Come è nato il blog "scillachiese"?

Questo blog nasce dalla fede e devozione che,
questo piccolo gruppo di ragazzi,
ha verso le proprie chiese
e ciò che rappresentano.

29 dicembre 2008

LA COMUNITA’ SCILLESE UNITA NEL RICORDO DELLE VITTIME DEL TERREMOTO


Anche la comunità Scillese si è riunita per pregare per le vittime del cataclisma del 1908. Dopo aver fatto suonare le campane a mezzogiorno in punto di domenica 28, come in tutte le chiese della diocesi, così come voluto dal nostro Arcivescovo, oggi, 29 dicembre, è stata celebrata una Messa in suffragio delle vittime del terremoto, pregando il buon Dio affinchè liberi il mondo da queste tragedie. Alla celebrazione ha partecipato un folto numero di popolazione ed una rappresentanza dell’Associazione Nazionale dei Marinai d’Italia. Durante l’omelia, don Francesco ha ricordato la portata abnorme della tragedia e ha invitato tutti, vista la precarietà della nostra esistenza, ad utilizzare le forze a nostra disposizione per costruire comunione e non divisione, facendo, altresì, delle riflessioni anche riguardo la tragedia Israelo-Palestinese che in questi giorni si sta consumando in Medioriente. Terminata la celebrazione è iniziata una processione, aperta come sempre, dal Crocifisso, a seguire Don Francesco, i Marinai d’Italia e i fedeli, ognuno dei quali teneva in mano una candela accesa. Durante il percorso è stato recitato il Santo Rosario e sono stati innalzati inni al Signore nostro Dio. La processione, che ha preso inizio dalla chiesa Matrice, si è snodata fino al lembo di spiaggia sottostante la chiesa dello Spirito Santo. Qui, un membro dell’Associazione Marinai d’Italia, ha gettato una corona d’alloro in mare in suffragio delle vittime, in modo particolare di coloro che sono morti a causa dell’onda di maremoto che dalle oscillazioni sismiche è scaturita, il tutto avvenuto sulle note del Silenzio eseguite dal trombettista della banda di Scilla. Dopo questa commovente cerimonia, il corteo si è riunito all’interno della chiesa settecentesca (unica ad essere rimasta intatta nonostante le fortissime scosse simiche) dove è stato proiettato un filmato che ha raccontato nei dettagli, partendo da quel lunedì 28 dicembre 1908, tutti i giorni che sono seguiti. Giorni di disperazione, strazio e miseria.






Rocco Panuccio

27 dicembre 2008

Il Terremoto del 28 dicembre 1908

QUELLA TERRIBILE ALBA DI CENT’ANNI FA

La sera del 27 dicembre del 1908, nessuno poteva lontanamente immaginare la catastrofe senza precedenti che dal lì a poche ore, avrebbe provocato la distruzione di Messina, la semidistruzione di Reggio e causato innumerevoli danni alle città circostanti di entrambe le coste. Era una tranquilla sera di dicembre, sera di festa. Al teatro Vittorio Emanuele di Messina, infatti, si dava la prima dell’Aida, mentre a Reggio si passeggiava in un corso illuminato da lampioni alimentati da luce elettrica, grazie ad un moderno impianto inaugurato solo il giorno prima. Dopo la festa, e una notte che vide scendere una pioggerellina lenta, ma costante, alle 5:21 di lunedì 28 dicembre, la terra tremò per 37 interminabili secondi. Fu una scossa impressionante, una delle più potenti di tutta la storia dei terremoti in Italia che raggiunse l’11°-12° grado della scala Mercalli. Molti di coloro che riuscirono a salvarsi dal crollo degli edifici, morirono a causa dell’onda di maremoto alta oltre 10 metri che ne scaturì. Subirono gravissimi danni le vie stradali, ferroviarie, telegrafiche e telefoniche. In tutto le vittime furono oltre 140.000. L’epicentro del sisma fu lo Stretto di Messina e anche Scilla, che da sempre lo domina, subì gravi danni e molte perdite di uomini. Molte furono le vittime, e gran parte delle persone morì perché, cercando di trovare rifugio sulla spiaggia di Marina Grande, venne assalita dall’imponente massa d’acqua che non le diede scampo. Fra le vittime vi fu anche il sacerdote Francesco Bellantoni, canonico della Collegiata, il cui destino fu accomunato a quello di un suo confratello, il sacerdote Giuseppe Bovi, morto a causa del terremoto del 1783 le cui spoglie si trovano, per sua espressa volontà, nella chiesa di San Giuseppe. Quante persone hanno perso per intero la propria famiglia, quanti bambini sono morti e quanti sono cresciuti orfani?! . Il terremoto fu un vero e proprio flagello per il popolo scillese e anche per il suo immenso patrimonio artistico-culturale. Essendo la nostra una zona a forte rischio sismico, sono moltissimi i terremoti che hanno flagellato la nostra terra, ma ora, erano cambiate le condizioni indispensabili per una nuova rinascita: 1) un’economia forte; 2) la mentalità di recuperare il più possibile gli edifici e le chiese per salvaguardarne la memoria storica. Il precedente terremoto, quello del 1783, fu anch’esso di portata abnorme e, nonostante ciò, Scilla risorse più bella e venusta di prima. La chiesa di San Rocco venne ingrandita ed arricchita con marmi e stucchi, la chiesa Matrice venne anch’essa ampliata ed arricchita di due imponenti campanili sulla facciata, la chiesa dello Spirito Santo che risale al 1752, non subì danni dal terremoto del 1783 ma dal successivo maremoto e, nonostante ciò, fu restaurata nel giro di pochi anni. Ora però, come pocanzi ho scritto, venivano meno le basi per poter procedere ad una ricostruzione degna di essere chiamata tale. Un’economia molto debole che a distanza di quasi 50 anni dall’Unità Nazionale, metteva in evidenza il divario fra il Nord ed il Sud dell’Italia, una mentalità che mirava a distruggere completamente e ricostruire, piuttosto che recuperare e, quindi, salvare il salvabile e, non ultima, una burocrazia lenta, fecero del terremoto del 1908 la più grande catastrofe che abbia mai colpito la nostra terra.







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Rocco Panuccio

25 dicembre 2008

Buon Natale a tutti!!!!!!!




Buon Natale Feliz Navidad Καλά Χριστούγεννα


Merry Christmas Frohe Weihnachten


Scillachiese augura a tutti un Santo Natale. In modo particolare a tutti gli scillesi nel mondo, che per vari motivi non possono fare ritorno nel nostro paese, e a tutti gli amici che visitano il nostro Blog.

Il Bambinello che questa notte è nato nella grotta è la manifestazione dell'Amore di Dio verso di noi, egli è nato nel nascondimento di una grotta, non nel lusso di un palazzo, visitato da pastori, non dai potenti, perché Dio ha voluto che suo Figlio, fosse vicino a chi è ultimo.

Questo Amore-Dono che Dio Padre ci ha voluto donare, ci fa comprendere che il dono a Lui più gradito non è la Potenza-Forza, ma l'Amore vero, sincero, senza interessi, senza grandi pretese.

Auguri a tutti di un Santo Natale.



09 dicembre 2008

“8 DICEMBRE 2008, SCILLA FESTEGGIA MARIA Ss. IMMACOLATA”

Giorno otto dicembre, la Chiesa venera la Vergine Maria sotto il titolo di Immacolata Concezione. Anche se la mancanza in Maria del peccato originale venne sancita ufficialmente con la proclamazione del dogma con la bolla “Ineffabilis Deus” da parte di papa Pio IX, l’otto dicembre 1854, la Chiesa venera Maria Ss. Immacolata già dall’XI secolo e, dal 1476, la festa venne introdotta nel Calendario romano. Scilla, che ha radici cristiane antichissime, ha avuto, da sempre, la vergine Maria come titolare della sua unica parrocchia. Inizialmente venerata sotto il titolo di Vergine Odigitria, da epoca compresa tra la fine del XV secolo e i primordi del XVI lo è sotto il titolo di Vergine Immacolata. E’ riconducibile a quest’età infatti la realizzazione della stupenda scultura marmorea raffigurante l’Immacolata, la cui iconografia si è da sempre rifatta alla descrizione della Vergine che San Giovanni fa nell’Apocalisse. La tradizione di venerare la Vergine Maria è rimasta, per Scilla, inalterata nel corso dei secoli ed anche ieri è stata osservata in un clima di preghiera, devozione e gioia. In una sola parola: in un clima di festa! Era da molti anni che il buon Dio non ci donava un otto dicembre soleggiato come quello di ieri. La solennità si è aperta con la celebrazione della Novena al mattino alle 6. E’ continuata con la solenne Celebrazione delle 11, nella quale Scilla ha accolto tre nuovi battezzati, ed è terminata con la recita dei Secondi Vespri solenni che hanno preceduto la processione per le vie del paese. La processione ha avuto inizio attorno alle 16,30 ed ha visto la partecipazione di tutte le realtà parrocchiali, della banda di Scilla e delle autorità civili e militari. E’ stato un percorso di preghiera, riflessioni e interventi musicali da parte della banda. Momenti molto belli sono state le soste davanti le Chiese e i luoghi di sollievo della sofferenza. In tali fermate, la preghiera è stata arricchita da riflessioni tematiche relative al luogo in cui ci trovavamo. Infine molto bello e commovente è stato il momento nel quale, arrivati in Chiesa, abbiamo elevato in alto la meravigliosa Effige della Vergine, che Scilla si onora di possedere, come a simboleggiare un elevamento verso il cielo. Don Francesco, dopo la processione, ha ringraziato il popolo, le autorità civili e militari e i gruppi presenti, ribadendo il suo attaccamento al popolo di Scilla che, giorno dopo giorno, si sente di amare sempre di più. In conclusione, penso proprio che siamo noi scillesi a dover ringraziare don Francesco, per averci dato la possibilità di vivere una giornata intensa di fede, devozione e gioia!



Rocco Panuccio
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07 dicembre 2008

Solennità dell' Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria



Oggi è la vigilia della Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. In questa solennità Maria e contemplata in quanto Creatura di Dio preservata dal peccato fin dal suo concepimento, infatti è definita già dai primi secoli Tutta Santa. Domani si chiude a Lourdes l'anno giubilare in ricordo del 150° anniversario delle apparizione dell'Immacolata a Santa Bernadette
Credo che tutta la nostra parrocchia attende con gioia questo giorno, dopo la bella novena vissuta tutti i giorni a partire delle cinque del mattino. Come sempre i fedeli scillesi hanno riempito la chiesa Madre seguendo con attenzione la catechesi, con riflessioni precise sulla figura di Maria, che ci hanno arricchito e dato spunto di riflessione. Speriamo che domani sia una bella giornata, in tutti i sensi e possiamo percorrere con Maria le strade della nostra parrocchia, pregando con Lei nei luoghi dove si svolge la nostra vita, in special modo nei luoghi della sofferenza e della Speranza Buona Festa a Tutti.

04 dicembre 2008

Madre Teresa di Calcutta

Anche se è nel mese di settembre che si festeggia la Beata di Calcutta, vorrei spendere ugualmente qualche parola per ricordare un po’ la storia e la grande personalità di una donna “piccola” fisicamente, ma grandissima nel suo rapporto con Dio e con il prossimo. Un percorso di vita iniziato a soli diciotto anni, che ha portato Madre Teresa fino alle più degradate periferie di Calcutta ad aiutare chi aveva bisogno, chi soffriva, chi si sentiva solo, non amato, non voluto dalla società. Ma andiamo per ordine. Nacque in Albania nell’agosto del 1910 da una benestante famiglia di religione cattolica, e a soli diciotto anni decise di prendere i voti entrando nelle Suore della Carità, dove assunse il nome di Madre Teresa e successivamente partì per l’India per finire gli studi. E’ proprio a Calcutta che decise di dedicare tutta la sua vita alla carità, fondando lì stesso la Congregazione delle Missionarie della Carità, dove penso che tutti le distinguiamo ancor oggi da una divisa bianca a strisce blu. Dopo moltissimo tempo trascorso in India per Lei arrivò uno dei ringraziamenti più belli, nel 1979 ricevette il Premio Nobel per la pace. Invece negli anni ottanta nacque l’amicizia con Papa Giovanni Paolo II, con il quale Madre Teresa riuscì ad aprire a Roma la famosa mensa a Città del Vaticano, dedicata alla santa dell’ospitalità, Santa Marta. Intanto le sue condizioni si aggravavano con il passare degli anni, fino a quando nel settembre del 1997 morì a Calcutta all’età di 87 anni. Ricordo ancora che solo dopo due anni dalla morte Papa Wojtyla iniziò il processo di beatificazione. Devo dire che ancora oggi dopo undici anni dalla Sua morte il mondo ha un ricordo davvero bello e importante di questa persona, una persona a dir poco splendida nei fatti e nelle parole e proprio su questo che ha colpito anche me, nelle parole. Di seguito infatti vorrei proporre a tutti le splendide o a dir poco splendide parole di Madre Teresa sul bene, sui nostri obiettivi, sulla nostra onestà e sincerità, insomma in unica parola: sulla vita.




Se fai il bene ti attribuiranno secondi fini egoistici
NON IMPORTA, FAI IL BENE

Se realizzi i tuoi obbiettivi troverai falsi amici e veri nemici
NON IMPORTA REALIZZALI

Il bene che fai verrà domani dimenticato,
NON IMPORTA FAI IL BENE

L’onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile,
NON IMPORTA, SII FRANCO ED ONESTO


Dà al mondo il meglio di te e ti prenderanno a calci,
NON IMPORTA, DAI IL MEGLIO DI TE
Madre Teresa



Eugenio Diano

30 novembre 2008

Sant'Andrea Apostolo



Oggi è la solennità di Sant'Andrea, apostolo di Gesù. Egli fu il primo tra gli apostoli ad essere chiamato, lo stesso apostolo essendo già un seguace di San Giovanni Battista assistette al battesimo di Gesù nel Giordano. Successivamente venne invitato da Gesù insieme al fratello Simone (San Pietro) a divenire "pescatori di uomini". Dopo la resurrezione Sant'Andrea portò la parola di Gesù in tutta l'Asia Minore ed in Grecia dove il 30 novembre del 60 d.C. a Patrasso venne Crocifisso in una Croce a forma di X che da allora venne chiamata croce di Sant'Andrea. L'Apostolo Andrea è Patrono di tutte le chiese ortodosse ed in particolare del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli.
S. Andrea è patrono anche dei pescatori, di conseguenza Scilla ed in particolare i pescatori, nella chiesa di Porto Salvo elevarono un altare in suo onore, di cui oggi rimangono parte dei marmi e la pala d'altare.
Ogni anno ricordano i pescatori veniva celebrata la solennità dell'Apostolo con un Santa Messa alla quale prendevano parte tutti i pescatori e i devoti.
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Costantino Alfonzetti




29 novembre 2008

Inizia la Novena alla B.V. Immacolata


Domattina inizia la novena alla Beata Vergine Maria, venerata nella sua Immacolata Concezione.
Inutile dire che questo è un momento importante della vita Cristiana della nostra comunità. Come ogni anno affolleremo la chiesa matrice iniziando la giornata alle cinque del mattino con il Santo Rosario in parte cantato, subito dopo si intonano gli antichi canti devozionali alla Beata Vergine seguite dalla Santa Messa. Buon inizio novena a tutti.

Riportiamo le parole d'augurio che il nostro Arciprete ci ha rivolto.


La Bellezza di Maria Immacolata si offre anche quest'anno alla fede e alla pietà della nostra brava gente. Come parroco sento insieme la trepidazione e il profumo della "Primavera" durante i miei primi passi, in questa splendida terra di Scilla e con viva gratitudine al Signore vi invito numerosi. Sono certo che guardando a Lei, la Madre di Tenerezza, in questo particolare Anno Paolino, sappiamo anche noi essere annunciatori del Vangelo con il cuore rinnovato dal candore
della sua dedizione sponsale.

24 novembre 2008

"QUESTA NOTTE SARA' NATALE"

Iniziativa in memoria della piccola Natalia Scarfone

Antonio Pirrotta ci scrive:


Giorno 30 novembre alle ore 18,00 presso il salone parrocchiale di Scilla, vi sarà la presentazione del libro in memoria di Natalia Scarfone.
"QUESTA NOTTE SARA' NATALE"
Certi della vostra partecipazione,
vi aspettiamo.

Antonio Pirrotta
info@scillaweb.com

20 novembre 2008

Cenni storici sulla chiesa Madre di Scilla


Sono incominciati i lavori di rifacimento e abbellimento della chiesa di Maria SS. Immacolata la “Matrice”.
I lavori di cui si sta occupando la ditta Edil Art del Geom. Martello Giuseppe, consistono nel rifacimento ed abbellimento delle colonne interne come pure l’abbassamento dell’altare maggiore in quanto con la sua altezza impedisce la visione di parte del meraviglioso mosaico. I lavori più importanti però sono la chiusura ad arcate e la costruzione di un soppalco dei locali alti detti matronei, che in seguito saranno sede di un museo parrocchiale il quale dovrebbe ospitare una pinacoteca dei molti arredi e statue sacre. La Matrice e una delle più vecchie chiese di Scilla ed ha sempre occupato lo stesso sito ( una volta chiamata piazza Santa Croce ) Nel Tempo fù distrutta dai vari terremoti e rifatta, grazie all’operosità degli scillesi, sempre più bella. In età Bizantina era intitolata alla madonna D’Itria, mentre all’epoca Normanna aveva il titolo di Santa Maria della Cattolica. Scilla nel sedicesimo secolo, aveva sostituito la vecchia chiesa di san Pancrazio, come centro di culto, una chiesa molto più grande che misurava palmi 114 per 43. Essa fu rovinata dal terremoto del 1599 ed in seguito ricostruita più grande ancora palmi 240 per 85 . La sua forma era a croce latina sormontata da cupola , a tre navate con archi poggiati su sedici colonne, di marmo di Carrara, sormontata da capitelli corinzi e fù dedicata a S. Maria Immacolata . Aveva molti altari, di marmo e su quello principale troneggiava, una statua dell’Immacolata . con Angeli, scolpita in marmo la stessa che si trova tuttora nella facciata. Il Minasi a questo proposito, afferma che “nel tutto, questo tempio era uno dei più ricchi che in quel secolo si ammiravano in Calabria”.
La bellissima chiesa fu danneggiata dal terremoto 1783 fu riedificata nel 1822, con le offerte dei fedeli, e inaugurata nel 1825. In seguito a nuovi danni, fu riedificata ex novo in stile neoclassico nel 1837 e splendidamente decorata nel 1854 mentre opere di abbellimento furono eseguite 1878. Ancora un cataclisma la distrusse quasi completamente, il terribile terremoto del 1908. Nel 1908 fu riparata in muratura e ricoperta e ricoperta con deturpanti lamiere della bella chiesa non restava altro che le muratura laterali e la facciata, peraltro quasi priva dei due stupendi campanili laterali. Il 14 giugno 1958, grazie all’impegno profuso da Mons. Santo Bergamo, Architettata dall’ing. Leoni, venne posta la prima pietra. Viene consacrata con grande tripudio e fervore di popolo scillese, da Mons. Ferro Arcivescovo Metropolita di Reggio Calabria, l’11 febbraio 1970. In Questo ultimo decennio, molto si è fatto per le nostre chiese grazie all’impegno del nostro caro Arciprete Don Mimmo Marturano, abbiamo visto la chiesa di San Rocco, il grandioso mosaico nella chiesa –madre , le restaurazione delle chiese di Porto Salvo e San Giuseppe di cui continuano i lavori e gli ultimi interventi nella chiesa Matrice. Rimane ancora molto da fare , dalla facciata della chiesa Madre, ai numerosi interventi di restauro, perciò, sperando nella divina provvidenza e nel popolo di Scilla, che ha sempre contribuito tanto generosamente al decoro ed allo splendore delle sue chiese, ci auguriamo di vedere presto anche la chiesa dell’Immacolata ritornare all’antica bellezza.
di Placido Cardona
(Articolo tratto dal periodico per Scilla "SKILLEA OGGI", supplementoalla rivista Scilla – N°3, marzo 1997, Arbitrio Editori)

14 novembre 2008

Un giorno di preghiera a Roma con San Rocco

Il gruppo di Scilla "Amici di San Rocco" anche nel periodo estivo, nel corso dei festeggiamenti in onore del Santo Patrono, ha continuato nel proprio impegno mediante la preparazione e l'espletamento di attività ludiche (tiro alla quartara, corsa con i sacchi, tiro alla fune), la realizzazione di un video cd riguardante la vita e il culto di San Rocco a Scilla e l'invio di euro 150.00 per la costruzione di un pozzo in Burkina-Faso Africa. Queste attività hanno trovato favorevole consenso nei cittadini tutti. Finita la pausa estiva, il gruppo, il 23 ottobre 2008, ha riprerso il proprio cammino spirituale con il pellegrinaggio di fede verso il Santo recandosi, in gran numero e anche con la presenza del sindaco della città alla Chiesa Arciconfraternita San Rocco a Roma per vivere insieme a tanti altri pellegrini, giunti da ogni parte d'Italia, e anche dalla Spagna, momenti di preghiera, e di gioiosa compagnia uniti dal culto verso San Rocco. Prima tappa del viaggio è stata la città di Assisi con l'ascolta della Santa Messa alla Basilica di San Francesco, da notare che San Rocco, come San Francesco, ha improntato la propria vita tutta all'ideale della povertà evangelica e che, infatti è ricordato anche come terziario francescano. Seconda tappa giorno 25 ottobre 2008 è stata la visita a Roma alla chiesa di San Rocco, meta principale del pellegrinaggio e sede del raduno. Durante la Santa Messa, il Procuratore di San Rocco, Costantino de Bellis, ha pronunciato i voti del "pellegrino di San Rocco", i voti di carità, castità e povertà, sull'esempio di vita del Santo, virtù perfettamente conforme, all'indole e allo stile di vita del Procuratore de Bellis, cui il gruppo "amici di San Rocco"di Scilla, rinnova i più cari auguri per un lungo cammino, di fede e di carità, ricco di benevola operosità,nei confronti dei bisognosi ,è stata una cerimonia semplice ma significativa e commuovente. Da evidenziare l'impegno profusa a Roma dall'associazione verso i poveri e i bisognosi, mediante l'istituzione di mense, distribuzione di medicinali e vesti e di tutto quanto può alleviare sofferenze fisiche e privazioni di ogni genere. Per sostenere tali opere anche il gruppo di Scilla ha donata parte del ricavato del tesseramento. Il pellegrinaggio si è concluso il 26 ottobre 2008 con l'arrivo a Castel Gandolfo e con l'ascolto della Santa Messa. Ritornando a casa ogni pellegrino ha portato la consapevolezza dentro di sè di avere arricchito il proprio patrimonio di fede e di partecipazione, nella pratica dell'Amore di Dio verso il prossimo sicuro di poter proseguire il cammino intrapreso sotto la valida guida spirituale dell'Arciprete Don Francesco Cuzzocrea cui tutti i componenti del gruppo "Amici di San Rocco"porgono un affettuoso e caloroso Benvenuto nella comunità.


IL GRUPPO "AMICI DI SAN ROCCO" SCILLA

10 novembre 2008

LA CONFRATERNITA DI SANTA MARIA DI PORTOSALVO


La Confraternita di Santa Maria di Portosalvo fu fondata nel secolo XVII° e civilmente riconosciuta con Reale Assenso di Ferdinando IV° re di Napoli il I° dicembre 1778. Essa fu istituita fra le persone del ceto dei pescatori, marinai e patroni di barche e feluche della città di Scilla nella chiesa omonima. La chiesa di Santa Maria di Portosalvo era posta al centro del quartiere di Chianalea e si ergeva bella e maestosa. Ricca di dipinti e di arredi sacri aveva ben cinque altari dedicati rispettivamente alla Madonna di Portosalvo, Santissimo Crocifisso, Sant’Andrea, Santa Lucia e San Camillo (1). Il fine primario della Confraternita era la maggior gloria di Dio e l’onore e la devozione verso la Vergine Ss. di Portosalvo e, come fine secondario, il bene spirituale e materiale dei propri confratelli e, nella misura dei fondi disponibili, anche quello materiale ed economico. Ecco elencate le varie funzioni, obblighi e vantaggi degli appartenenti alla Confraternita:
FUNZIONI SACRE - Ogni anno la Confraternita doveva far celebrare le quarantore del Ss. Sacramento, i venerdì di marzo la Messa ed esposizione nell’altare del Crocifisso; nell’ultima domenica di agosto, preceduta dalla novena, la solennità della Vergine Ss. di Portosalvo con vespro, messa cantata e processione; ogni anno l’impegno di far tenere un corso di esercizi spirituali per tutti i confratelli; tutte le domeniche la recita dell’ufficio della Vergine Ss. ed una volta al mese quello dei morti.
VANTAGGI – Tutte le domeniche e feste i confratelli avevano diritto alla predicazione e istruzione catechistica e messa quattro volte la settimana; in caso di morte di un confratello esequie con l’associazione deli confratelli vestiti di cappa e l’obbligo a ciascun confratello della terza parte del rosario, n°20 messe, un rotolo di cera e l’incenso. Se poi la morte del confratello avveniva fuori parrocchia o la famiglia voleva fare essa le esequie, la Confraternita era tenuta a corrispondere alla famiglia una somma di 30 carlini (2). I confratelli poveri avevano diritto ad avere gratuitamente le medicine fino all’importo di 10 carlini. Il supero delle rendite annuali veniva investito in maritaggi di 25 ducati (2) ciascuno. Detti maritaggi venivano estratti a sorte nel giorno della festa di Portosalvo tra 10 figlie di confratelli e consorelle bisognose scelte dal Priore con l’aiuto degli Assistenti e dei Fiscali con la consegna dell’importo il giorno del loro matrimonio.
CONTRIBUTI – Ogni confratello doveva versare per il mantenimento della Confraternita metà “parte”(3) del proprio guadagno. Tutti gli altri che non lavoravano con barche e feluche, 5 carlini ogni anno, le consorelle 3 carlini. Erano esonerati da tale contributo gli inabili al lavoro che avevano corrisposto le annualità per almeno 20 anni.
GOVERNO – Il governo spirituale della Confraternita era presieduto dal Padre Spirituale, scelto dai confratelli a maggioranza fra i sacerdoti confessori. Egli era tenuto a dire messa tutti i giorni festivi e quattro volte la settimana. Il suo appannaggio era di 36 ducati l’anno e la sua carica durava finchè lo riteneva opportuno. Per le cose temporali il governo della Confraternita era presieduto dal Priore e dal I° e II° Assistente, denominati Ufficiali Superiori.
ELEZIONI DEGLI UFFICIALI – La prima domenica di settembre dopo la festa di Portosalvo, tutti i confratelli si riunivano in chiesa. Il Priore e i due Assistenti uscenti sceglievano dodici confratelli fra i più anziani e probi, a cui comunicavano i nomi di coloro che designavano come successori. Se questi non ottenevano l’approvazione della maggioranza dei dodici, ne venivano indicati altri fino ad ottenerne l’approvazione. Un segretario eletto per l’occasione, metteva i loro nomi e cognomi dentro tre vasi. Il Maestro delle cerimonie consegnava a ciascuno dei dodici una fava che veniva posta nel vaso del candidato preferito. Il Priore uscente, dopo la conta, proclamava eletto Priore colui che riceveva più consensi, I° e II° Assistente gli altri in proporzione dei voti. L’elezione veniva sempre preceduta dal canto “Veni Creator Spiritus” , invece per la proclamazione e l’insediamento veniva cantato il “Te Deum”. La domenica successiva, il Priore e gli Assistenti eletti procedevano alla nomina degli ufficiali minori e cioè:
Il Segretario, al quale, spettava l’incarico di tenere l’elenco dei confratelli e delle consorelle, il libro di tutte le deliberazioni ed aveva in consegna tutti gli apparati, i sacri arredi, gli argenti e la biancheria; il Tesoriere, che teneva aggiornato il libro cassa con il divieto assoluto di fare pagamenti senza mandato del Priore e degli Assistenti; il Maestro dei novizi, che era tenuto ad istruire i novizi alle pratiche religiose; il Maestro delle Cerimonie, avevano la mansione di mettere in ordine i confratelli nelle funzioni religiose, nelle congregazioni e nelle processioni; l’Esattore era incaricato della esazione dei tributi, affitti, rendite e “parti” delle barche; il Fiscale doveva vigilare sull’osservanza delle Regole e riferire sugli inconvenienti al Priore; i Razionali o revisori dei conti; gli Infermieri, che avevano l’obbligo di assistere e vegliare i fratelli infermi, visitarli e dare soccorso e far ricevere i sacramenti con devozione e pietà; il Portinaio aveva l’obbligo di assistere alla porta della chiesa affinchè ci fosse l’ordine nell’entrata e nell’uscita e a comunicare al Priore l’assenza dei confratelli alle varie cerimonie religiose; poi due Guide, due Standardieri, due Gonfalonieri e i Portatori del Pallio (4) e della Statua.
AMMISSIONE – Per poter far parte della Confraternita occorreva fare domanda orale al Priore e agli Assistenti, i quali, previe informazioni de “Vita et Moribus” del chiedente, assunte a mezzo del Maestro dei Novizi e di un altro fratello probo, ne proponevano l’ammissione in piena congregazione. Se otteneva la maggioranza dei voti segreti dei confratelli , il chiedente veniva ammesso al noviziato, che durava 4 anni. Trascorso tale periodo il nuovo ammesso veniva vestito da confratello e ai piedi dell’altare della Madonna riceveva la santa comunione. Il Segretario gli leggeva lo statuto e scriveva il nome nell’albo della confraternita.
DISPOSIZIONI VARIE – I confratelli debitori non potevano ricoprire cariche della Confraternita e i precedenti e i precedenti amministratori non potevano essere rieletti se la loro gestione non era stata approvata, così come i loro consanguinei e affini fino al terzo grado di parentela. Venivano espulsi dalla Confraternita i morosi per due anni consecutivi, come pure coloro che bestemmiavano o giocavano a carte in pubblici ritrovi, gli scandalosi che, ammoniti per tre volte, non si redimevano. Inoltre, i confratelli, nelle cerimonie religiose e negli accompagnamenti funebri erano tenuti ad indossare il sacco col cappuccio bianco e la mozzetta (5) celeste. Quelli che non intervenivano ai funerali senza un valido motivo venivano multati di 10 “grana” (6). Il Priore era tenuto, per spese superiori a 10 ducati, ad avere l’approvazione dei due assistenti. La scelta dei negozi da trattare avveniva esclusivamente per maggioranza dell’intera confraternita.
Con l’avvento della motorizzazione delle barche da pesca, avvenuto negli anni sessanta, incominciò il declino della Confraternita poiché le maggiori spese di pesca impedirono il versamento della “parte” alla congrega. La stessa Confraternita non ebbe più ragione di esistere, anche perché nell’ultimo periodo, abbastanza lungo si persero tutti quegli usi che l’avevano fino ad allora accompagnata e caratterizzata.
Note:
(1) Distrutta dal terremoto del 28 dicembre del 1908, fu riedificata a spese della Confraternita con la somma di lire 70.000.
(2) Moneta d’uso corrente.
(3) Giornalmente il pescato veniva diviso in “parti”, per esempio sulla pesca del pescespada andava da 14 e 1/4 a 15 e 1/4 “parti” e di questi 1/2 “parte” era destinata alla Confraternita.
(4) Baldacchino.
(5) Mantellina di raso e seta.


Placido Cardona

(Articolo tratto dal periodico per Scilla “SKILLEA OGGI”, supplemento alla rivista Scilla – N°2, febbraio 1997, Arbitrio Editori)


05 novembre 2008

“ OPERE IN MARMO, EMBLEMA DI RICCHEZZA E PRESTIGIO ”

In passato, il benessere ed il prestigio di un popolo si vedevano anche dal fasto con il quale le Chiese erano ornate. Elemento fondamentale, in questo senso, era l’utilizzo del marmo come materiale di abbellimento. L’importanza del marmo come elemento di prestigio si nota ammirando tutte le chiese che hanno gli altari in gesso dipinti come se fossero composti da pannelli marmorei per ostentare la bellezza di questo pregiato minerale attraverso tecniche pittoriche. Le chiese di Scilla hanno quasi tutte altari in marmo di diversi stili artistici. La chiesa di Porto Salvo e quella di San Giuseppe posseggono l’Altare maggiore in marmo bianco. Dalle linee architettoniche settecentesche, quindi lineari, questi altari posseggono però elementi decorativi in bassorilievo molto interessanti. Nella Chiesa Matrice, con i lavori di abbellimento artistico, è stato ricomposto un altare nella cappella del Santissimo. Quest’ultimo, che è formato interamente da marmi antichi restaurati, colpisce per la bellezza del tabernacolo. In esso, infatti, è scolpita una testa di cherubino che sovrasta un baldacchino sormontato da una corona. La chiesa di San Rocco possiede un altare di stile neoclassico figlio dell’epoca di realizzazione (1872) che colpisce per la varietà di marmi e per il tabernacolo composto da un timpano con cornice in marmo bianco sorretto da quattro colonnette con capitello corinzio. Infine l’altare della chiesa dello Spirito Santo è un gioiello dell’arte barocca che fa da cornice alla bellissima tela raffigurante la discesa dello Spirito Santo sulla Vergine e gli Apostoli (F. Celebrano, 1799). La cosa che colpisce di più, però, è la grande varietà di marmi utilizzati. Basti pensare che solo per realizzare l’altare della chiesa dello Spirito Santo ne sono state utilizzate oltre dieci varietà differenti! Il marmo immancabile per ogni nostra chiesa è però il bianco di Carrara. L’utilizzo di questi marmi pregiati è dovuto al commercio sul quale si fondava l’economia scillese. Il Canonico Giovanni Minasi scrive ad esempio che le imbarcazioni tornavano a Scilla dai viaggi commerciali piene di marmi preziosi e di dipinti di valore. Altro elemento di prestigio per le chiese era la presenza di sculture marmoree. Noi ne possediamo sia intere che frammenti. Quelle intere sono:

1) la statua della Vergine Immacolata; 2) l’angelo che è posto a fianco della stessa; 3) il busto raffigurante San Pietro Apostolo; 4) la statua raffigurante San Rocco; 5) un busto di piccole dimensioni raffigurante Sant’Antonio da Padova; 6) una Vergine con Bambino seduta, di dimensioni ridotte. L’elenco di opere marmoree (altari e statue) sarebbe potuto essere molto più lungo se non ci fossero stati i terremoti e – soprattutto - se non si fosse distrutta la Chiesa Matrice per ricostruirla ex novo. Con Don Mimmo si era iniziato un lavoro di recupero. E’ stato lui infatti a voler restaurare la statua dell’Immacolata collocandola all’interno della chiesa salvandola così da “morte” sicura. E’ necessario però riprendere al più presto questo andazzo, per evitare di commettere nuovamente errori gravissimi come quello di averci impedito per sempre di poter ammirare la Chiesa Matrice così com’era quando venne considerata la più bella dell’intera Arcidiocesi compresa la stessa Cattedrale!


Rocco Panuccio