epoca Normanna aveva il titolo di Santa Maria della Cattolica. Scilla nel sedicesimo secolo, aveva sostituito la vecchia chiesa di san Pancrazio, come centro di culto, una chiesa molto più grande che misurava palmi 114 per 43. Essa fu rovinata dal terremoto del 1599 ed in seguito ricostruita più grande ancora palmi 240 per 85 . La sua forma era a croce latina sormontata da cupola , a tre navate con archi poggiati su sedici colonne, di marmo di Carrara, sormontata da capitelli corinzi e fù dedicata a S. Maria Immacolata . Aveva molti altari, di marmo e su quello principale troneggiava, una statua dell’Immacolata . con Angeli, scolpita in marmo la stessa che si trova tuttora nella facciata. Il Minasi a questo proposito, afferma che “nel tutto, questo tempio era uno dei più ricchi che in quel secolo si ammiravano in Calabria”.
La bellissima chiesa fu danneggiata dal terremoto 1783 fu riedificata nel 1822, con le offerte dei fedeli, e inaugurata nel 1825. In seguito a nuovi danni, fu riedificata ex novo in stile neoclassico nel 1837 e splendidamente decorata nel 1854 mentre opere di abbellimento furono eseguite 1878. Ancora un cataclisma la distrusse quasi completamente, il terribile terremoto del 1908. Nel 1908 fu riparata in muratura e ricoperta e ricoperta con deturpanti lamiere della bella chiesa non restava altro che le muratura laterali e la facciata, peraltro quasi priva dei due stupendi campanili laterali. Il 14 giugno 1958, grazie all’impegno profuso da Mons. Santo Bergamo, Architettata dall’ing. Leoni, venne posta la prima pietra. Viene consacrata con grande tripudio e fervore di popolo scillese, da Mons. Ferro Arcivescovo Metropolita di Reggio Calabria, l’11 febbraio 1970. In Questo ultimo decennio, molto si è fatto per le nostre chiese grazie all’impegno del nostro caro Arciprete Don Mimmo Marturano, abbiamo visto la chiesa di San Rocco, il grandioso mosaico nella chiesa –madre , le restaurazione delle chiese di Porto Salvo e San Giuseppe di cui continuano i lavori e gli ultimi interventi nella chiesa Matrice. Rimane ancora molto da fare , dalla facciata della chiesa Madre, ai numerosi interventi di restauro, perciò, sperando nella divina provvidenza e nel popolo di Scilla, che ha sempre contribuito tanto generosamente al decoro ed allo splendore delle sue chiese, ci auguriamo di vedere presto anche la chiesa dell’Immacolata ritornare all’antica bellezza.
di Placido Cardona
(Articolo tratto dal periodico per Scilla "SKILLEA OGGI", supplementoalla rivista Scilla – N°3, marzo 1997, Arbitrio Editori)

10 novembre 2008

LA CONFRATERNITA DI SANTA MARIA DI PORTOSALVO


La Confraternita di Santa Maria di Portosalvo fu fondata nel secolo XVII° e civilmente riconosciuta con Reale Assenso di Ferdinando IV° re di Napoli il I° dicembre 1778. Essa fu istituita fra le persone del ceto dei pescatori, marinai e patroni di barche e feluche della città di Scilla nella chiesa omonima. La chiesa di Santa Maria di Portosalvo era posta al centro del quartiere di Chianalea e si ergeva bella e maestosa. Ricca di dipinti e di arredi sacri aveva ben cinque altari dedicati rispettivamente alla Madonna di Portosalvo, Santissimo Crocifisso, Sant’Andrea, Santa Lucia e San Camillo (1). Il fine primario della Confraternita era la maggior gloria di Dio e l’onore e la devozione verso la Vergine Ss. di Portosalvo e, come fine secondario, il bene spirituale e materiale dei propri confratelli e, nella misura dei fondi disponibili, anche quello materiale ed economico. Ecco elencate le varie funzioni, obblighi e vantaggi degli appartenenti alla Confraternita:
FUNZIONI SACRE - Ogni anno la Confraternita doveva far celebrare le quarantore del Ss. Sacramento, i venerdì di marzo la Messa ed esposizione nell’altare del Crocifisso; nell’ultima domenica di agosto, preceduta dalla novena, la solennità della Vergine Ss. di Portosalvo con vespro, messa cantata e processione; ogni anno l’impegno di far tenere un corso di esercizi spirituali per tutti i confratelli; tutte le domeniche la recita dell’ufficio della Vergine Ss. ed una volta al mese quello dei morti.
VANTAGGI – Tutte le domeniche e feste i confratelli avevano diritto alla predicazione e istruzione catechistica e messa quattro volte la settimana; in caso di morte di un confratello esequie con l’associazione deli confratelli vestiti di cappa e l’obbligo a ciascun confratello della terza parte del rosario, n°20 messe, un rotolo di cera e l’incenso. Se poi la morte del confratello avveniva fuori parrocchia o la famiglia voleva fare essa le esequie, la Confraternita era tenuta a corrispondere alla famiglia una somma di 30 carlini (2). I confratelli poveri avevano diritto ad avere gratuitamente le medicine fino all’importo di 10 carlini. Il supero delle rendite annuali veniva investito in maritaggi di 25 ducati (2) ciascuno. Detti maritaggi venivano estratti a sorte nel giorno della festa di Portosalvo tra 10 figlie di confratelli e consorelle bisognose scelte dal Priore con l’aiuto degli Assistenti e dei Fiscali con la consegna dell’importo il giorno del loro matrimonio.
CONTRIBUTI – Ogni confratello doveva versare per il mantenimento della Confraternita metà “parte”(3) del proprio guadagno. Tutti gli altri che non lavoravano con barche e feluche, 5 carlini ogni anno, le consorelle 3 carlini. Erano esonerati da tale contributo gli inabili al lavoro che avevano corrisposto le annualità per almeno 20 anni.
GOVERNO – Il governo spirituale della Confraternita era presieduto dal Padre Spirituale, scelto dai confratelli a maggioranza fra i sacerdoti confessori. Egli era tenuto a dire messa tutti i giorni festivi e quattro volte la settimana. Il suo appannaggio era di 36 ducati l’anno e la sua carica durava finchè lo riteneva opportuno. Per le cose temporali il governo della Confraternita era presieduto dal Priore e dal I° e II° Assistente, denominati Ufficiali Superiori.
ELEZIONI DEGLI UFFICIALI – La prima domenica di settembre dopo la festa di Portosalvo, tutti i confratelli si riunivano in chiesa. Il Priore e i due Assistenti uscenti sceglievano dodici confratelli fra i più anziani e probi, a cui comunicavano i nomi di coloro che designavano come successori. Se questi non ottenevano l’approvazione della maggioranza dei dodici, ne venivano indicati altri fino ad ottenerne l’approvazione. Un segretario eletto per l’occasione, metteva i loro nomi e cognomi dentro tre vasi. Il Maestro delle cerimonie consegnava a ciascuno dei dodici una fava che veniva posta nel vaso del candidato preferito. Il Priore uscente, dopo la conta, proclamava eletto Priore colui che riceveva più consensi, I° e II° Assistente gli altri in proporzione dei voti. L’elezione veniva sempre preceduta dal canto “Veni Creator Spiritus” , invece per la proclamazione e l’insediamento veniva cantato il “Te Deum”. La domenica successiva, il Priore e gli Assistenti eletti procedevano alla nomina degli ufficiali minori e cioè:
Il Segretario, al quale, spettava l’incarico di tenere l’elenco dei confratelli e delle consorelle, il libro di tutte le deliberazioni ed aveva in consegna tutti gli apparati, i sacri arredi, gli argenti e la biancheria; il Tesoriere, che teneva aggiornato il libro cassa con il divieto assoluto di fare pagamenti senza mandato del Priore e degli Assistenti; il Maestro dei novizi, che era tenuto ad istruire i novizi alle pratiche religiose; il Maestro delle Cerimonie, avevano la mansione di mettere in ordine i confratelli nelle funzioni religiose, nelle congregazioni e nelle processioni; l’Esattore era incaricato della esazione dei tributi, affitti, rendite e “parti” delle barche; il Fiscale doveva vigilare sull’osservanza delle Regole e riferire sugli inconvenienti al Priore; i Razionali o revisori dei conti; gli Infermieri, che avevano l’obbligo di assistere e vegliare i fratelli infermi, visitarli e dare soccorso e far ricevere i sacramenti con devozione e pietà; il Portinaio aveva l’obbligo di assistere alla porta della chiesa affinchè ci fosse l’ordine nell’entrata e nell’uscita e a comunicare al Priore l’assenza dei confratelli alle varie cerimonie religiose; poi due Guide, due Standardieri, due Gonfalonieri e i Portatori del Pallio (4) e della Statua.
AMMISSIONE – Per poter far parte della Confraternita occorreva fare domanda orale al Priore e agli Assistenti, i quali, previe informazioni de “Vita et Moribus” del chiedente, assunte a mezzo del Maestro dei Novizi e di un altro fratello probo, ne proponevano l’ammissione in piena congregazione. Se otteneva la maggioranza dei voti segreti dei confratelli , il chiedente veniva ammesso al noviziato, che durava 4 anni. Trascorso tale periodo il nuovo ammesso veniva vestito da confratello e ai piedi dell’altare della Madonna riceveva la santa comunione. Il Segretario gli leggeva lo statuto e scriveva il nome nell’albo della confraternita.
DISPOSIZIONI VARIE – I confratelli debitori non potevano ricoprire cariche della Confraternita e i precedenti e i precedenti amministratori non potevano essere rieletti se la loro gestione non era stata approvata, così come i loro consanguinei e affini fino al terzo grado di parentela. Venivano espulsi dalla Confraternita i morosi per due anni consecutivi, come pure coloro che bestemmiavano o giocavano a carte in pubblici ritrovi, gli scandalosi che, ammoniti per tre volte, non si redimevano. Inoltre, i confratelli, nelle cerimonie religiose e negli accompagnamenti funebri erano tenuti ad indossare il sacco col cappuccio bianco e la mozzetta (5) celeste. Quelli che non intervenivano ai funerali senza un valido motivo venivano multati di 10 “grana” (6). Il Priore era tenuto, per spese superiori a 10 ducati, ad avere l’approvazione dei due assistenti. La scelta dei negozi da trattare avveniva esclusivamente per maggioranza dell’intera confraternita.
Con l’avvento della motorizzazione delle barche da pesca, avvenuto negli anni sessanta, incominciò il declino della Confraternita poiché le maggiori spese di pesca impedirono il versamento della “parte” alla congrega. La stessa Confraternita non ebbe più ragione di esistere, anche perché nell’ultimo periodo, abbastanza lungo si persero tutti quegli usi che l’avevano fino ad allora accompagnata e caratterizzata.
Note:
(1) Distrutta dal terremoto del 28 dicembre del 1908, fu riedificata a spese della Confraternita con la somma di lire 70.000.
(2) Moneta d’uso corrente.
(3) Giornalmente il pescato veniva diviso in “parti”, per esempio sulla pesca del pescespada andava da 14 e 1/4 a 15 e 1/4 “parti” e di questi 1/2 “parte” era destinata alla Confraternita.
(4) Baldacchino.
(5) Mantellina di raso e seta.


Placido Cardona

(Articolo tratto dal periodico per Scilla “SKILLEA OGGI”, supplemento alla rivista Scilla – N°2, febbraio 1997, Arbitrio Editori)


05 novembre 2008

“ OPERE IN MARMO, EMBLEMA DI RICCHEZZA E PRESTIGIO ”

In passato, il benessere ed il prestigio di un popolo si vedevano anche dal fasto con il quale le Chiese erano ornate. Elemento fondamentale, in questo senso, era l’utilizzo del marmo come materiale di abbellimento. L’importanza del marmo come elemento di prestigio si nota ammirando tutte le chiese che hanno gli altari in gesso dipinti come se fossero composti da pannelli marmorei per ostentare la bellezza di questo pregiato minerale attraverso tecniche pittoriche. Le chiese di Scilla hanno quasi tutte altari in marmo di diversi stili artistici. La chiesa di Porto Salvo e quella di San Giuseppe posseggono l’Altare maggiore in marmo bianco. Dalle linee architettoniche settecentesche, quindi lineari, questi altari posseggono però elementi decorativi in bassorilievo molto interessanti. Nella Chiesa Matrice, con i lavori di abbellimento artistico, è stato ricomposto un altare nella cappella del Santissimo. Quest’ultimo, che è formato interamente da marmi antichi restaurati, colpisce per la bellezza del tabernacolo. In esso, infatti, è scolpita una testa di cherubino che sovrasta un baldacchino sormontato da una corona. La chiesa di San Rocco possiede un altare di stile neoclassico figlio dell’epoca di realizzazione (1872) che colpisce per la varietà di marmi e per il tabernacolo composto da un timpano con cornice in marmo bianco sorretto da quattro colonnette con capitello corinzio. Infine l’altare della chiesa dello Spirito Santo è un gioiello dell’arte barocca che fa da cornice alla bellissima tela raffigurante la discesa dello Spirito Santo sulla Vergine e gli Apostoli (F. Celebrano, 1799). La cosa che colpisce di più, però, è la grande varietà di marmi utilizzati. Basti pensare che solo per realizzare l’altare della chiesa dello Spirito Santo ne sono state utilizzate oltre dieci varietà differenti! Il marmo immancabile per ogni nostra chiesa è però il bianco di Carrara. L’utilizzo di questi marmi pregiati è dovuto al commercio sul quale si fondava l’economia scillese. Il Canonico Giovanni Minasi scrive ad esempio che le imbarcazioni tornavano a Scilla dai viaggi commerciali piene di marmi preziosi e di dipinti di valore. Altro elemento di prestigio per le chiese era la presenza di sculture marmoree. Noi ne possediamo sia intere che frammenti. Quelle intere sono:

1) la statua della Vergine Immacolata; 2) l’angelo che è posto a fianco della stessa; 3) il busto raffigurante San Pietro Apostolo; 4) la statua raffigurante San Rocco; 5) un busto di piccole dimensioni raffigurante Sant’Antonio da Padova; 6) una Vergine con Bambino seduta, di dimensioni ridotte. L’elenco di opere marmoree (altari e statue) sarebbe potuto essere molto più lungo se non ci fossero stati i terremoti e – soprattutto - se non si fosse distrutta la Chiesa Matrice per ricostruirla ex novo. Con Don Mimmo si era iniziato un lavoro di recupero. E’ stato lui infatti a voler restaurare la statua dell’Immacolata collocandola all’interno della chiesa salvandola così da “morte” sicura. E’ necessario però riprendere al più presto questo andazzo, per evitare di commettere nuovamente errori gravissimi come quello di averci impedito per sempre di poter ammirare la Chiesa Matrice così com’era quando venne considerata la più bella dell’intera Arcidiocesi compresa la stessa Cattedrale!


Rocco Panuccio

02 novembre 2008

2 Novembre Commemorazione dei Defunti

Il 2 novembre è il giorno in cui la chiesa ricorda tutti i defunti di tutti i tempi. Con il Battesimo siamo morti e risorti in Cristo, è questo ci dà la certezza che un giorno anche noi potremo contemplare il Suo Volto. Per molti è difficile credere alla vita del cielo oggi siamo legati troppo alla materia, quindi non riusciamo sempre a cogliere l’essenza spirituale della vita, la morte viene vista come fine dell’esistenza di una persona, oppure siamo in una continua ricerca, avvolte ci illudiamo di trovare un contatto con chi non c’e più passando da maghi cartomanti ecc. Mentre per il cristiano la morte per quanto dolorosa per chi rimane, sa che è un passaggio, dalla vita materiale ad una vita spirituale. La chiesa ci insegna che in Cristo vive chi ci ha preceduto e lo incontriamo in ogni celebrazione Eucaristica, dove il cielo e la Terra si incontrano in Cristo Morto e Risorto per Noi.

Costantino

26 ottobre 2008

"BENEDETTO COLUI CHE VIENE NEL NOME DEL SIGNORE"



Benedetto colui che Viene nel nome del Signore, è con questa acclamazione/preghiera che il popolo di Gerusalemme acclamava Gesù, con palme e ulivi, anche noi oggi abbiamo ripetuto come quel giorno “Benedetto colui che viene nel nome del Signore” con gioia e commozione abbiamo accolto questa mattina l’Arcivescovo Metropolita di Reggio Calabria, insieme al nuovo Arciprete Don Francesco.
Il Vescono nostro pastore, successore degli Apostoli, Custode della chiesa reggina oggi ci ha lasciato un suo discepolo affinchè curi il suo gregge.
Questo è un momento particolare per la nostra parrocchia, è un periodo di transazione, Don Francesco avrà un compito arduo, far rinascere a vita nuova questa antica parrocchia ricca di tradizione e testimonianza di fede.
Oggi il Vescovo nella sua lunga e accorata omelia ha esposto la figura del vero cristiano, ha delineato, le caratteristiche di chi si definisce cattolico, ha ESALTATO l’operato del parroco uscente, invitando Don Francesco a seguirne le orme come del resto lui fece (?) con Don Mimmo Marturano. Il vescovo ha inoltre detto che si può essere in disappunto con il sacerdote, o con il vescovo, ma non bisogna usare i mezzi di comunicazione tra cui internet. Dopo ha preso la parola il rappresentante del consiglio pastorale, ha parlato della parrocchia, invitando il nuovo parroco a non farsi condizionare dai pochi, ARROGANTI, IGNORANTI, PRESUNTUOSI ecc.. Finalmente alla fine della celebrazione, ha preso la parola il nuovo Parroco Don Francesco, ringraziando tutti, gli ex parrocchiani che lo hanno accompagnato, i fedeli scillesi definendo TERRA SANTA la parrocchia scillese, informandoci che egli vuole essere PARROCO DI TUTTI NON ESCLUDENDO NESSUNO.
Credo che tutta la Parrocchia augura a Don Francesco, “Ben Venuto” ci auguriamo che possa essere davvero il parroco di tutti, anche perché credo che dopo quello che abbiamo ascoltato oggi sarà più difficile del previsto. Il rispetto, la verità, e l Amore stanno alla base per costruire la comunione, purtroppo questo non accade sempre, forse per quieto vivere o per altri motivi, sta di fatto che se mancano queste condizione le fondamenta della casa non saranno saldi come dovrebbero.
Costantino Alfonzetti

12 ottobre 2008

“PIETA’ POPOLARE – ARTE :UN BINOMIO INSCINDIBILE”

Dopo aver risposto ad un commento riguardo alcune medaglie la cui foto è presente nell’articolo riguardante i Ss. Cosma e Damiano, ho pensato di scrivere in modo più dettagliato sulla loro origine e la loro diffusione. In passato era più vivo e sentito il rapporto tra la gente e le proprie Chiese e ciò che rappresentavano. Non esisteva paese nel quale non vi fosse la presenza di almeno una confraternita e soprattutto le chiese erano sostenute dalle offerte dei fedeli. A seconda della posizione logistica in cui si trovava l’edificio sacro, le offerte provenivano da ceti marinareschi o da artigianali, braccianti etc. Nelle chiese di Santa Maria di Porto Salvo, dello Spirito Santo e nella chiesa Matrice, ad esempio, erano i pescatori che offrivano la quarta parte del proprio pescato (va detto che nella chiesa Matrice confluivano offerte in denaro ed in natura anche da parte dei ceti agricoli) e durante i festeggiamenti della Vergine Maria, venivano donate ai pescatori, in segno di riconoscenza, delle bellissime medaglie d’argento che raffiguravano la Sacra Effige. Queste bellissime medaglie venivano realizzate anche per commemorare eventi particolarmente importanti. E’ l’esempio questo della medaglia raffigurante i Santi Medici, che venne realizzata nel 1901, come indica un’iscrizione sul retro, per commemorare la realizzazione delle statue che tuttora si venerano a Chianalea. Alcune venivano semplicemente sorteggiate in occasione delle varie feste, insieme a delle bellissime statue, a volte provviste addirittura di vetrinetta in legno. L’origine di questa usanza è antichissima e spesso legata a eventi prodigiosi. Il Canonico Giovanni Minasi scrive, ad esempio, che il professore d’archeologia e storia patria D. Antonio De Lorenzo, Canonico reggino, gli fece vedere una medaglia argentea di San Rocco fatta coniare dagli scillesi nel 1743, l’anno della terribile pestilenza che desolò Reggio e Messina sino ai confini scillesi. Questa medaglia aveva nella parte destra la figura del Santo con ai lati il cagnolino con il pane in bocca ed un angioletto nell’atto di mostrare l’ulcera della pestilenza. Tutt’attorno correva la dicitura : “D. Rochus Civit : Scyllae Pat. 1743. I.B.( le ultime erano le iniziali del nome dell’incisore). Nell’altra faccia vi era lo scudo sormontato dal bordone, il cappello e la conchiglia perché simboli del pellegrino. Nello scudo vi era scritto : “In femore est ulcus : vita est ex ulcere nobis”. L’usanza di coniare medaglie per celebrare ricorrenze importanti si è mantenuta nei secoli. Nel 1990, infatti, ne venne realizzata una in argento che reca in una faccia la figura della nostra bellissima statua, nell’altra la facciata della chiesa con la dicitura : “16 Agosto 1990, inaugurazione chiesa di San Rocco. Queste medaglie, oltre ad avere un grandissimo valore artistico, hanno un inestimabile valore affettivo e storico-culturale, perché sono delle vere e proprie pagine di storia della nostra plurisecolare Parrocchia Arcipretale. Come più volte espresso, il mio sogno–desiderio sarebbe quello di creare un museo parrocchiale nel quale custodire, fra le altre opere, anche queste bellissime testimonianze del nostro grande passato!
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Rocco Panuccio



24 settembre 2008

“LA VARA PROCESSIONALE: ESPRESSIONE D’ARTE E DI FEDE”

Scopo principale di Scillachiese - oltre ovviamente a preservare almeno la memoria storica delle nostre tradizioni di fede e di devozione e del nostro immenso patrimonio artistico-culturale – è quello di far conoscere elementi del nostro patrimonio che, per i più svariati motivi, ai più risultano sconosciuti o, semplicemente, non si conosce il loro effettivo valore. A Scilla, la devozione verso i vari Santi e la Vergine Maria nei suoi vari Titoli ha radici antichissime che, in alcuni casi, risalgono addirittura ai primordi stessi del Cristianesimo. Questa devozione ha portato, nel corso dei secoli, alla realizzazione di stupende opere d’arte che raffigurano, appunto, i nostri Santi protettori. In passato, per ogni Santo era prevista, nel giorno della sua memoria liturgica, la processione per le vie del paese e questo, ovviamente, comportava la realizzazione di un mezzo che consentisse di poter trasportare la statua del Santo. Fu così che nacquero le Vare processionali - meglio note come portantine - che consentivano, grazie alla sistemazione di due travi in legno – stanghe -, di trasportare sulle spalle le sacre Effigi.

La dimensione elevata delle statue (Scilla possiede le statue più grandi per dimensioni dell’intero comprensorio) e la loro pregevole fattura hanno portato alla realizzazione di grandi vare che, nella maggioranza dei casi, più che strumenti per trasportare le sacre Effigi, sono vere e proprie opere d’arte. Le nostre vare sono state realizzate tutte da artisti differenti rispetto agli scultori delle statue soprastanti e verosimilmente in epoche – anche se di poco – differenti. In alcune vi è un’incisione con su scritto l’autore, come ad esempio nel retro della vara di San Giovanni Battista o in quella di San Rocco dove si legge “ A DIVOZIONE DI ROCCO BARRESI E LAVORATORI 1901” anche se molti ritengono che in questa data la vara sia solo stata arricchita di decorazioni perché la sua realizzazione, per le peculiarità esecutive, è da collocarsi in un periodo anteriore al 1901. In altre, invece, vi sono collocate statue differenti rispetto a quelle per le quali le vare erano state originariamente realizzate. Questo è il caso della vara di San Francesco da Paola che presenta sulle sue quattro facce lo stemma mariano della A sovrapposta alla M. Questo particolare fa intuire che, molto probabilmente, la vara originariamente sorreggesse la statua della Madonna dello Spirito Santo, tuttora conservata presso l’omonima chiesa, e solo successivamente venne utilizza per la statua di San Francesco. Secondo i miei gusti, la più bella e pregiata è la vara di San Rocco. Questa è sorretta da quattro leoni, simbolo della forza e dell’eroicità della fede, sovrastata da una mensola decorata in basso rilievo con motivi floreali che regge la parte superiore che per decorazione ha, nelle tre facce principali, un festone dorato. Ai quattro angoli vi sono dei portafiori in legno con dei mazzi di rose rosa, margherite, gigli e foglie di edera in lamina dipinta. La vara, oltre che per la sua maestosa grandezza, colpisce per i suoi tenui colori, dati dalla tecnica dell’argento meccato che dona all’oro un colorito più tenue. Altra bellissima espressione d’arte è la vara di Maria Ss. di Porto Salvo a Chianalea. Questa, di caratteristiche simili a quella di San Rocco ma di dimensioni più ridotte, possiede - in luogo dei leoni - quattro bellissime aquile con le ali spiegate lavorate minuziosamente nei più piccoli particolari, simbolo anch’esse della forza ma adatte, a differenza dei leoni, ad una figura femminile. Va detto che il leone nella cristianità è il simbolo dell’evangelista Marco e l’aquila di Giovanni, ma in questo caso non pare che ci sia nessun nesso particolare, rispettivamente, con San Rocco e con la Madonna di Porto Salvo. Molto bella è la vara di San Francesco da Paola che è decorata con motivi geometrici e floreali e che possiede ai quattro angoli altrettante grandi candele luminose. La vara della Madonna Immacolata, nostra patrona, è caratterizzata dalla presenza nei quattro angoli inferiori di teste di cherubino con le ali spiegate. Per ognuna delle facce soprastanti, invece, è rappresentata in basso rilievo la stella polare, anch’esso simbolo mariano. La vara, oltre ad essere un gioiello dell’arte, è anche uno strumento di fede che ci avvicina a Dio. E’ il mezzo attraverso il quale gli uomini offrono la loro fatica a Dio e, inoltre, incarna il messaggio evangelico secondo il quale “chi si innalza verrà abbassato e chi si abbassa verrà innalzato”!


Rocco Panuccio

12 settembre 2008

12 settembre: Santissimo Nome di Maria

Oggi 12 settembre a pochi giorni dal giorno dalla natività della Madre di Dio, la Chiesa festeggia, il suo SS nome, Maria.
Forse questo è il nome più comune al mondo, tradotto nella varie lingue, viene dato alle bambine, ed avvolte anche ai bambini come secondo nome. Il nome “Maria” inutile dire oltre al suo significato etimologico, ha assunto il significato, di madre, in quanto Maria è madre di Gesù, e Madre nostra. Oltretutto è doveroso ricordare che il nome Maria/ Miriam è caro anche ai musulmani, in quanto ella è riconosciuta, quale donna perfetta e pura, alla quale viene riservata una devozione del tutto particolare, paragonabile alla nostra devozione. Nella nostra Chiesa Reggina questo giorno, è legato alla Devozione di Maria con il titolo di “ Vergine della Consolazione” Patrona di Reggio e della nostra Diocesi, proprio questa notte, vigilia della traslazione dell’icona di Maria inizia la Veglia all’Eremo. Un tempo gli scillesi in questo giorno nel primo pomeriggio iniziavano il pellegrinaggio verso il santuario (eremo) a piedi, cantando e ballando in onore alla Vergine, al suono di tamburelli. Passata la notte in chiesa accompagnavano la madonna fino in cattedrale, dove avevano luogo gli ultimi balli che esprimevano la gioia di avere Maria come Madre, e la festeggiavano in modo semplice come si usava in quel periodo, con balli e canti, per poi fare ritorno a casa. Oggi la devozione a Maria è rimasta Viva, è cambiata nei modi ma l’attaccamento e la fiducia che il popolo della n.s. diocesi, riserva alla Vergine della Consolazione è immutato.
Questo nome ha diversi significati comunque deriva dall’ebraico Miriam, (riporto in basso qualche significato).

"MAESTRA E SIGNORA DEL MARE"Secondo questa interpretazione il nome di Maria deriverebbe da MOREH (ebr. Maestra-Signora) + YAM (= mare): come Maria, la sorella di Mose`, fu maestra delle donne ebree nel passaggio del Mar Rosso e Maestra nel canto di Vittoria (cf Es 15,20), cosi` "Maria e` la Maestra e la Signora del mare di questo secolo, che Ella ci fa attraversare conducendoci al cielo" (S.Ambrogio, Exhort. ad Virgines)Altri autori antichi che suggeriscono questa interpretazione: Filone, S. Girolamo, S. Epifanio. Questo parallelo tipologico tra Maria sorella di Mose` e Maria, madre di Dio, e` ripreso da Ps. Agostino, che chiama Maria "tympanistria nostra" (Maria sorella di Mose` e la suonatrice di timpano degli Ebrei, Maria SS. e` la tympanistria nostra, cioe` dei Cristiani: il cantico di Mose` del N.T sarebbe il Magnificat, cantato appunto da Maria: questa interpretazione e` sostenuta oggi dal P. Le Deaut, uno dei piu` grandi conoscitori delle letteratura tergumica ed ebraica in genere: secondo questo autore, S. Luca avrebbe fatto volontariamente questo parallelismo.
"ILLUMINATRICE, STELLA DEL MARE"Secondo questa interpretazione il nome di Maria deriverebbe da: prefisso nominale (o participiale) M + 'OR (ebr.= luce) + YAM (= mare): Cosi` S. Gregorio Taumaturgo, S. Isidoro, S. Girolamo (insieme alla precedente)Alcuni autori ritengono che S. Girolamo in realta` non abbia interpretato il nome come "stella del mare", ma come "stilla maris", cioè: goccia del mare. La presenza della radice di "mare" nel nome di Maria, ha suggerito diverse interpretazioni e/paragoni di Maria con il "mare":Pietro di Celles (+1183) Maria = "mare di grazie": di qui Montfort riprende: "Dio Padre ha radunato tutte le acque e le ha chiamate mare, ha radunato tutte le grazie e le ha chiamate Maria" (Vera Devozione, 23).Qohelet 1,7: "tutti i fiumi entrano nel mare"; S. Bonaventura sostiene che tutte le grazie (= tutti i fiumi) che hanno avuto gli angeli, gli apostoli, i martiri, i confessori, le vergini, sono "confluite" in Maria, il mare di grazie.S.Brigida: "ecco perche` il nome di Maria e` soave per gli angeli e terribile per i demoni"-------------Ave maris stella, Dei Mater alma, atque semper virgo, felix coeli porta...Questo inno sembra una meditazione sul nome di Maria, in rapporto a Maria sorella di Mosè: "Ave maris stella" (cf significato 3); "Dei Mater ALMA atque semper virgo": Maria, sorella di Mose`, viene chiamata in Es 2,8, `ALMAH = "vergine" e, etimologicamente "nascosta"; "felix coeli porta", cioe` "maestra del mare" di questo secolo che Ella ci fa attraversare (cf. significato 2)
Costantino

08 settembre 2008

Natività della Beata Vergine Maria


Oggi è un giorno speciale, la chiesa festeggia la natività della B.V. Maria.
Ella creatura Creatura fondamentale nella storia dell’umanità, con la sua nascita, inizia l’opera di salvezza che Dio ha riservato al genere umano già dalla creazione.
La Beata Vergine Maria fin dal suo concepimento è stata “preservata” dal peccato originale, poichè lei doveva divenire, “Tempio Santo”, lo Spirito di Dio doveva riposare, in ella si doveva incarnare il Salvatore.
Quindi giorno speciale la nascita di Maria, anche perché questo onore viene riservato a Cristo, e a San Giovanni Battista, colui che preparato la via alla venuta del Salvatore.
Inutile dire che per la comunità scillese è un giorno speciale, tradizionalmente legato alla Festa della Madonna della Consolazione patrona della Diocesi di Reggio Calabria -Bova.Oltretutto Scilla è legata alla Vergine, da un antico vincolo, la nostra parrocchia e intitolata alla Immacolata Concezione di Maria, già legata in passato alla Vergine Odigitria, molte delle nostre chiese sono dedicate alla Tutta Santa, nei vari titoli che ricordano la devozione e protezione che Maria, nostra Madre nel corso dei secoli ha riservato per noi, soprattutto nei momenti difficili di disorientamento, sempre ci ha accolti e raccolti attorno a sé, la preghiamo anche in questo giorno speciale, affinchè la nostra comunità possa rinascere a nuova vita

31 agosto 2008

FESTA DI SANTA MARIA DI PORTOSALVO




Finalmente è arrivata l'ultima domenica di agosto, giorno dedicato nella tradizione della Parrocchia di Scilla a Santa Maria di Porto Salvo, titolare dell'omonima chiesa sita in Chianalea e protettrice da secoli dei pescatori scillesi e anche - dalla sua fondazione nel novembre del 2007 - del nostro blog.
Questa festa veniva sempre celebrata, infatti - come attesta lo statuto della confraternita di Portosalvo - l'ultima domenica di agosto, preceduta da novena e conclusa con Santa Messa Solenne e processione.
Per motivi che ignoriamo, per decenni questa solennità non è stata osservata, ma mai sono venuti meno l'attacamento e la devozione verso la chiesa di Portosalvo. Non solo dagli abitanti del quartiere, ma dagli scillesi tutti, dai favazzinesi che - in un certo senso - hanno così preceduto di parecchi decenni l'unione formale della loro Parrocchia a quella arcipretale, e altri ancora che non sono mancati mai alle diverse feste celebrate in questa chiesa, contribuendo alla spese di mantenimento e restauro della stessa.
Negli anni '80, a cura della signora Ninuccia Pippia e del compianto marito Franco Martello, la chiesa ebbe un nuovo slancio. Si moltiplicarono le iniziative di preghiera e formazione, sia per ragazzi sia per adulti, assiduamente partecipate da persone di tutti i rioni di Scilla.
Il 25 agosto del 1996, riconoscendo la fondatezza e la sincerità della richiesta di numerosi fedeli, Don Mimmo Marturano celebrò dopo molti anni la Solennità della B. V. di Portosalvo in una chiesa stracolma! Di persone, ma soprattutto della loro incontenibile commozione data dalla gioia di poter dopo così tanto tempo festeggiare Colei che ci indica la strada per approdare al Porto Sicuro che è Cristo.
Due anni dopo, la festa si è arricchita della traslazione di pochi metri della venerata statua che culminava nello scalo di alaggio dove si pregava per la Gente di Mare - civile e militare - perita in naufragi o durante il lavoro. S'invocava l'intercessione della Vergine affinché la Bendizione di Dio scendesse sulle acque e le rendesse sicure e ricche di pescato. A questo punto il trionfale rientro dell'effigie in chiesa e la preghiera conclusiva saguita dalla solenne benedizione.
La Festa di Portosalvo era un po' diversa delle altre feste scillesi. Fin dall'inizio si sono applicate le regole che negli anni successivi sono diventate obbligatorie per tutte le altre feste come il divieto della raccolta di offerte in denaro durante la processione. Don Mimmo, inoltre, acconsentì alla piccola festa esterna alla chiesa a condizione che non avrebbe avuto luogo la raccolta di offerte "porta a porta" prima della festa stessa. La festa doveva essere un motivo per incontrarsi, per creare COMUNIONE. Tutti si dovevano interessare alla festa, ognuno secondo le proprie possibilità e capacità. Così è stato e in poco tempo sono nate molte iniziative che avevano il fine di far stare insieme le persone e raccogliere fondi per il restauro della chiesa.
Dopo il primo anno anche la Banda "Città di Scilla" offrì la sua collaborazione in cambio di compensi poco più che simbolici (piccola cena frugale).
Fra le molte iniziative, ricordo l'offerta da parte di diverse donne delle loro opere di ricamo realizzate durante l'anno e messe in premio della lotteria annuale realizzata per scopi benefici. Il sorteggio era gestito dai bambini. L'ultimo anno i pescatori hanno offerto un'Agape, col pesce pescato da loro. Il tutto era sempre preceduto da un incontro di catechesi svoltosi in chiesa, che faceva parte degli altri incontri che si effettuavano durante le altre feste, nei quali venivano invitati sia i singoli che le associazioni tutte del paese.
Purtroppo i cambiamenti di "gestione" molte volte creano scompiglio. E' il caso di Scilla. Tutto è stato stravolto, ma la "sorte" peggiore è toccata - oltre che alla chiesa di San Giovanni Battista - alla chiesa di Portosalvo e di conseguenza alla festa della Beata Vergine.
Tutto è stato cancellato, annullato. Le memorie liturgiche dei Santi - soltanto a Porto Salvo: i Medici e Martiri Cosma e Damiano, la Vergine e Martire Lucia e la B.V. delle Grazie - i gruppi, la possibilità di accedere in chiesa o di celebrare matrimoni. Tranne uno celebrato per la fermezza della sposa - figlia di pescatori - che in quella chiesa recepì parte della sua formazione cristiana. Si è arrivati a mettere in giro voci ingiuriose per il luogo sacro e per chi lo custodiva. Gli stessi più volte additati dall'altare. Non si fermano più le processioni sul sagrato, tra l'incredulità dei partecipanti etc.
Ma chi scrive - come tante altre persone di Scilla - è sostenuto della fede che ripone in Cristo.
Oggi molte cose sembrano insopportabili, ma forse ci stanno forgiando per proseguire in futuro ritrovandoci tutti in una sola ciurma con "IL" solo Capitano. Riponiamo fiducia nella Vergine di Portosalvo che anche durante le tempeste più tremende - Lei, Stella del mare - ci guida sempre al Porto Sicuro che è Cristo nostro UNICO Signore nell'Unita della Santissima Trinità.
Costantino Alfonzetti